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Beato Matteo Yu Jung-seong Giovane laico, martire

31 gennaio

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Jeonju, Corea del Sud, 1784 31 gennaio 1802

Yu Jung-seong (o Wan-seok) nacque a Jeonju, nell’attuale Corea del Sud, nel 1784. Rimasto orfano di padre quand’era ancora molto piccolo, venne allevato dallo zio Yu Hang-geom, il quale si convertì al cattolicesimo, prendendo il nome di Agostino. Anche il nipote entrò a far parte della comunità cristiana composta dai parenti e dagli amici dello zio e fu battezzato col nome di Matteo. Fu arrestato durante la persecuzione Shinyu, come gran parte della sua famiglia. Quando venne condannato all’esilio insieme agli altri congiunti rimasti in vita, protestò di voler essere condannato alla pena capitale, secondo la legge nazionale. Venne quindi decapitato il 31 gennaio 1801; aveva diciott’anni ed era celibe. Inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fanno parte anche suo zio Agostino Yu Hang-geom, i suoi cugini Giovanni Yu Mun-seok e Giovanni Yu Jung-cheol e la moglie di quest’ultimo, Lutgarda Yi Sun-i), è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del suo viaggio apostolico in Corea del Sud.



Yu Jung-seong (o Wan-seok) nacque a Jeonju, nell’attuale Corea del Sud, nel 1784. Era figlio di una famiglia ricca e nobile. Suo padre, che era il primogenito della sua famiglia, morì a trentacinque anni: il piccolo orfano venne quindi allevato a Chonam, nella famiglia di suo zio Yu Hang-geom.
Quest’ultimo conobbe il cattolicesimo subito dopo che esso venne introdotto in Corea. Battezzato col nome di Agostino, cominciò a proclamare il Vangelo tra i suoi amici e familiari, compresi i figli e il nipote, che prese il nome cristiano di Matteo.
Nel 1801 esplose la persecuzione Shinyu e molti cattolici coreani furono arrestati: tra loro, anche lo zio Agostino e suo figlio Giovanni Yu Jung-cheol. A metà settembre dello stesso anno, furono arrestati altri parenti di Matteo, come sua madre, l’altro cugino Giovanni Yu Mun-seok e la moglie di Giovanni Yu Jung-cheol, Lutgarda Yi Sun-i.
La madre di Matteo venne rilasciata quasi subito; lui, invece, supplicò di poter morire da martire con il resto della famiglia. Per gli altri parenti vale quanto Lutgarda aveva scritto alle sue sorelle maggiori: «Noi cinque siamo stati unanimi nella nostra salda risoluzione di dare completamente le nostre vite a Dio anche fino al martirio. Aprendo i nostri cuori gli uni agli altri siamo venuti a sapere che abbiamo tutti lo stesso ardente desiderio di morire per Dio… e così, tutti i nostri rimpianti e le nostre ansietà sono scomparsi. Ogni giorno siamo nutriti dalla grazia e dall’amore divini, e la gioia divina cresce nei nostri cuori. Sembra che non siano rimaste preoccupazioni nei nostri cuori».
L’ufficiale capo di Jeonju domandò alla corte reale la condanna per Lutgarda e i suoi parenti. In risposta, la corte inviò immediatamente un ufficiale governativo a Jeonju, perché s’incaricasse del caso.
Da parte della sua famiglia, Lutgarda chiese alle autorità di punirli secondo la legge nazionale, ma la richiesta non fu accolta: vennero tutti inviati in esilio a Hamgyeong-do. Tuttavia, non molto dopo la loro partenza, Matteo gridò di fronte alla folla che si era radunata che il governatore mandava in esilio dei cattolici, invece di punirli secondo la legge nazionale. A quel punto, il governatore chiese di riportarli indietro e di rimetterli in prigione.
Matteo venne condotto di fronte al governatore, per essere torturato. In seguito firmò la sentenza della sua condanna così: “La fede cattolica è stata trasmessa da una generazione all’altra nella nostra famiglia. Come mio zio Yu Hang-geom e altri parenti hanno avuto l’onore di morire per Dio, anch’io desidero morire come loro. Cos’altro posso dire?”.
Alla fine, il governatore domandò alla corte reale di emettere la sentenza capitale nei suoi confronti. Il 31 gennaio 1802 (28 dicembre 1801 secondo il calendario lunare), Matteo e i suoi parenti vennero condotti sul terreno deputato alle esecuzioni e decapitati. Matteo aveva diciott’anni ed era celibe.
Inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fanno parte anche Agostino Yu Hang-geom, Giovanni Yu Jung-cheol, Giovanni Yu Mun-seok e Lutgarda Yi Sun-i), è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del suo viaggio apostolico in Corea del Sud. La memoria liturgica di tutto il gruppo cade il 29 maggio.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-07-17

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