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Sara Matteucci Fanciulla

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Urbino, 6 maggio 1978 - 27 gennaio 1986

«Io non posso perdere neppure per un giorno il “panino” di Gesù». Così si esprimeva Sara Matteucci che aveva compreso il significato dell’Eucarestia a soli 7 anni.
Sara nasce a Urbino il 6 maggio 1978, «nel periodo più bello – dice – perché è il mese della Madonnina». Vive a Padiglione di Tavullia vicino a Pesaro. A soli 5 anni si ammala per un tumore di Wilms. I medici sono ottimisti ma Sara inizia subito a parlare del Paradiso «perché - dice – in Cielo vorrei andare ora che sono bella». Un giorno si rivolge alla mamma: «Sai che ti voglio bene ma se ti dico che ne voglio un po’ di più alla Madonnina ti offendi?». Dopo vari interventi chirurgici inizia la scuola ma pensa solo a quando potrà ricevere l’Eucarestia. Non vuole la “festa” ma «solo il vestitino bianco e andare nella casina della Madonnina a Loreto». Invece la Prima Comunione sarà in ospedale con la benedizione di Donato Bianchi, arcivescovo di Urbino. Da allora riceverà l’Eucaristia tutti i giorni. Ormai le cicatrici sulla sua pancia sono così tante da assumere la forma di una croce. Una sera sta malissimo e chiede se è ora che arrivi il “Panino di Gesù”, è preoccupata e piangendo dice: «Mamma ti prego dammi una pasticca cattiva così mi fa vomitare prima che ho preso Gesù». Prima di morire consola i familiari dicendo «sto bene», parole che ha sempre ripetuto a tutti nei suoi tre anni di calvario. Il 27 gennaio 1986 sale al Cielo col vestitino da sposa della Prima Comunione. Negli anni Sara diventa un punto di riferimento per tante persone. Nel 2004 la suora clarissa cappuccina Myriam Albertini riferisce la guarigione del padre di una consorella, in gravissime condizioni di salute, per intercessione di Sara. In suo ricordo nasce un villaggio per i bambini poveri nella missione orionina di Barranqueras in Argentina. La testimonianza di Sara per molti presenta analogie con quella di Nennolina, la piccola Venerabile Antonietta Meo.



In Paradiso ora che sono bella
Sara Matteucci nasce a Urbino il 6 maggio 1978, da Anìce e Angelo, in un famiglia profondamente cristiana. La sua data di nascita coincide con il 25° compleanno di sua mamma Anìce e per lei è «il periodo più bello perché è il mese della Madonnina». Vive a Padiglione di Tavullia vicino a Pesaro e sin dalla scuola materna si fa voler bene da tutti per il suo carattere dolce ed ubbidiente. Già a tre anni di età recita tutte le sere le sue preghiere e la domenica va a Messa con mamma e papà e se a volte capita di non andare lei poi tutto il pomeriggio si fa sentire: «Adesso provate a chiedere aiuto a Gesù, Gesù non ci aiuterà perche non siamo andati a Messa».
Nel 1981 la famiglia Matteucci è allietata dalla nascita del secondogenito Omar. Nel maggio 1983 improvvisamente Sara si ammala. Le viene diagnosticato un tumore di Wilms. Prima dell’intervento al S. Orsola di Bologna, Anìce e Angelo la affidano alla preghiera della comunità del Don Orione di Villa San Biagio di Fano.
I medici sono ottimisti ma Sara inizia subito a parlare del Paradiso «perché - dice – in Cielo vorrei andare ora che sono bella». Il 7 luglio 1983 si sottopone ad un primo intervento chirurgico, al quale segue un lungo ricovero. Sara accetta con coraggio viaggi, cure, dolore. Scherza sapendo di dover affrontare altri interventi.
Nell’aprile 1984, dopo sei mesi di chemioterapia, i controlli sono negativi e Sara può tornare a casa. Grazie alla comunità di Don Orione, per lei il 10 aprile 1984 c’è l’abbraccio di Giovanni Paolo II a Roma.
Ma nel giugno 1984 Sara è di nuovo in ospedale. Questa volta la chemioterapia durerà un anno. A settembre inizia la scuola e si presenta con un fazzolettino per coprire la nuca priva di capelli. I bambini più grandicelli la deridono ma lei con tanta dolcezza dice: «Mamma non andare a parlare con le loro mamme, tanto vedrai che io farò finta di niente e loro smetteranno».

La sua mamma del Cielo
Il Crocifisso, le medagliette o le immaginette della Madonna anche se sono solo in un giornale, per lei sono sacre e non vanno piegate, perdute o buttate ma gelosamente conservate e se sono da eliminare, un bacino e si bruciano chiedendo scusa, questo tutto di sua spontanea volontà. Sara ha sempre più in mente il suo posto accanto a Maria. Un giorno si rivolge alla mamma: «Sai che ti voglio bene ma se ti dico che ne voglio un po’ di più alla Madonnina ti offendi?». L’ultima sua estate Sara la passa tutta al S. Orsola di Bologna. Nel reparto una delle mamme vorrebbe organizzare un viaggio a Lourdes ma Sara prontissima dice che vorrebbe andare a Medjugorie, «là dove la Madonnina appare ora e non dove è già stata».
Il 26 settembre 1985 Sara parte per Medjugorie con mamma e papà. L’autista del pullman è di Spalato, si tratta di un uomo profondamente ateo e arrabbiato con i veggenti,  accusati a suo dire, di prendere in giro tanta gente. A sorpresa chiede di poter portare in braccio Sara per assistere ad una delle apparizioni. Subito dopo l’autista cambia completamente atteggiamento e chiede a Sara due corone del rosario per le sue figlie e non esita a metterne una allo specchietto del pullman… «non si può immaginare la gioia di Sara», ricorda la mamma di Sara. Per lei il momento più bello è quando a Messa vede i genitori accostarsi all’Eucarestia.

Il “Panino di Gesù” tutti i giorni
Al ritorno dal pellegrinaggio a Medjugorie la situazione precipita e ormai non c’è più speranza di cura. Mamma e papà si confrontano con il parroco don Orlando Bartolucci per il suo grande desiderio: la S. Comunione. Ormai pensa solo al giorno in cui potrà ricevere il “Panino di Gesù”. Sara però non sceglie la “festa” come le propongono i genitori, ma si prepara perché in lei c’è solo la gioia di ricevere Gesù nel cuoricino e dice: «Vorrei il vestitino bianco e poi solo noi con don Orlando e nonna Lucia andiamo nella casina della Madonnina a Loreto». La salute però si aggrava ed è costretta ad un nuovo intervento. Ormai le cicatrici sulla sua pancia sono così tante da assumere la forma di una croce. La Prima Comunione sarà nella stanza della pediatria con il suo nuovo parroco don Roberto Sarti, il cappellano dell’Ospedale don Gianni e la benedizione di Donato Bianchi, arcivescovo di Urbino. Da allora riceverà la Comunione tutti i giorni. Sara è “tartassata” dalle cure per le continue emorragie, infezioni, mancanza di sangue. Ormai il suo fisico non reagisce più a nessuna terapia ma, passato il momento del dolore fortissimo, ritorna serena, sorride, scherza e parla con medici e infermieri che rimangono increduli. Un giorno don Gianni non riesce a portarle la Comunione; è domenica e Sara non parla più fino a lunedì quando arriva papà Angelo: «Papà - gli dice - vai a cercare don Gianni, deve venire subito, perché io ho già perso un giorno». Don Gianni arriva e Sara piega deliziosamente le sue mani, si siede sul letto, riceve la S. Comunione, rimane in meditazione, poi ripete il segno della croce e torna nel letto.

Gli occhi del suo ultimo saluto
Le ultime settimane le trascorre a casa. Quando sta malissimo e le è difficoltoso sedersi o parlare, lei per ricevere la Comunione si vuole comunque alzare. Per una settimana ha un vomito tremendo. Una sera sta malissimo e chiede se è ora che arrivi il “Panino di Gesù”, è preoccupatissima e piangendo dice: «Mamma ti prego dammi una pasticca cattiva così mi fa vomitare prima che ho preso Gesù». Prende la pasticca e riesce a vomitare. Ma quando arriva il parroco ha paura di rigettare nuovamente e così il prete per tranquillizzarla le dice che le darà solo mezza ostia e l’altra metà solo se avesse vomitato ancora. Lei però vuole Gesù tutto intero. Viene accontentata ed è felicissima perché il suo Gesù è tutto dentro di lei e il vomito non la tormenta più.
Gli ultimi giorni di vita sono strazianti ma lei non si lamenta mai e consola tutti dicendo che sta bene. Un giorno che il male è insopportabile la mamma la trova con le manine piegate e le lacrime per il dolore e lei rivolta al cielo sta parlando con il suo Gesù. Ormai non riesce più a muoversi neppure nel letto. La mattina del 27 gennaio 1986 il suo medico dott. Bovicelli la visita per l’ultima volta. Il dottore le domanda come sta e lei risponde: «Bene!». Quel “Bene” che ha sempre ripetuto a tutti durante i suoi tre anni di calvario sarà il suo ultimo saluto. Alle ore 16.30, dopo aver bagnato le labbra con un sorso di acqua benedetta, con il rosario tra le manine e dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi, Sara sale al suo cercato Cielo, mentre dall’alto cadono grandi fiocchi di neve. Con l’abito da sposa, dono dei nonni Lucia ed Osea, e in testa un berrettino cucito dalla zia Ornella, riceve il saluto degli amici. Per due giorni la casa è un viavai di persone compresi tanti sacerdoti, suore e medici. Alla preghiera la maggior parte della gente è costretta a stare fuori casa al freddo. Al termine del rosario gli occhi di Sara sono completamente riaperti tra lo stupore dei presenti.

I segni di Sara ancora oggi
Nel giorno in cui Sara avrebbe ricevuto la Prima Comunione con la sua classe, nella chiesa di Montecchio di Pesaro si inaugurava un bellissimo bronzo sotto l’altare centrale opera di Luigi Galli. Il parroco don Orlando nella scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha voluto che venisse raffigurata Sara.
Nel corso degli anni Sara diventa un punto di riferimento per molte persone che, pur non avendola conosciuta, si rivolgono a lei per un’intercessione. Nel 2004 la suora clarissa cappuccina Myriam Albertini riferisce la guarigione del padre di una consorella, in gravissime condizioni di salute. Nel frattempo, in ricordo di Sara, nasce nella missione Orionina di Barranqueras in Argentina, un villaggio di ben 19 case per i poveri. Una gara di solidarietà che continua ancora oggi e che coinvolge tantissimi “amici” di Sara. La sua storia è stata raccolta in un piccolo libro, come aveva auspicato nel 1987 don Giuseppe Zambarbieri, terzo successore di Don Orione, donato nel giugno 2015 a Papa Francesco e tradotto in spagnolo dalle suore orionine.


Autore:
Roberto Mazzoli

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Aggiunto/modificato il 2015-11-18

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