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Suor Maria Norina Fiori

Testimoni

6 aprile 1901 - 29 settembre 1944

Fiori Maria Norina da Enrico ed Ersilia Fabbri nacque il 6 aprile 1901 a Pian del Voglio (San Benedetto Val di Sambro). Entrata nel 1925 nell’istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata a Bologna, in Via dell’Oro, due anni dopo vestì l’abito religioso a Rimini. Svolse i primi anni di apostolato a Piacenza. Trasferita a Bologna in via Montello nell’agosto 1931, fu insegnante elementare, catechista nella parrocchia di San Paolo di Ravone, animatrice liturgica, organista soprattutto, soccorritrice dei poveri e dei bisognosi. Dopo i gravi bombardamenti del 1944 le suore che risiedono a Bologna cercano rifugio da varie parti: chi parte per altre case dell’istituto, chi va presso i parenti. Suor Maria sale a San Giovanni di Sotto presso la famiglia del fratello Gerardo. Si inserisce molto bene nell’ambiente e si prodiga subito per preparare i bambini alla prima comunione prevista per il 3 settembre. Dopo che Bologna viene proclamata “città aperta” le viene data la possibilità di rientrare a Bologna, ma preferisce rimanere, per completare la sua opera, accanto ai piccoli. Il 29 settembre i tedeschi fanno terra bruciata del piccolo gruppo di case. Gli abitanti vengono ammassati accanto alla concimaia, davanti i bambini e dietro i giovani e i vecchi, poi vengono piazzate le mitragliatici e i soldati cominciano a sparare. Suor Maria viene uccisa con parte della sua famiglia. Quando, anni dopo, vengono riesumate le vittime dalla grande fossa comune, il suo corpo è identificato grazie al crocifisso che porta al collo.



Sr. Maria Norina Fiori, soprannominata suor Ciclamino, nasce il 6 aprile 1901 a Monteacuto Vallese, in comune di San Benedetto Val di Sambro. Nel 1927 entra definitivamente nell’Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata, fondato dalla beata Elisabetta Renzi. Dopo un periodo di circa 4 anni trascorsi a Piacenza torna a Bologna e nella casa di via Montello svolge la sua opera di insegnante elementare. Contemporaneamente si presta come catechista nella parrocchia di S. Paolo di Ravone, anima le celebrazioni liturgiche, suonando l’organo e dirigendo il coro.
Si dedica anche alle opere di carità aiutando i poveri e i deboli di quella parrocchia. Nel 1944, a causa dei terribili bombardamenti su Bologna, con il permesso della superiora, rientra in famiglia a S. Giovanni di Sotto.
Nella parrocchia di San Martino è arrivato il nuovo parroco don Ubaldo Marchioni. Suor Maria si mette subito a disposizione preparando i bambini alla prima Comunione, fissata per il 3 settembre 1944.
Dopo la proclamazione di Bologna “città aperta” ha la possibilità di rientrare all’Istituto, ma preferisce restare in montagna per completare la preparazione catechista dei bambini.
Il 29 settembre i tedeschi giungono a S. Giovanni di Sotto e compiono un efferato massacro e anche Suor Maria, insieme ad altre persone, trova la morte in quella che è passata alla storia come la “strage di Monte Sole” presso Marzabotto (BO). Quel giorno di Settembre una suora dell’ordine delle Maestre Pie, appartenente alla nostra “piccola” storia, è entrata per sempre nella “grande” storia delle stragi italiane della II Guerra Mondiale.
I superstiti raccontano che negli istanti prima dell’arrivo dei nazisti la suora aveva raccolto nel rifugio le persone del posto e insieme avevano recitato il Rosario.

La sua vocazione
Per la giovane Maria Fiori l’occasione rivelatrice, determinante per una svolta di vita, fu l’incontro con le Maestre Pie a Monzuno; queste suore vi tenevano aperti e attivi un asilo infantile e un collegio per ragazze.
“Mia sorella, diceva Mario Fiori, ogni tanto andava dalle suore di Monzuno e vi rimaneva qualche giorno; una volta partì senza più tornare”. Da quel giorno del 1925, in un ambiente ben più favorevole, comincia il suo cammino di totale dedizione al Signore nella vita consacrata”. Negli anni della guerra insegnava alle elementari presso la sede di Bologna.
In quel tempo bellico, Sr. Fiori temeva i bombardamenti e correva subito impaurita nel bunker vicino all’Istituto quando suonava l’allarme; la Madre Generale, Sr. Elisabetta Vanni, aveva dato facoltà alle suore di andare dove si sentissero più sicure e Sr. Maria aveva mandato la sua roba a casa.
Per la paura dei bombardamenti del 16 e 24 Luglio 1943, Sr. Maria sfollò a Montefiore Conca (RN) ma, nell’Ottobre o Novembre del 1943 ebbe notizia della madre morente e si recò a casa dove, a causa delle difficoltà di trasporto, arrivò che la madre era già sepolta; tornata a Bologna, nella speranza di un veloce passaggio del fronte, vi rimase sino alla primavera del 1944 quando, necessitando di vestiti più leggeri, che aveva precedentemente mandato a casa, decise di farvi ritorno il giorno del Lunedì di Pasqua.
Chiese e ottenne di andare ospite dai fratelli, Mario e Gerardo a S. Giovanni di Sotto presso Marzabotto: ogni giorno andava a messa a San Martino dove preparava i bambini alla Prima Comunione.

La strage
Maria Fiori si recò a San Giovanni nella primavera del ‘44 perché aveva paura dei bombardamenti a Bologna, nonostante la situazione a San Giovanni non fosse poi così migliore, data la presenza dei partigiani che andavano a rubare nelle case, e dei tedeschi che irrompevano nelle abitazioni pretendendo vitto e alloggio, come accadde anche a casa di Malvina.
Che la mattina del 29 settembre 1944 Maria Fiori era nel rifugio che era stato scavato da una roccia che dava sulla strada a San Giovanni di Sopra; vi si era recata perchè tutte le case del paese erano in fiamme. Infatti quella mattina due gruppi di tedeschi arrivarono a San Giovanni, i primi entrarono nelle case e compirono atti vandalici, però non fecero male alle persone. Il secondo gruppo invece fu molto più violento.
La mattina del 29 Settembre 1944, poco prima delle 11, colpi di fucile e di mitraglia preannunciarono l’arrivo dei tedeschi. Alcuni fuggirono, altri si nascosero nel rifugio confortati da Sr. Maria, che li esortava a recitare il Rosario: finitolo, irruppero i tedeschi, che li radunarono davanti alla stalla, nel luogo destinato a raccogliere il letame, che era già stato sparso sui campi.
Nel passare dal rifugio al muro della vecchia stalla dove li avevano condotti per l’eccidio, Sr. Maria guidava il gruppo con la recita del rosario”.
Un’anziana signora, fuggita, da lontano sentì colpi di mitraglia e grida di spavento e di dolore. Le testimonianze sulla strage sono solo di chi tornò per cercare i propri cari. Fra questi il fratello di Sr. Maria, Mario Fiori, che trovò la sorella suora con accanto a sé, in atteggiamento di protezione, alcuni nipotini: nella tasca della tonaca nera trovò il libretto di preghiere che ella usava per il catechismo dei bambini di San Martino.
Il fratello Mario ha riconosciuto la sorella dal crocifisso e anche perché in una mano tutta massacrata stringeva la corona del rosario. Era caduta a braccia aperte sopra un suo nipote, che si pensa che volesse salvare, perché desiderava tanto che entrasse in seminario.
Mario, morto nel 1985, ha spesso parlato degli avvenimenti. Nella strage aveva perso la moglie, quattro figli, la sorella, la cognata, cinque nipoti e tanti amici. Tornato col fratello e altri a seppellire le salme, impiegarono un certo tempo per comporre quella di Suor Maria per la ricerca di tre oggetti significativi: il libretto delle preghiere, la croce della sua consacrazione religiosa, la corona del rosario.


Fonte:
Amare fino al martirio

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Aggiunto/modificato il 2018-10-13

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