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Patrizia Revello Laica

Testimoni

Canale, Cuneo, 21 dicembre 1976 - Asti, 30 gennaio 2016

Patrizia Revello, brillante dottoressa in Farmacia, è volata al Cielo all’età di 39 anni, appena compiuti, dopo aver lottato eroicamente per due anni contro una malattia devastante, il cancro al seno “triplo negativo”, sostenuta da una grande fede in Dio e nella Vergine Maria. E’ proprio grazie all’esempio con cui ha affrontato la malattia e la serenità che ha saputo trasmettere a coloro che si stringevano attorno a sé che oggi il suo ricordo rimane vivo. Oggi, grazie all’eredità di quel messaggio di amore professato da Patrizia, fino alla fine dei suoi giorni, a Dio e ai Suoi Santi, numerose persone la ricordano portandone le loro testimonianze. Patrizia riposa nella tomba di famiglia al cimitero di Costigliole d’Asti.



L’infanzia e l’adolescenza
Patrizia Revello nasce prematura, a soli sette mesi, il 21 Dicembre 1976, a Canale, un piccolo centro piemontese in provincia di Cuneo, a seguito di un parto complicato - in cui rischia di perdere la vita anche la madre - tanto da richiedere una lunga degenza presso l’Ospedale pediatrico “Regina Margherita” di Torino, a causa di una grave insufficienza respiratoria. Terzogenita, dopo la perdita, avvenuta poco più di un anno prima - durante il parto - del fratellino, Claudio e di una seconda gravidanza, interrottasi spontaneamente al terzo mese, Patrizia, con la sua nascita coronerà il sogno dei suoi genitori, Giuseppe Revello e Adele Martina Cocito, di avere un figlio. A causa della prematurità, che la espone fortemente al rischio di contrarre infezioni, verrà nuovamente ricoverata per una broncopolmonite.
Patrizia trascorre tutta la sua l’infanzia e l’adolescenza a Costigliole d’Asti, paese sulle colline astigiane, dove cresce in mezzo alla campagna, aiutando  i genitori nelle attività agricole.  Riceve il Battesimo il 19 giugno 1977 nella chiesa di Santa Margherita a Costigliole d’Asti, della quale all’epoca è parroco Don Giovanni Olmi. Fin dalla prima infanzia, già all’età di 3 anni, i genitori raccontano che era solita mettersi in disparte per pregare e recitare il santo rosario. Frequenta l’asilo “Emanuele Cassanello” di Motta, frazione di Costigliole d’Asti, gestito allora dalle suore della congregazione “Salesiane di Don Bosco”, una scuola ad ispirazione cristiana. Riceve la prima comunione nel giugno 1983, a soli sette anni e la cresima il 7 aprile 1987. Terminate le scuole medie, si iscrive al liceo linguistico “Augusto Monti” di Asti, dove consegue il diploma nel 1995. Negli anni dell’adolescenza non manca il suo impegno alle attività parrocchiali, tra le quali la scelta di dedicare il suo tempo libero ai bambini di Motta, che si accingono a ricevere la prima comunione, in qualità di catechista.

Gli anni dell’università
L’8 settembre 1995 si iscrive al corso di laurea in Farmacia presso l’Università degli studi di Torino, dove inizia una brillante carriera accademica, riportando eccellenti risultati. Le mancano soltanto due esami per terminare il percorso di studi, quando decide di interrompere per assistere i suoi genitori, già avanti negli anni e malati e per aiutarli nella gestione dell’azienda di famiglia. Dopo circa 10 anni decide di riprenderli, riuscendo a concluderli brillantemente, ma a causa della sua malattia, non riesce ad essere presente alla seduta di laurea, che si svolge il 27 gennaio 2016, morendo in ospedale, ad Asti solo tre giorni dopo. Patrizia, nonostante la sua assenza, si laurea con 110/110 e lode, con una tesi sulle patologie tumorali, di cui lei stessa era malata. Gli anni universitari vedono una giovane Patrizia, amante della scienza medica, capace di riconoscere lo straordinario disegno di Dio nel progetto della vita. Il suo pensiero era, infatti, che una scienza senza Dio è qualcosa di sterile; era solita asserire: “è importante pregare Dio, affinché guidi saggiamente la mano dei medici”. In tutti questi anni, nonostante il grande impegno profuso nello studio, Patrizia non manca mai di rendersi partecipe nell’aiutare i malati, attraverso numerosi pellegrinaggi a Lourdes, organizzati  dalla Diocesi di Asti.

L’incontro con Diego Barbero
L’incontro con Diego avviene una sera della seconda metà di luglio 2012, in occasione di un’uscita fra amici. Quella sera, Diego e Patrizia sebbene capiscano di avere una visione totalmente differente della fede - Diego, molto distante, mentre Patrizia così devota, da recarsi anche il sabato sera a pregare nella chiesa della cappella dell’ospedale di Asti - iniziano una frequentazione che li porterà verso il fidanzamento. Patrizia che, da sempre aveva mostrato una sana ansia e una santa inquietudine per la salvezza e la conversione delle persone che amava, inizia a seminare in Diego i germi della fede, trasmettendogli la gioia della fede che animava la sua vita, attraverso un cammino di fede, che prende le mosse dal corso  “Le Dieci Parole”, che parte dall’esperienza di don Fabio Rosini a Roma, per poi essere divulgato in tutte le regioni d’Italia, che si tiene a Bra, in provincia di Cuneo ed è organizzato dai frati cappuccini. E’ una presenza fissa al Santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio a Castiglione Tinella (CN), dove incontra don Filippo Torterolo, rettore del Santuario, che diventa la sua guida spirituale. Negli anni 2012 e 2013, Diego e Patrizia iniziano insieme un cammino di fede, fatto di pellegrinaggi, serate di adorazione eucaristica e ritiri spirituali con i frati. Nell’estate 2013 Patrizia decide di partire per il Brasile, per la Giornata Mondiale della Gioventù, con il gruppo della Diocesi di Asti, insieme a Monsignor Francesco Guido Ravinale, Vescovo Emerito di Asti, come già aveva fatto negli anni precedenti, in occasione della G.M.G. di Madrid nel 2011.

La malattia
Dopo una serie di accertamenti medici, nell’aprile 2014 Patrizia scopre di essere malata di carcinoma mammario triplo negativo, una variante molto aggressiva di tumore al seno, in fase già avanzata, per la quale Patrizia sa, per le sue competenze in campo medico e farmacologico, che non esistono cure efficaci. Nonostante la diagnosi infausta, non si lascia sopraffare e non permette alla malattia da far vacillare la sua fede, affermando: “Il Signore non manda la malattie, ma può permettere. Lui ha un progetto più grande per ciascuno di noi!”
Inizia la personale via crucis di Patrizia.
La sua fede è così forte da spingerla, appena qualche giorno prima dell’intervento, nonostante il parere contrario dei medici, a partire per Roma, per poter partecipare alla veglia di preghiera e alla messa di canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Giovanni XXIII.
Il giorno dell’intervento Patrizia, mentre viene portata in sala operatoria, rinnovando la fiducia in Dio, cita le parole di San Paolo, riportate in Romani, 8,31-39: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”
Nessuno, nemmeno la malattia riesce a sopire la luce della fede che alimenta il suo spirito.
Durante la malattia Patrizia chiede al Signore di concederle la forza per portare il peso della croce e di essere un’autentica testimone di Cristo: “Fa’ che nel mio dolore possa essere lucernaio”.
Nel marzo 2015 in una nuova intenzione di preghiera si rivolge così alla Madonna del Buon Consiglio: “Cara Madonnina, Ti affido la mia salute, la mia malattia, i giorni o mesi di vita che avrò ancora davanti, la mia storia con Diego, la mia famiglia, in una parola la mia missione. Intercedi presso Tuo Figlio per capire qual è la Sua volontà su di me e quindi il mio bene e conforta me e tutte le persone che ho in mente, tutte malate di tumore, e donaci la forza di affrontare quello che ci riserverà il futuro, nel bene e nel male. Te lo chiedo in nome di Gesù e Vi ringrazio con tutto il cuore per quello che mi avete dato e mi darete. Con tanto affetto, Patrizia”.
Patrizia sapeva che era solo questione di tempo e che la malattia si sarebbe presto ripresentata.
Durante i mesi di chemioterapia scorge nella cappella dell’Ospedale di Asti alcune immaginette della Beata Madre Speranza di Gesù, venerata e sepolta nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, di cui solo qualche mese prima una sua amica le aveva inviato la novena dell’Amore Misericordioso, scritta da madre Speranza su indicazione divina, che Patrizia era solita recitare.  Patrizia intuisce, illuminata dalla fede, che Madre Speranza la sta chiamando a Collevalenza, per aiutarla a conoscere e a compiere la volontà di Dio! Patrizia e Diego decidono così di partire per Collevalenza. Quella fu la prima di altre successive chiamate al Santuario dell’Amore Misericordioso, dove sperano di coronare il loro sogno, con la grazia del sacramento del matrimonio.

Il pellegrinaggio a Medjugorje
Nell’aprile 2015, Patrizia e Diego decidono di partire per Medjugorje, insieme agli amici dell’Associazione della Beata Madre Speranza di Gesù, conosciuti nei loro pellegrinaggi a Collevalenza, per festeggiare la Pasqua. Sebbene Patrizia abbia terminato le cure e i medici la ritengano guarita, Patrizia parte con la consapevolezza di porgere l’ultimo saluto alla Gospa, a cui è profondamente devota. Sceglie di percorrere a piedi nudi sia il percorso che porta in cima al Podbrdo sia quello lungo il Krizevac, facendo un autentico cammino alla sequela di Gesù, portando segretamente la propria croce, come testimonia Don Giorgio Botti, della parrocchia “Regina Mundi”, di Torvaianica Alta (Pomezia).

La ripresa della malattia
Qualche mese dopo il rientro da Medjugorje il male torna a ripresentarsi, questa volta, però, in maniera molto più invasiva, tanto da scartare a priori la possibilità di un intervento chirurgico e richiedere con grande urgenza, l’applicazione di nuove chemioterapie. La malattia si è diffusa ed ha intaccato gli organi vitali. La ripresa della malattia non scalfisce la fede di Patrizia, che ripete a coloro che si indignano per la sua malattia, che “Gesù è bravo!” e che “non manda le malattie, ma può permetterle, perché ha progetto più grande per ciascuno di noi!”

Il pellegrinaggio a Lourdes
Patrizia non si lascia piegare dalla malattia, come lei stessa afferma-“non lascerò che la malattia mia porti via più di quello che mi sta già togliendo!”- continuando la sua vita senza perdere la gioia e la pace che regnano nel suo cuore. Questa grande fiducia deriva dall’amore per Cristo e per la Vergine, della quale è profondamente “innamorata”, accompagnato dalla preghiera costante, che definisce “la medicina migliore”.
La preghiera rappresenta la sorgente di vita da cui Patrizia trae la sua grande forza: “Il Signore non permette mai una croce che non si è in grado di portare, per quanto difficile possa sembrare!”
E è proprio la devozione alla Madonna a indurla a a intraprendere un nuovo viaggio, alla volta di Lourdes, a settembre 2015, dove per anni si è recata per assistere i malati, perché come asseriva –“nel malato si incontra Cristo”.
Arrivata in Francia, vive appienoogni momento del pellegrinaggio, sa che ha a disposizione solo pochi giorni a causa delle terapie in corso. Qui, malgrado le sue condizioni, attende a lungo il suo turno per fare il bagno nelle piscine per poi percorrere la Via Crucis, gradino per gradino, in ginocchio, sgranando il rosario, che teneva tra le mani, sebbene le terapie le avessero procurato diverse lesioni ossee alle ginocchia. Diego ricorda in particolare Patrizia, seduta in un angolo della stanza del Day-Hospital, su una poltrona adibita per la chemio, con gli auricolari collegati al cellulare, mentre ascolta il Rosario delle Lacrime: il rosario era l’unica colonna sonora che aveva da sempre accompagnato la sua vita.

Gli ultimi mesi
Le 12 chemioterapie non riescono a fronteggiare l’avanzata delle metastasi. La malattia appare del tutto impermeabile alle terapie, che indeboliscono ulteriormente il suo fisico, già sensibilmente provato dalla malattia. Negli ultimi mesi Patrizia incoraggia i suoi familiari, dicendo: “a ciascun giorno basta la sua pena”, invitandoli a non preoccuparsi del domani, ma a cercare di vivere il presente, abbandonandosi totalmente al volere di Dio. Nonostante l’ansia e la disperazione dei parenti e di quanti le si stringono accanto, la malattia, non spegne il suo sorriso: tanti si domandano, increduli, da dove scaturisca il suo ottimismo: la risposta è una sola, dalla sua fede in Dio, animata costantemente da una vera speranza cristiana, che consente di affrontare le “opacità” della vita, con la certezza che il Signore è presente e che porta le croci insieme ai suoi figli! Tanti sono i momenti in cui Patrizia vive di questa speranza: il suo legame con l’Eucaristia e il suo offrirsi in unione con Cristo per il bene degli altri!
Quasi due anni è durata la salita spirituale al monte Calvario, all’incontro con il suo Gesù Crocifisso! Negli ultimi mesi in cui non riesce più ad alzarsi dal letto, continua a ricevere la comunione, che le viene portata a casa dal suo padre confessore, Don Filippo Torterolo, che ricorda: “lei che non aveva più la forza di stare in piedi, con grande consolazione, durante il ringraziamento, stringeva al petto il crocefisso e il rosario”.
Offre sino all’ultimo istante le sue sofferenze per gli altri e per la conversione autentica e duratura della persona che amava. Alle volte viveva quest’offerta con inquietudine, per il timore che non potesse bastare per cambiare i cuori induriti!

Gli ultimi giorni
Negli ultimi giorni in ospedale, Patrizia saluta per l’ultima volta quanti le sono accanto con un grande sorriso, prima di entrare in coma. Tanti sono stati gli amici che, fino a tarda sera, passano da lei, un fiume di persone, che recita rosari e coroncine della Divina Misericordia. Tra questi i Giovani della Fraternità Missionaria Giovanni Paolo II. Tra i suoi amici sacerdoti: don Filippo Torterolo, che si reca a trovarla ogni giorno, recitando con Diego e con chi si trova al suo capezzale il Rosario della Liberazione e la Coroncina della Divina Misericordia; il cappellano dell’ospedale di Asti, don Giorgio, con il quale Patrizia ha instaurato nei mesi delle terapie un rapporto di fiducia e di amicizia, che quotidianamente passa da lei per recitare il Santo Rosario e il Magnificat , recitando una messa nella sua camera d’ospedale; Monsignor Francesco Guido Ravinale, Vescovo Emerito di Asti, che le fa l’ultima benedizione; ancora fra Michele Rivoira, del Monte dei Cappuccini di Torino, che ha conosciuto Patrizia nei ritiri francescani, che al suo capezzale recita i Vespri; don Eligio Mantovani, della Gioventù Ardente Mariana di Alba (G.A.M.),che ha guidato il corso di preparazione al matrimonio di Patrizia e Diego; tanti sacerdoti, come il caro don Giuseppe Forasacco, del Santuario di Collevalenza, oggi nato al cielo, malato anche lui di cancro, che offre le sue sofferenze per chiedere il miracolo della sua guarigione;  gruppi di preghiera che a Medjugorje pregavano per lei. Un clima di assoluta spiritualità si era venuto a creare attorno alla figura di Patrizia.
Patrizia nasce al cielo il 30 gennaio del 2016 alle ore 17. Accanto a lei, i genitori con Diego, Don Filippo Torterolo e tutti gli amici.

Il funerale
Dopo la nascita al cielo, il 31 gennaio nella Cappella dell’Ospedale di Asti, la stessa che per anni Patrizia aveva frequentato il sabato sera, alla presenza di Don Filippo Torterolo, insieme a Don Eligio Mantovani e Don Claudio Sganga, viene recitato un rosario per Patrizia. Don Filippo chiude la preghiera, leggendo un brano caro a Patrizia, tratto dalla seconda lettera a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione”.
Il 1° febbraio il secondo Rosario viene recitato al Santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio a Castiglione Tinella,  alla presenza di Monsignor Francesco Guido Ravinale, Vescovo Emerito di Asti.
Al funerale, il 2 febbraio 2016, al Santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio di Castiglione Tinella concelebrano Don Filippo Torterolo, rettore del Santuario, Don Eligio Mantovani, Don Roberto Zappino, Don Claudio Sganga, mentre Fra Michele Rivoira anima il coro dei giovani di Asti della “Fraternità Missionaria Giovanni Paolo II”. Don Filippo nell’omelia funebre si rivolge a Gesù: “Stai pur certo che la gioia più grande per Patrizia non sarà il poter indossare «la corona di giustizia» che Tu le consegnerai, ma sarà il poterla condividere con tutti quelli che grazie alla sua testimonianza di fede oggi sono qui a pregare, credono in Te e «attendono con amore la Tua manifestazione». Quella era ed è la gioia di Patrizia: la nostra fede!”.

L’eredità di Patrizia
Un’Associazione, a lei intitolata, è nata al Santuario Giubilare della B.V. del Buon Consiglio, il 21 aprile 2016, di cui Diego Barbero, il fidanzato,  è presidente e don Filippo Torterolo ne è vicepresidente, che sostiene la ricerca oncologica, finanziando progetti di ricerca sullo studio di terapie farmacologiche sul cancro al seno “triplo negativo”, da cui Patrizia è stata colpita, in favore dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che si prodiga, inoltre, per operare con aiuti concreti tra i più poveri e i bisognosi, come desiderava Patrizia e che organizza momenti di preghiera e pellegrinaggi in località a lei molto care. Un gruppo di preghiera dedicato all’Amore Misericordioso di Collevalenza intitolato a “Patrizia Revello” è stato fondato su iniziativa del rettore del Santuario di Collevalenza, Padre Martin Ireneo e del Prof. Pietro Iacopini, che ha vissuto per 35 anni accanto a Madre Speranza di Gesù,  che si riunisce il giorno 30 di ogni mese, per mantenere vivo il ricordo di Patrizia. Decine e decine di testimonianze sulla fede e sul messaggio di evangelizzazione di Patrizia sono state già raccolte. Una targa commemorativa, dedicata a Patrizia- “Pellegrina e Testimone della fede”- è stata affissa sul pilone votivo alla Madonna del Buon Consiglio del Santuario, su desiderio del rettore, Don Filippo Torterolo, che riporta la frase, tratta dalla testimonianza scritta da Mons. Francesco Ravinale: “Ammiro la tua forza e la tua rassegnazione. Mi dai coraggio per affrontare le mie piccole croci quotidiane. Sei preziosa perché preghi per tutti e perché metti le tue sofferenze nel tesoro della Chiesa, per farne moneta sonante di redenzione. Sei vicina a Gesù, sulla croce come Lui, paziente come Lui e partecipe con Lui della salvezza del mondo”.
Da quando il Signore ha chiamato tra i suoi Angeli, Patrizia, il vuoto della sua presenza è colmato dal ricordo della pienezza della sua vita, dall’eredità del suo messaggio d’amore. La fede autentica ha permesso che Patrizia non si arrendesse neanche davanti alla morte, terminando la sua vita con una morte santa, senza stancarsi mai di ripetere- “Tutto è grazia! Grazie Signore!” - testimoniando che anche la sofferenza è un dono, in un’ottica di fede e che bisogna ringraziare anche per quella!

Il testamento spirituale di Patrizia Revello
“Se ti interroghi su una cosa, se ti poni dei quesiti, è perché questa cosa esiste. Non ci si interroga, infatti, su ciò che non esiste: già il fatto di porsi delle domande sull’esistenza di Dio, dimostra che Egli è vivo ed è tra noi!”
“Tutti dobbiamo morire, questa è una certezza. La differenza sta nel modo in cui abbiamo vissuto, dal momento della nascita a quello della morte. L’amore che abbiamo donato è tutto ciò che rimane!”
“Bisogna nutrirsi della parola per poter affrontare al meglio la giornata e superare ogni difficoltà: la Bibbia deve essere il nostro “manuale d’uso!”
“Gesù è bravo! Non manda le malattie, ma può permetterle, perché ha un progetto più grande per ciascuno di noi!”
“Tutto è grazia! Grazie Gesù! Anche la sofferenza è un dono, dobbiamo ringraziare anche per quella!”
“Dobbiamo ricordarci sempre dei poveri e degli ammalati: io in loro ho incontrato Gesù!”
“Non esiste niente di più bello di stare con Gesù! Io voglio stare con Gesù!”


Autore:
Don Filippo Torterolo


Note:
Per informazioni: www.associazionepatriziarevello.it.

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Aggiunto/modificato il 2018-12-16

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