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Serva di Dio Floralba (Rosina) Rondi Suora delle Poverelle

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Pedrengo, Bergamo, 10 dicembre 1924 Mosango, Repubblica Democratica del Congo, 25 aprile 1995

Rosina Rondi, nata a Pedrengo (BG) in una famiglia di umili origini, dovette assumersi la responsabilità di badare alla casa quando, quindicenne, perse la madre. Desiderosa di farsi religiosa e di partire missionaria, iniziò i primi passi verso la consacrazione tra le Suore di Maria Bambina, ma dopo pochi mesi passò tra le Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo, presso le quali si sentiva già orientata, benché non avessero missioni all’estero. Nel 1952 Suor Floralba, come si chiamò dopo la professione religiosa, fu scelta per far parte del gruppo delle prime sorelle missionarie nell’allora Congo Belga. Per quarantatre anni servì come infermiera negli ospedali, spesso privandosi del cibo per sostenere i più poveri, e trascorreva lunghe ore in preghiera, per avere la forza di portare avanti il suo compito. Il 10 aprile 1995, membro dell’équipe operatoria che effettuò l’intervento chirurgico al paziente affetto da malattia grave e sconosciuta, contrasse quella che sembrava una febbre tifoidea, ma che in seguito si rivelò febbre emorragica del virus Ebola. Morì settantunenne, il 25 aprile 1995, nel Centro ospedaliero di Mosango, dove in precedenza aveva servito per dieci anni e dove lei stessa chiese di essere riportata. Altre cinque sue consorelle, in seguito, morirono contagiate dallo stesso virus. Le singole Cause di beatificazione di Suor Floralba e delle altre cinque Suore, per l’accertamento dell’eroicità delle loro virtù cristiane, iniziate nella Diocesi di Kikwit il 28 aprile 2013, seguite dalle rispettive Inchieste rogatoriali aperte nella Diocesi di Bergamo l’8 giugno 2013, sono ora nella fase romana presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Le spoglie di Suor Floralba, con quelle delle cinque Suore, per espressa richiesta del Vescovo di Kikwit Mons. Edouard Mununu, riposano davanti alla Cattedrale di Kikwit.



I primi anni
Rosina Rondi nacque a Pedrengo, in provincia di Bergamo, il 10 dicembre 1924. In quanto primogenita di otto figli, dovette occuparsi dei fratelli quando, quindicenne, perse la madre. Lavorò per un periodo in una filanda, per sostenere ancora meglio la famiglia.
Dentro di sé, però, coltivava un desiderio, che molte volte aveva espresso in questi termini quand’era ancora ragazzina: “Quando mi faccio Suora, attraverso il mare, salvo un’anima e poi muoio”. Intanto continuava la sua vita di sempre, alternando lavoro e faccende domestiche con la preghiera, la partecipazione quotidiana alla Messa e l’attività in Azione Cattolica.
Rosina non se la sentiva di abbandonare la famiglia, così pensò di accantonare la sua aspirazione. Quando suo padre si risposò, lei maturò un forte legame con la madre acquisita e le confidò il suo intento, trovando appoggio.

Vocazione tra le Suore delle Poverelle
Quanto alla scelta della congregazione in cui entrare, Rosina pensava alle Suore delle Poverelle fondate da don Luigi Maria Palazzolo (beatificato nel 1963): le conosceva perché frequentava l’oratorio del suo paese, dove prestavano servizio. Tuttavia, visto che all’epoca non avevano missioni all’estero, optò per le Suore di Maria Bambina, le cui missioni erano invece avviate da tempo.
Nel giro di pochi mesi e senza tornare in famiglia, riconsiderò la sua prima intuizione: le due case religiose erano vicinissime e lei, quando sentiva suonare la campana, si sentiva come chiamare dalle suore del Palazzolo. I suoi superiori compresero: a ventuno anni, quindi, Rosina entrò ufficialmente tra le Suore delle Poverelle, sperando sempre di partire per la missione.

Destinata alla missione in Congo
Quanto alla scelta della Congregazione in cui entrare, Rosina pensava alle Suore delle Poverelle fondate da don Luigi Maria Palazzolo (beatificato nel 1963). Tuttavia, visto che all’epoca non avevano missioni all’estero, optò per le Suore di Maria Bambina, le cui missioni erano invece avviate da tempo.
Nel giro di pochi mesi e senza ritornare in famiglia, tornò alla sua prima intuizione: le due case religiose erano vicinissime e lei, quando sentiva suonare la campana, si sentiva come chiamare dalle Suore del Palazzolo. I suoi Superiori compresero: a ventuno anni, quindi, Rosina entrò ufficialmente tra le Suore delle Poverelle, sperando sempre di partire per la missione.

Tra le prime “Poverelle” missionarie
Nel 1952 Suor Floralba, così si chiamò dopo la professione religiosa, poté realizzare il suo sogno: fu destinata a far parte del gruppo di cinque sorelle che avrebbero iniziato la missione nell’allora Congo Belga, la prima in assoluto per l’Istituto. Dopo la Prima Professione religiosa aveva frequentato la scuola per infermieri professionali, quindi un corso sulle malattie tropicali ad Anversa, in Belgio.
Partì il Mercoledì Santo del 1952 e sbarcò nella sua nuova terra dopo venti giorni di viaggio; fu assegnata all’Ospedale civile di Kikwit. Ben presto si rese conto che, oltre a salvare le anime, doveva curare i corpi segnati dalla denutrizione e dalle malattie. Dopo venticinque anni in quella sede, fu trasferita nella grande missione del povero e popoloso quartiere di Kingasani, alla periferia di Kinshasa, capitale del Congo, dove rimase sei anni. Fu poi inviata e rimase per dieci anni nel Centro ospedaliero di Mosango.

La sua energia veniva dal Tabernacolo
Incapace di restare insensibile di fronte a ogni forma di miseria, spesso nascondeva nelle sue tasche un uovo o un pane, parte del suo pasto, e lo consegnava a qualche ammalato; faceva lo stesso con medicine e altri generi di prima necessità.
Per ottenere giustizia verso i suoi poveri, arrivò perfino a protestare, pur senza alzare la voce, di fronte al generale Mobutu, il capo di Stato. Nelle rare occasioni in cui poteva tornare a casa, in Italia, ospite dei familiari che abbondavano nei suoi confronti fino a offrirle il superfluo, ripeteva spesso: “Ah, se avessi tutto questo per i miei bambini!”.
La fonte di una tale energia, che non venne meno neppure in età avanzata, era senza dubbio nella preghiera, che si prolungava davanti al Tabernacolo anche al termine di ore in sala operatoria o di cammino nel lebbrosario. Quando le consorelle la invitavano a riposarsi, o quantomeno a sedersi visto che pregava inginocchiata a terra, rispondeva invariabilmente: «E dove volete che prenda la forza se non da qui?».

Ritorno a Kikwit
Nel 1994 Suor Floralba fu destinata nuovamente a Kikwit. Rimase molto delusa di come si fossero volte le cose nei sedici anni della sua assenza e lo fece presente alla Madre generale, ma con una certezza: «Sono sicura di essere nella volontà di Dio, e ciò mi dà pace e gioia». E aggiungeva: «Voglio, in questi pochi anni che mi restano, testimoniare la bontà e l’amore misericordioso del Padre. Penso di frequente alla morte e sento il desiderio di essere più buona, di cercare solo il Signore in tutto, in modo che Egli sia sempre al centro della mia vita».
A Suor Annie Mumemba, all’epoca giovane suora in formazione, diede invece un prezioso consiglio: «Nel povero c’è il Cristo che tu servi; che esso sia un ladro, un bandito, un mendicante... se ti chiede qualcosa, daglielo; se ti si avvicina, accoglilo. È la carità quella che tu fai; se quello mente o ti ruba, è lui che compie il peccato, ma tu vivi la carità...»

Colpita dal virus Ebola
Nell’aprile 1995, improvvisamente, iniziò a stare male: i sintomi sembravano quelli di una febbre tifoidea, ma si trattava del virus Ebola, non ancora riconosciuto. Con tutta sicurezza, aveva contratto la malattia il 10 aprile, come membro dell’équipe operatoria per il fatale intervento chirurgico al malato affetto da sconosciuta, grave malattia.
Per suo espresso desiderio, con la speranza di guarire, il 20 aprile fu riportata a Mosango. A letto, nel delirio, continuava a suggerire le cure per gli ammalati, preoccupata più degli altri che di sé.
Verso le 15 del 22 aprile ricevette l’Unzione degli Infermi; morì tre giorni dopo, il 25 aprile 1995, alle 9.45. Aveva settantuno anni, di cui quarantatré trascorsi in missione.
I suoi funerali si svolsero il 27 aprile a Kikwit, di fronte a una folla impressionante di persone, quelle stesse che conoscevano la Suora come “mama mbuta” (ossia “mamma anziana”), nome assai significativo in Congo, segno di grande stima e venerazione. Fu sepolta davanti alla Cattedrale di Kikwit.

La sua causa di beatificazione
L’epidemia di Ebola, non ancora conclamata al momento della morte di Suor Floralba, provocò altre vittime tra le Suore del Beato Palazzolo: Suor Clarangela Ghilardi, Suor Danielangela Sorti, Suor Dinarosa Belleri, Suor Annelvira Ossoli, Suor Vitarosa Zorza. La loro vicenda circolò immediatamente tramite la stampa e la televisione e, col passare del tempo, non fu dimenticata né dentro né fuori dall’Istituto.
Ottenuto nel 2013 il Nulla osta da parte della Santa Sede, la Congregazione delle “Poverelle” dopo ponderata riflessione chiese l’avvio delle singole Cause di beatificazione per l’accertamento delle virtù eroiche di Suor Floralba e delle cinque consorelle. L’apertura delle Inchieste diocesane è avvenuta nella Cattedrale di Kikwit domenica 28 aprile 2013; dall’8 giugno 2013 sono seguite le rispettive Inchieste rogatoriali nella Diocesi di Bergamo, dove le Suore avevano vissuto parte della loro vita.


Autore:
Emilia Flocchini e suor Linadele Canclini, Postulatrice generale delle Suore delle Poverelle

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Aggiunto il 2017-10-05

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