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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Isaia Columbro da Foglianise Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Isaia Columbro da Foglianise Sacerdote francescano

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Foglianise, Benevento, 11 febbraio 1908 - Vitulano, Benevento, 13 luglio 2004


Nasce in Foglianise (Bn) l’11 febbraio 1908 da Cosimo Columbro e M. Antonia Tedesco. Inizia il suo cammino vocazionale appena undicenne nel collegio serafico della contrada Arco di Vitulano ed appartiene al primo gruppo di fratini, future speranze della nuova Provincia francescana del Sannio e dell’Irpinia eretta nel 1911. Poi si trasferisce a Paduli per gli studi ginnasiali. Novizio nel 1924, chierico studente di filosofia prima a Montecalvo Irpino e poi a Fiesole in Toscana, studente di Teologia in Benevento dove nel 1929 professa solennemente. Seguace del Poverello d’Assisi ne imita le virtù della umiltà e della semplicità, novello sacerdote entusiasta promette di essere tutto di Dio e di voler portare tutti gli uomini a Dio offrendo ad essi la letizia francescana. Il 25 luglio 1931 nella Basilica della Madonna delle Grazie in Benevento viene ordinato sacerdote dalle mani di S. Ecc. il cardinale Adeodato Piazza, arcivescovo di Benevento.
Nell’Ordine dei Frati Minori ricopre più volte l’ufficio di guardiano, di maestro dei novizi, dei chierici e di parroco. Risiede nei conventi della Madonna delle Grazie di Benevento e in quello della Valle Vitulanese. Ma il suo apostolato supera i confini di questi comuni. In breve diventa punto di riferimento spirituale per i fedeli provenienti da diversi luoghi della Campania. Conosce S. Pio da Pietrelcina e ne segue gli esempi ed i consigli. S. Pio lo avvia all’accoglienza verso tutti.
È difficile sintetizzare in poche righe la vita sacerdotale e religiosa e l’intenso apostolato di P. Isaia anche perché lo vive nel nascondimento del chiostro, in umiltà e semplicità, senza slanci altisonanti o spettacolari. Tuttavia fino alla fine non cessa di lavorare per il bene delle anime. P. Isaia è sempre disponibile e pronto a donarsi a tutti con una preghiera ed una benedizione. Si è portato nella tomba il segreto della sua carità senza limiti. Aveva le mani bucate. Quando riceveva dalla Provvidenza subito distribuiva con gioia senza nulla conservare per se o per la fraternità. Non raramente di fronte alle povertà più estreme nascostamente prendeva dalla dispensa della fraternità e donava, come lui la chiamava, “la grazia di Dio”.
Alla porta del convento era un continuo andirivieni. I fedeli giungevano, facendo la fila per ore per avvicinare questo Padre, che lo stesso Beato Pio da Pietrelcina indicava alla gente del Sannio, quando non potevano portarsi da lui in S. Giovanni Rotondo, come una guida sicura.
P. Isaia era ricercato ed amato per le sue benedizioni, per le sue preghiere ed a volta per i suoi esorcismi, era stimato però soprattutto per l’esercizio del sacramento della penitenza, e per la devozione verso la Madonna che inculcava a tutti.
P. Isaia era sempre in unione con Dio: la sua preghiera era costante. Negli ultimi tempi, sentendo poco a causa dell’età, lo si udiva ripetere in continuazione le giaculatorie “Madonna mia bella”, “Mamma mia bella” ed altre ancora, quasi in un soffio o con sospiri.
Aveva una speciale devozione per il SS. Sacramento dell’altare e per la celebrazione della messa attenta e composta mai lunga. Nelle omelie la sua parola era semplice e salutare. Si avvertiva il calore, quasi lo sdegno, quando sottolineava un vizio o un peccato o quando metteva in guardia i fedeli contro i pericoli del tempo presente. Le sue conclusioni erano sempre un appello accorato alla mediazione della Madre di Dio. Il suo amore al precetto domenicale della messa non lo vide indietreggiare nei lunghi anni della guerra, quando mancando le strade ed i messi di trasporto, si portava dal convento della Valle alla contrada S. Stefano, un viaggio di oltre 10 Km passando per la montagna per non far mancare a quella contrada la messa festiva.
P. Isaia si addormenta sereno, mentre prega, nella prima serata del 13 luglio 2004. I suoi funerali sono un’apoteosi. Era un frate semplice vissuto nel nascondimento. Ora che è nella luce di Dio, dall’ascolto delle testimonianze dei fedeli e dalla lettura di quei pochi scritti che ci ha lasciato, la sua figura diventa sempre più grande. E’ un gigante, che ha fatto della sua vita un servizio continuo per i fratelli dispensando la parola di Dio, avviando alla conversione tante persone, donando a tante coscienze la pace, aiutando nelle malattie e nelle avversità e sovvenendo con la carità, ma soprattutto portando tutti a Dio.
Si addormenta nel Signore la sera del 13 luglio 2004 nella sua cella nel convento della SS. Annunziata e di Sant’Antonio, mentre è in preghiera inginocchiato per terra. Tutta la Valle Vitulanese a da tanti altri paesi del Sannio, dell’Irpinia, della Puglia, della Basilicata e dal Lazio, numerosi sacerdoti diocesani e religiosi presenziano ai suoi funerali e lo accompagnato per la sepoltura nel cimitero di Vitulano.
È un continuo pellegrinaggio di fedeli alla sua tomba ed in tanti hanno voluto testimoniare sulla santità della sua vita.


Autore:
Padre Domenico Tirone ofm


Fonte:
www.padreisaia.it

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Aggiunto/modificato il 2016-08-31

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