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Nicholas Black Elk Padre di famiglia

Testimoni

Little Powder River, Wyoming (USA), dicembre 1863 - Pine Ridge, South Dakota (USA), 19 agosto 1950

Heȟáka Sápa o Black Elk (in italiano “Alce Nero”, ma più correttamente “Cervo Nero”), nativo americano del popolo Lakota (una delle diramazioni dei Sioux), partecipò alle battaglie tra la sua gente e l’esercito capeggiato dal generale Custer, rendendosi conto in prima persona degli orrori della guerra. Sposò una donna Lakota, Katie War Bonnet, che domandò il Battesimo per sé e per i tre figli nati dalla loro unione. Dopo la sua morte, anche Black Elk si fece battezzare il 6 novembre 1904: ricevette il nome cristiano di Nicholas, in onore di san Nicola di Bari. Cominciò quindi un’intensa collaborazione con i missionari gesuiti, contribuendo all’evangelizzazione del suo popolo. Si risposò con Anna Brings White nel 1905 ed ebbe altri figli da lei. Morì nella riserva di Pine Ridge il 19 agosto 1950. Il 14 novembre 2017 la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d’America ha dato parere favorevole sull’avvio della sua causa di beatificazione.




Tra i nuovi beati, in un futuro prossimo, potrebbe esserci anche un capo Sioux: la Conferenza Episcopale statunitense, il 14 novembre 2017, ha dato parere favorevole sull’avvio del lungo iter che potrebbe portare alla beatificazione del pellerossa più famoso ed influente del Novecento, il leggendario Black Elk, ovverossia Alce Nero.
Vogliamo credere che tutto lo scalpore suscitato attorno a questo “avvenimento”, nonché tutte le imprecisioni dei colleghi (che si sono rivelati giornalisti più tempestivi che bene informati, ad esempio dando per certa la canonizzazione entro la fine del 2018, oppure facendo di Alce Nero addirittura un diacono «che diceva Messa») sia dovuto principalmente alla fama del personaggio e non all’unicità dell’evento, che infatti ha già avuto un precedente illustre con Kateri Tekakwitha, beatificata nel 1980 e canonizzata nel 2012, che indiscutibilmente è la prima, e finora unica, pellerossa elevata all’onore degli altari, molto prima dell’avvento di papa Francesco.
Tornando ad Alce Nero, certo è che non tutti, neanche tra i suoi discendenti, si sono trovati d’accordo sulla proposta di dar inizio al processo di beatificazione, dato che molti ritengono si tratti, più che altro, di una scelta “politica” o perlomeno di una mossa tattica della Chiesa, soprattutto dopo che il Papa, nel 2016 in Chiapas, ha chiesto perdono agli indios. Soltanto una cosa mette tutti d’accordo: il famoso capo Sioux condusse una vita esemplare, sia prima che dopo la conversione e la sua memoria è venerata anche da chi non si riconosce cristiano.
Partiamo allora dai pochi dati certi della sua vita, cioè dalla sua nascita, che avviene ad inizio dicembre, intorno al 1863. Nei giorni in cui è a letto con la febbre, all’età di 9 anni, ha la sua prima esperienza mistica: viene investito da un fascio di luce ed entra in contatto con Entità superiori. Si tratta dell’esperienza che maggiormente influenza e determina il suo futuro: sarà uno sciamano, dalle riconosciute ed acclamate doti guaritrici e terapeutiche, dalla profonda meditazione e dal contatto continuo con il Soprannaturale.
Giovanissimo, a 12 anni partecipa alla Battaglia di Little Bighorn (1876), in cui i Sioux guidati da Toro Seduto, infliggono una memorabile sconfitta a un corpo dell'esercito degli Stati Uniti comandato da George Armstrong Custer.
Nel 1887, a 24 anni, va in Inghilterra al seguito dello spettacolo circense di Buffalo Bill, «Wild West Show». È un’esperienza per lui piuttosto deludente, che gli fa desiderare di terminare in fretta la tournée per tornare negli Stati Uniti.
Nel 1890 combatte a Wounded Knee, restando per sempre segnato dagli orrori di quella che non fu una semplice sconfitta, ma un autentico massacro di indiani, capitanati da suo cugino Cavallo Pazzo. Un paio di anni dopo si sposa con Katie War Bonnet, che si converte al cattolicesimo e chiede il battesimo anche per i tre figli nati dalla loro unione.
Alce Nero no: imperterrito, continua ad essere fedele alle tradizioni di famiglia e ad esercitare un incredibile ascendente sulla sua gente. È forse risalente a questo periodo la leggenda, che si tramanda in famiglia, secondo cui i missionari lo rincorrono per battezzarlo ed egli si nasconde sotto il letto.
Dopo la morte della moglie (avvenuta intorno al 1904), Alce Nero è però pronto per il grande passo e chiede il battesimo. Ed è proprio su questa adesione al cattolicesimo che si dibatte ed a cui, forse, solo l’inchiesta diocesana potrà finalmente dare una risposta: fu vera conversione, la sua, o piuttosto un’adesione formale per compiacere i bianchi e, in particolare, le “vesti nere”, come i Padri gesuiti venivano chiamati dai pellerossa?
Certo è (e qui le testimonianze concordano) che con il battesimo Alce Nero comincia la sua missione di catechista entusiasta, convinto e convincente, accompagnando al battesimo centinaia e centinaia di suoi consanguinei. È un apostolato portato avanti con tanta umiltà, fino alla morte nel 1950, diventando buon collaboratore dei missionari, sempre comunque praticando una sorta di sincretismo religioso, mescolando cioè le tradizioni religiose dei Sioux alle pratiche della nuova religione.
La spiritualità di Alce Nero fu raccontata per la prima volta da John Neihardt con il celebre «Black Elk Speaks», che negli anni Sessanta fu riscoperto da Carl Gustav Jung e tradotto in tedesco, divenendo un bestseller da milioni di copie vendute in tutto il mondo.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2018-04-02

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