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Santa Maria gloria dei sacerdoti

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Forse non tutti sanno che i Domenicani hanno delle proprie litanie molto antiche. In esse, uno dei titoli con cui si invoca la Vergine Maria è quello di “Santa Maria, gloria dei sacerdoti”. Ora, noi sappiamo che ogni battezzato è chiamato a vivere la dimensione sacerdotale della propria vita in virtù dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione. Tuttavia la Divina Rivelazione ci insegna che Gesù Cristo istituì, tra gli altri, il sacramento dell'Ordine in forza del quale alcuni figli della Chiesa vengono consacrati per continuare nel mondo la sua missione di guidare, educare e santificare il Popolo di Dio.
Ogni sacerdote, come ogni vescovo, è chiamato a vivere in intima unione col Signore della vita, con quello stesso Signore che lo ha eletto non per i suoi meriti ma per un mistero di amore e di predilezione. Ogni presbitero, infatti, può facilmente rivedere sé stesso nelle molte storie di vocazione che ci riporta la Sacra Scrittura, specialmente in quelle dei dodici Apostoli scelti da Cristo «perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni» (Marco 3,14-15).
Oltre però alle storie di vocazione, ritengo che ogni sacerdote possa facilmente rivedersi nella figura del discepolo amato di cui parla il vangelo secondo Giovanni. A questo discepolo Gesù disse: «Ecco tua madre!» (Giovanni 19,27) e, ci dice il testo, da quel momento «il discepolo la accolse con sé» (ibid.).
L'evento dell'accoglienza della madre di Gesù da parte del discepolo è strettamente legato col mistero della croce di Cristo. Questo mutuo affidamento non avvenne per chissà quale strana ragione, quanto piuttosto per indicare una specifica volontà divina di affidare da un lato ogni discepolo – e in ultima analisi la Chiesa stessa – alla Madre di Dio, e dall'altro di dare una nuova vocazione alla beata Maria, quella cioè di prendersi maternamente cura dei discepoli e degli Apostoli del Figlio suo. Tra questi discepoli ed apostoli, per un insondabile mistero di elezione da parte di Dio, ci sono i nostri giovani frati in formazione e ci sono anche io, che poco tempo fa, nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, sono stato ordinato sacerdote insieme ad altri due confratelli domenicani.
Ognuno di noi, anche tu che leggi, sa quanto sia vero il fatto che il mistero della Croce nella nostra vita sia strettamente legato all'invito di Cristo ad accogliere presso di sé la Madre sua. Non sono state certamente poche le volte in cui abbiamo sofferto, gioito, ci siamo arrabbiati, abbattuti, rialzati. Forse, però, sono state ancor di più le volte in cui abbiamo sentito che Maria, madre nostra, ci era accanto e ci sosteneva quando magari noi preferivamo rimanere a terra, invitandoci da buona madre a rialzarci e a riprendere a camminare, a vivere da cristiani.
Tutto ciò, chiaramente, avviene anche nella vita di ogni sacerdote domenicano. Nel discepolo amato ogni presbitero rivede sé stesso capendo quanto sia vero che Cristo lo invita ogni giorno ad accogliere nell'intimità della propria casa la beata Maria, regina dei cristiani e gloria dei sacerdoti. Ella infatti è nostra gloria nel momento della gioia, quando sentiamo dentro di noi di poter dire: “Sì, Maria, tu hai davvero gioito nel vedere il Figlio risorto, e anche noi ci gloriamo nel vederlo vivo!”. Ella è nostra gloria nel momento del dolore, quando la vediamo sofferente accanto al suo Figlio durante la Passione, e sappiamo che lei sta lì, gloriosamente, per amore di Lui e di noi. Ella è nostra gloria, di noi sacerdoti, quando sappiamo che dal Cielo non smette mai di amarci e di pregare per ciascuno di noi, ministri e continuatori dell'opera redentiva del Figlio suo. Ella, infine, è nostra gloria quando nella nostra vita abbiamo sperimentato il suo potente soccorso e la sua amorosa presenza nei momenti di bisogno quando pensavamo che ormai fosse tutto finito, senza capire invece che con Dio nulla finisce.


Autore:
fr. Fabrizio Pietro M. Cambi, O.P.


Fonte:
www.dominicanes.it

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Aggiunto/modificato il 2019-09-18

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