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Santa Calepodia Vergine e Martire

24 agosto



Della vita di santa Calepodia, Vergine e Martire non si conosce quasi nulla. 
A quanto risulta, l’unica località a venerare la santa è Canale Monterano, un paese di circa quattromila abitanti situato nella parte settentrionale dell’Area Metropolitana di Roma, che l’ha scelta come compatrona e dove è festeggiata ogni anno assieme al patrono san Bartolomeo Apostolo, il 24 agosto. Il suo culto ha origine ai primi del 1600, quando alla parrocchia fu donata una reliquia della Santa.
I suoi resti mortali si trovano in una piccola teca presso la chiesa di S. Clemente a Centrale, una frazione di Zugliano, in provincia di Vicenza.
La sua agiografia non è giunta fino a noi. Probabilmente non è mai stata scritta ed è rimasta affidata alla sola narrazione orale che purtroppo si è impoverita nel tempo fino a dissolversi nei delicati passaggi da una generazione all’altra.
Recentemente una ricerca, condotta da uno storico locale, Francesco Stefani, con metodi scientifici senza indulgere a sentimentalismi e campanilismi, ne ha ricostruito la figura come riportato di seguito tenendo conto per i passaggi dubbi dell’ipotesi più accreditata, facendo naturalmente salvi futuri auspicabili miglioramenti e integrazioni.
Santa Calepodia era una giovane romana di famiglia aristocratica, colta e di sicuro avvenire. Nonostante i privilegi del suo stato sociale abbracciò molto giovane la dottrina egualitaria del Cristianesimo repressa duramente dall’autorità imperiale.
Illuminata dallo Spirito Santo che la fornì dei doni apostolici della sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio, ella dedicò la sua breve vita a predicare il Vangelo ai fedeli e a diffondere la Buona Novella tra i pagani.
Per questi motivi fu arrestata e condotta davanti ai giudici. Rifiutò di abiurare e sostenne con forza la propria fede di fronte ai carnefici. Fu martoriata e messa a morte.
La sua salma fu posta nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria, una delle più antiche e vaste catacombe della città eterna.
La sua tomba divenne luogo di venerazione al cospetto della quale i fedeli della comunità pregavano e celebravano la liturgia eucaristica.
Tuttavia, a differenza di tanti martiri noti, il culto della santa non superò i ristretti limiti locali in cui si era formato, non raggiunse le altre comunità dell’impero.
Per Calepodia non furono costruiti santuari e neanche annotato l’anniversario nel calendario ufficiale. La sua memoria, al pari di tanti altri martiri oscuri, cadde lentamente nell’oblio in parallelo con l’abbandono delle antiche catacombe.
Il suo sepolcro è stato riscoperto soltanto molti secoli dopo, alla fine del ‘500, quando gli operai pontifici resero nuovamente visitabile l’antica catacomba di Priscilla che era crollata in gran parte.
Sono stati allora ritrovati i resti mortali di santa Calepodia identificati dalla lapide funeraria che conteneva, accanto al nome, i simboli cristiani, gli appellativi di vergine e martire e l’epitaffio che indicava la sua attività missionaria.
Prelevate dagli scavatori, queste sacre spoglie sono state concesse ai frati camaldolesi che le trasferirono nel loro convento di Rua delle Bregonze sulle colline vicentine.
Reliquie minori della santa sono state donate ad altre chiese, compresa la chiesetta del nuovo paese di Canale, a nord di Roma.
I canalesi accolsero con comprensibile soddisfazione il sacro cimelio che gratificava e caratterizzava la loro giovane comunità.
Essi elessero santa Calepodia loro protettrice assieme all’apostolo san Bartolomeo.
Inizialmente, ne fissarono la festa nel giorno di Pentecoste per celebrare la sua coraggiosa attività missionaria e le dedicarono una graziosa statua lignea che rappresenta tuttora la sua unica immagine conosciuta. Successivamente la festa fu unificata con quella di San Bartolomeo.


Autore:
Francesco Stefani

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Aggiunto/modificato il 2018-07-31

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