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Beato Andrea Zadeja Sacerdote e martire

25 marzo

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Scutari, Albania, 3 novembre 1891 25 marzo 1945

Don Ndre Zadeja, sacerdote della diocesi di Scutari, esercitò il ministero in vari paesini albanesi, ma fu più noto come poeta e autore di drammi storici. Arrestato il 3 febbraio 1945 per aver impartito l’ultima assoluzione a un condannato a morte, venne imprigionato e, il 25 marzo seguente, fucilato con altri tredici detenuti. Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.



Vocazione e formazione
Ndre (albanese per Andrea) Zadeja nacque a Scutari in Albania il 3 novembre 1891. Il padre, Gjon, era un artigiano; la madre, Lukja, casalinga. Frequentò la scuola primaria e nel 1903, influenzato da un cugino, don Mati Fishta, entrò al Collegio Saveriano dei padri Gesuiti, diplomandosi nel 1912.
Il 30 settembre 1913 partì per Innsbruck, dove studiò filosofia e teologia fino al 16 marzo 1916. Una volta completati gli studi, tornò a casa: celebrò la Prima Messa il 26 aprile 1916 nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio, alle pendici del Castello di Rozafa, a Scutari.

Parroco e “poeta della tenerezza”
Poco dopo fu nominato da monsignor Jak Serreqi, arcivescovo di Scutari, suo segretario personale. Terminato l’incarico, fece il parroco a Mal të Jushit, Bogë, Shkrel e Sheldî. Lo stretto rapporto con il popolo gli permise di studiare con attenzione il suo stile di vita, la sua mentalità e anche la lingua.
Per la delicatezza delle sue poesie religiose, molte delle quali dedicate alla Madonna, che apparivano come un vero e proprio catechismo in versi, gli venne attribuito il soprannome di “poeta della tenerezza”. Seguendo le orme di padre Gjergj Fishta, sacerdote e poeta, compose inoltre poesie e drammi storici.

Un incidente diplomatico
Tuttavia, la prima del dramma «L’ora albanese» provocò un caso diplomatico nel 1919, quando l’Italia occupava il porto di Vlora. Durante la rappresentazione, infatti, i presenti in sala si alzarono in piedi e gridarono: «Viva Vlora albanese!».
Il Capitano di corvetta Ugo Perricone, reggente il Consolato italiano a Scutari, e il generale Francavia erano sul punto di lasciare l’incarico, quando il Console di Francia, il barone di Geraud, fece loro notare: «Non è avvenuta la stessa cosa alla Scala di Milano, quando gli spettatori italiani si levarono in piedi dinanzi agli austriaci per acclamare Verdi [che i patrioti italiani interpretavano come sigla per Vittorio Emanuele Re d’Italia]? Gli stessi austriaci applaudivano!».

La minaccia comunista incombe
Durante gli anni dell’occupazione italiana fascista prima e di quella nazista poi, era parroco a Sheldija, un paese di montagna a est di Scutari: per aver dato accoglienza agli oppositori di entrambi i regimi, rischiò più volte la vita.
Ma un’altra minaccia incombeva sull’Albania, incarnata nei partigiani comunisti che avevano preso il potere. Don Ndre ne era consapevole, tanto da dichiarare, il 16 agosto 1944, durante la Messa per la festa di san Rocco nella chiesa a lui dedicata a Sheldija: «Due parole devo dire oggi a voi, specialmente a voi giovani; una nuvola nera, portatrice di un’ideologia rossa, sta per piombare sulle vostre teste. La sua intenzione è quella di scaricarsi su di voi. Allora non potrete fare niente contro di essa, solo sopportarla con tutti i suoi mali, e tra questi la negazione di Dio».

Arrestato per un’assoluzione
Il 3 febbraio 1945, presso la scuola elementare di Sheldija, venne radunata la gente del villaggio, invitata a consegnare le armi. L’unico a rifiutarsi fu un contadino, Tomë Marku, che venne fucilato senza processo.
Don Ndre, noncurante del rischio, ma pienamente consapevole dei suoi doveri di sacerdote, diede l’ultima assoluzione alla vittima: quel gesto fu considerato atto ostile al regime e gli costò l’arresto.

Il martirio
Rinchiuso nel carcere di Scutari, vi trovò altri esponenti del clero cattolico. I capi d’accusa che gli vennero rivolti furono quello di aver ospitato don Lazër Shantoja, anche lui poeta e patriota, e di essere stato un collaborazionista della Gestapo e dei fascisti, per il motivo accennato sopra.
Infine, il 25 marzo 1945, don Ndre venne tratto fuori di prigione con altri tredici detenuti, per essere condotto alla fucilazione. I sacerdoti incarcerati, che li videro passare da dietro le sbarre, impartirono loro l’ultima benedizione.
Il suo corpo venne prelevato dai seminaristi diocesani, guidati da don Tom Laca, che lo seppellirono nel cimitero di Rrëmaj. Prima di chiudere la bara che era stata preparata in fretta, un seminarista, Mark Çuni, adagiò la bandiera albanese sul suo petto.
Di lì a poco avrebbe subito la sua stessa sorte: subì un processo e venne fucilato perché accusato di essere uno dei fondatori dell’«Unione Albanese», in realtà lo pseudonimo con cui aveva firmato, insieme a un compagno, alcuni volantini di protesta contro le elezioni-farsa del regime.

La beatificazione
Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, don Ndre Zadeja è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016. Dello stesso gruppo fanno parte anche don Lazër Shantoja, il seminarista Mark Çuni e altri diciotto sacerdoti diocesani.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-10-29

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