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Madre Ada Bianchi Fondatrice

Testimoni

Cortenova, Lecco, 10 marzo 1875 Agrate Brianza, Monza e Brianza, 8 marzo 1945

Ada Bianchi nacque a Cortenova, in provincia di Lecco, ma si trasferì presto con la famiglia ad Agrate Brianza, vicino Milano, per motivi di lavoro del padre, medico condotto e chirurgo. Frequentando le superiori dalle Canossiane a Monza, avvertì la vocazione religiosa e missionaria: fu contrastata dal padre, ma entrò come probanda, salvo uscire in seguito. Dopo un periodo di crisi durato svariati anni, Ada ricominciò a pregare e a riaccostarsi ai Sacramenti e s’impegnò attivamente in parrocchia. Mentre si domandava come fare perché lo spirito cristiano venisse formato nelle famiglie e nelle nuove generazioni, radunò attorno a sé un gruppo di compagne, che presero a fare vita comune nella sua casa paterna, poi, dal 27 giugno 1912, in un edificio appositamente costruito. Nacquero quindi le suore Serve di Gesù Cristo, dedite a concretizzare l’amore di Gesù tramite l’apostolato ai fratelli alimentato dall’Eucaristia, per la formazione di autentiche coscienze cristiane. Madre Ada morì ad Agrate Brianza l’8 marzo 1945. I suoi resti mortali riposano dal 1955 nella chiesa Ancilla Domini della Casa madre delle Serve di Gesù Cristo ad Agrate Brianza, in via don Giovanni Minzoni 21.



Famiglia e primi anni
Ada Bianchi nacque a Cortenova in Valsassina (provincia di Lecco), il 10 marzo 1875, secondogenita di Teresa Minoro e Luigi Bianchi, medico chirurgo. Venne subito battezzata in casa dal parroco, mentre le altre cerimonie furono supplite il 24 marzo nella chiesa parrocchiale, poiché il padrino designato non era riuscito ad arrivare a causa di una forte nevicata.
Nel 1880, insieme ai familiari, lasciò Cortenova perché il padre aveva ricevuto una nomina come medico condotto ad Arcore, in provincia e diocesi di Milano. A causa di una serie di circostanze fortuite, però, l’assegnazione fu cambiata: il dottor Bianchi venne destinato ad Agrate Brianza.
Ada maturò un carattere timido e poco socievole. Si affezionò molto alla madre, che plasmò la sua coscienza aprendola alla conoscenza del vero e del bello e all’amore di Dio. Iniziò ad avere una forte attrattiva verso la Chiesa e la religione, ma allo stesso tempo era consapevole dei propri difetti, per i quali provava rimorso.
La preparazione alla Prima Comunione segnò in maniera speciale il suo spirito: comprese che davvero Gesù era presente nell’Ostia consacrata e, quindi, poteva avere con lui una relazione personale di amicizia. Il 5 giugno 1887, il giorno tanto sospirato, pregò ardentemente e sentì con sicurezza di voler bene al Signore. Nel settembre seguente ricevette la Cresima a Cernusco sul Naviglio.

Studi dalle Canossiane e vocazione
A tredici anni, dopo aver frequentato le scuole comunali, Ada fu inviata dai genitori al collegio delle Figlie della Carità Canossiane a Monza. Dopo aver sofferto il distacco dalla madre, si gettò nella vita di studio, preghiera e divertimento, senza trascurare l’ispirazione ricevuta il giorno della Prima Comunione.
Diciassettenne, decise di confrontarsi con il suo confessore e con la direttrice del collegio: aveva capito di doversi consacrare a Dio tra le Canossiane. In particolare, sentiva nascere un grande interesse per le missioni estere. Scrisse quindi una lettera alla famiglia, dato che non era ancora maggiorenne, ma la risposta fu negativa: il padre non acconsentì alla sua richiesta.
Ada, tuttavia, proseguì il suo cammino, entrando in noviziato il 7 settembre 1892. Tuttavia, a causa di alcune sofferenze interiori, decise di lasciare l’Istituto il 17 luglio 1895; rientrò quindi in famiglia.

Un lungo periodo di crisi
Da allora per Ada cominciò una fase di aridità spirituale. Si comunicava molto di rado, trascurava la preghiera e non si faceva guidare da nessuno: secondo le sue stesse parole, contenute nella sua autobiografia, viveva «appena da cristiana».
Inoltre, ricevette numerose proposte di matrimonio, ma non sentiva di poter rispondere a nessuna. Proprio quando stava per concedere la sua mano a un probabile fidanzato, si rese conto che lui la cercava solo per interesse e troncò la relazione.

Salvata dal Rosario e dalla Comunione
In parallelo, si rese conto che lo spirito di vanità e il suo ambiente familiare costituivano degli ostacoli perché riprendesse il suo rapporto con Dio. Ada, quindi, si ricordò che negli anni precedenti aveva praticato la devozione dei Quindici Sabati in onore della Madonna: la riprese e s’impegnò a pregare ogni giorno il Rosario per intero.
Si riaccostò anche alla Comunione: dapprima tutti i sabati, poi quotidianamente. «Il Rosario, la Comunione mi illuminarono, mi convertirono, mi salvarono», scrisse in seguito.

Una nuova vita
Ada tagliò decisamente i ponti col suo passato: annullò visite e relazioni, convinta che fossero delle perdite di tempo. Non più timida come nell’infanzia, si sentiva fiera e disinvolta nel far capire che aveva cambiato vita. La perdita della mamma la spinse a ricorrere ancora di più alla protezione della Madonna.
Nel frattempo, andava meditando sempre di più su quanto poco contassero il mondo e le sue vanità, aiutata anche dalla meditazione della Parola di Dio. Ad Agrate, poi, era arrivato un nuovo parroco: le sue omelie, unite alle ispirazioni interiori ricevute leggendo il Vangelo, contribuirono a far intuire ad Ada il vero disegno di Dio su di lei. In breve, si era formata una coscienza autenticamente cristiana.
Anche la sua giornata-tipo cambiò: al mattino si dedicava ai lavori di casa, mentre il pomeriggio lo trascorreva in chiesa o in visita ai poveri. In parrocchia, poi, aveva assunto numerosi incarichi: teneva conferenze, preparava ai Sacramenti, era impegnata nel coro e nelle visite ai malati.

La sua “conversione”
Dopo aver letto la vita di santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal, fondatrice con san Francesco di Sales dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria, decise di emettere privatamente i voti di povertà, castità e obbedienza, per sei mesi.
Un giorno le toccò in sorte un foglietto dell’Apostolato della Preghiera, che riportava queste parole: «Pene, secreti [segreti], desideri del Cuor di Gesù». Applicandoli a se stessa, li interpretò così: le pene del Cuore di Gesù erano quelle causate dai suoi peccati, quindi s’impegnò a non peccare più volontariamente; i segreti significavano la scelta di vivere in perpetuo i tre voti; i desideri, infine, volevano dire che davvero il Signore voleva questo da lei.
Così, dopo aver ottenuto il permesso dal confessore, li emise, ancora privatamente, nella Comunione di venerdì 17 ottobre 1902: da allora, considerò quella come la data della sua “conversione”.

Le prime compagne
La felicità di Ada era tanto grande che a volte trascorreva quattro o cinque ore di adorazione davanti al Tabernacolo. Intanto, però, si rese conto che lei era riuscita a maturare una coscienza cristiana, ma tante altre persone non avevano la stessa sorte.
Questo era il suo interrogativo: «... chi formerà ed aiuterà a formare e coltivare nelle famiglie, nella generazione nascente lo spirito cristiano, mentre insidie e scandali a danno della religione e dell’innocenza sono ovunque? Chi e come appagare la sete di anime del Cuor di Gesù, come diminuire lo strazio per la perdita di tante, come fare che il suo amore sia conosciuto, compreso, ricambiato?».
Comprendendo di non poterci riuscire da sola, cominciò ad avvicinare alcune ragazze di Agrate, che le sembravano inclini alla consacrazione religiosa. Alcune di loro, vinte le resistenze dei familiari, decisero di lasciare le famiglie per associarsi a lei, senza un abito religioso preciso.
Inizialmente, quindi, Ada e le sue compagne presero a fare vita comune in casa di lei, in attesa che fosse pronto un apposito edificio vicino alla chiesetta di San Pietro, accanto alla quale avevano impiantato un oratorio festivo per le bambine e le ragazze.

Nascita delle Serve di Gesù Cristo
Tuttavia, don Giuseppe Viganò, il parroco di Agrate, acconsentì alla nuova comunità, ma non si rese disponibile a fare da confessore e direttore spirituale. Ada non desistette e, riferendo l’esito del colloquio alle consorelle – tali erano, di fatto – dichiarò di essere disposta a continuare anche da sola, se avessero voluto tornare in famiglia: «Né per il parroco ho cominciato, né per lui tralascio», concluse.
La costruzione dell’edificio vicino alla chiesetta iniziò nel marzo 1912, ma un mese dopo Ada ebbe un’esperienza spirituale molto intensa: «Fu il 13-14 aprile 1912, venerdì santo e sabato, che Gesù mi unì completamente a sé». Il 27 giugno, infine, si trasferì definitivamente nella nuova casa insieme a quattro compagne: il nome che avevano scelto era Serve di Gesù Cristo.

Malintesi e soluzioni
Superati i contrasti col parroco, che indirizzò Ada, ormai madre fondatrice, alla direzione spirituale del barnabita padre Giovanni Mattavelli, ne sorsero altri con le Orsoline secolari, che già lavoravano per i giovani. In più, era necessario ottenere il permesso di avere permanentemente il Santissimo Sacramento nella chiesa di San Pietro.
Per tutte queste ragioni, madre Ada decise di ricorrere all’arcivescovo di Milano, il cardinal Andrea Carlo Ferrari (Beato dal 1987). Mentre si dichiarava disposta a lasciare il campo ad altri, il cardinale l’interruppe: «No, no, cominciate pure voi a fare questo bene per la gioventù e in parrocchia... e fra cinque anni portatemi la Regola».

L’espansione
Mentre si muovevano i primi passi per il riconoscimento canonico della nuova famiglia religiosa, madre Ada si recò a Lourdes nell’agosto 1920, con una consorella ammalata: più che per la sua guarigione, in verità, era decisa di chiedere alla Madonna di salvare la fondazione, se fosse davvero opera di Dio.
Nel febbraio 1921, il parroco della parrocchia di Santa Maria di Lourdes a Milano si presentò ad Agrate per conto di monsignor Emanuele Virgilio, vescovo dell’Ogliastra, che aveva bisogno di un gruppo di suore nella cittadina di Tortolì.
Ottenuto il nullaosta dalla Curia di Milano, ma ancora senza l’approvazione diocesana della congregazione, madre Ada partì per la Sardegna il 6 ottobre 1921 con alcune sorelle. A chi le faceva presente che non erano ancora “niente” a livello canonico, lei rispose: «Ed è sul niente che fabbrica Iddio! La nostra causa è nelle mani della bella Vergine Immacolata!».

L’idea chiave: Eucaristia-Apostolato
A convincere monsignor Virgilio era stato un concetto fondamentale della Regola delle Serve di Gesù Cristo, da lui letta ancora nella copia scritta a mano: il binomio Eucaristia-Apostolato. «Entriamo nell’intimità della prima per poterci dare senza riserve al secondo», scrisse madre Ada.
Dato che l’una non esclude l’altra, ecco come le definì. «Nell’Eucaristia la Serva di Gesù Cristo vive la dedizione a Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento. Dall’Eucaristia attinge la fiducia nell’amore salvifico di Dio, la disponibilità al dono di sé, la capacità di comunione fraterna e la forza del servizio. Gesù Eucaristia è il centro che sostiene tutta la sua vita».
Quanto all’apostolato, lo espresse in questi termini: «La Serva di Gesù Cristo si faccia tutta a tutti, dal bambino all’anziano, dal fanciullo alla sposa e madre nelle parrocchie. Il fine ultimo dell’Apostolato delle Serve di Gesù Cristo è tendere in tutto a formare coscienze cristiane».

Madre Ada e le sue figlie
L’approvazione diocesana delle Serve di Gesù Cristo giunse nel 1926. Il 19 dicembre dello stesso anno, con altre 11 sorelle, madre Ada professò pubblicamente i voti religiosi.
Da allora in poi, seguì con attenzione le sue figlie spirituali, indirizzando loro nelle lettere molte esortazioni, come: «Chi non arde non incendia e il centro dell’amore, il focolare, la fornace infuocata è Gesù Eucarestia; ecco il perché dell’amore e dell’adorazione a Lui».
Oppure, per quanto concerne lo stile dell’apostolato: «Nel trattare col prossimo le sorelle seguano il contegno di Gesù Cristo [...] era sempre pronto a ricevere, istruire e far del bene a coloro che gli si presentavano, pieno di tenerezza e compassione per i poveri, gli afflitti, i bambini [...] Carità universale, ordinata, paziente, imparziale, disinteressata, compassionevole, cordiale, generosa, perseverante».

La morte
Nei suoi ultimi anni, madre Ada ebbe la gioia di veder nascere comunità delle Serve di Gesù Cristo anche nelle Marche e in Basilicata, oltre che in Lombardia. Nel 1940 le fu diagnosticato un carcinoma con ulcera duodenale, a causa del quale, l’anno seguente, subì un’operazione chirurgica.
Quattro anni dopo, nel 1945, il tumore si ripresentò, aggravando le sue condizioni nella prima settimana di marzo. Madre Ada si affidò una volta di più al Signore, in completa adesione alla sua volontà, affidando la Congregazione e benedicendo tutte: «Sapeste, Sorelle, quanto vi voglio bene!».
L’8 marzo 1945, nella casa madre di Agrate, lasciò questo mondo, non prima di aver ripetuto, una volta di più, quello che per tutta la vita era stato il suo motto: «Coraggio, fede, avanti sempre!».
Inizialmente sepolta nel cimitero di Agrate Brianza, dieci anni dopo venne traslata in Casa madre, nella chiesa Ancilla Domini, dove tuttora riposa.

Le Serve di Gesù Cristo oggi
Il 6 novembre 1954 l’Istituto ebbe l’approvazione pontificia. Ad oggi, in Italia, conta presenze in Calabria, Marche, Emilia, Liguria, Lombardia. La casa madre è ad Agrate Brianza, in via don Giovanni Minzoni 21.
Il suo sogno di partire missionaria, mai realizzato in vita ma auspicato per le sue suore, si è realizzato nel 2001, con l’apertura di una casa in Perù. Nel 2012, anno centenario della fondazione, si è inaugurata una comunità intercongregazionale ad Haiti.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-03-30

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