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Beata Maria Emilia Riquelme y Zayas Vergine e fondatrice

10 dicembre

Granada, Spagna, 5 agosto 1847 10 dicembre 1940

María Emilia Riquelme y Zayas nacque a Granada in Spagna il 5 agosto 1847, primogenita di una famiglia di militari. Rimase orfana di madre sette anni più tardi. Aveva tutto quello che una ragazza di buona famiglia poteva desiderare, ma l’Eucaristia l’attraeva sempre di più. Chiese quindi a suo padre di potersi consacrare a Dio, ma si sentì rispondere di no. Il suo confessore, dunque, le suggerì di aspettare finché il genitore fosse rimasto in vita. María Emilia gli rimase accanto fino alla morte, avvenuta nel 1885. Distribuì allora l’eredità paterna ai poveri e raddoppiò il suo impegno caritativo, finché non le fu chiaro di dover dare vita a una nuova opera, che inizialmente definì Opera della Vergine. Il nome ufficiale fu però Religiose Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata: così venne a definirsi la comunità che, dall’abitazione di María Emilia a Granada, si diffuse inizialmente in Spagna, Brasile e Portogallo. A novantatré anni, il 10 dicembre 1940, la fondatrice rese l’anima a Dio. È stata beatificata a Granada il 9 novembre 2019, sotto il pontificato di papa Francesco, e contestualmentte la sua memoria liturgica è stata fissata al 10 dicembre. I suoi resti mortali sono venerati dal 2008 nella casa madre di Granada.



Nascita e infanzia
María Emilia Riquelme y Zayas nacque a Granada, in Spagna, il 5 agosto 1847, da don Joaquín Riquelme y Gómez, tenente colonnello dell’Esercito spagnolo, e doña María Emilia Zayas Fernández de Córdoba y de la Vega, che vantava tra i suoi antenati Gonzalo Fernández de Córdoba, detto il Gran Capitano.
Fu battezzata dopo due giorni dalla nascita, con i nomi di María Emilia, Joaquina, Rosario, Josefa, Nieves de la Santísima Trinidad: un elenco così lungo era per non scontentare nessun parente, come si usava tra le famiglie nobili del tempo. Suo padre aveva sperato che il primogenito fosse un maschio, ma l’erede venne dopo di lei.
Entrambi i genitori educarono María Emilia con attenzione e con profonda religiosità. Di notte, spesso le accadeva di essere svegliata dal grido delle guardie di vedetta nella guarnigione dove abitava con la famiglia: «Allerta, sentinella!». Cominciò a pensare di dover essere pronta ad ascoltare la voce di Dio, come i soldati pronti al comando dei loro superiori.

La morte della madre
A causa dell’impegno militare del padre, María Emilia dovette più volte cambiare domicilio. La sofferenza più grande, però, venne per lei quando aveva sette anni, con la morte di sua madre. Da quel momento, il padre riversò ancora più amore su di lei e sugli altri tre figli venuti nel frattempo.
Il dolore per aver perso colei che l’aveva messa al mondo non venne meno, almeno finché non ebbe, sempre quando aveva sette anni, un’esperienza speciale che le fece comprendere come la Vergine Maria dovesse essere la sua vera madre. In quell’apparizione, la Madonna aveva in braccio Gesù bambino, la colmò di carezze e le promise che sarebbe stata sempre al suo fianco. María Emilia ricambiò promettendo di esserle fedele.
Dopo un ulteriore trasloco a Siviglia, venne iscritta in un collegio dove le famiglie nobili della città inserivano le loro figlie. Dopo un anno, si trasferì al collegio per fanciulle nobili di Leganés, presso Madrid.

Una ragazza di buona famiglia
A quindici anni, María Emilia lasciò il collegio. Aveva imparato tutto quello che poteva servire a una ragazza del suo ceto: parlava il francese alla perfezione ed era molto abile nel ricamo in seta e in oro, nel cucito e nell’equitazione. Non era granché dotata come pittrice, ma aveva un certo gusto artistico.
Spesso le accadeva di accompagnare suo padre alla corte della regina Isabella II, oppure in riunioni e feste tra nobili. Tuttavia, continuava a risuonare in lei il grido di allerta che aveva udito nell’infanzia e che continuava a sentire in tutte le destinazioni di suo padre: Pamplona, Madrid, Tenerife, Siviglia, La Coruña.

«I poveri sono miei amici»
Nel resto del tempo, si comportava da perfetta padrona di casa e badava con pazienza al fratello Joaquín, gravemente malato. In più, cominciò a radunare in casa alcuni bambini poveri, per assisterli, insegnare loro il catechismo e prepararli ai Sacramenti.
Grazie al passaparola, i frequentatori aumentarono notevolmente. In molte occasioni, María Emilia dovette superare il ribrezzo istintivo che provava di fronte alla miseria e alla sporcizia di quei bambini.
Il suo stile di vita si fece sempre più sobrio. Partecipava ancora alle feste, ma quando si trovava presso i duchi di Villahermosa, con la complicità della duchessa, si allontanava e andava in una casetta poco distante dalla villa, per confezionare abiti per i poveri, pregare o per riposarsi semplicemente.
Suo padre la supplicava di vestirsi all’ultima moda, ma lei replicava: «Di vestiti ne ho tanti che trasformandoli diventano nuovi; tutto quello che mi dai, sia per i poveri… sì, i poveri sono immagine di Gesù, i poveri sono miei amici».

La vocazione
A dodici anni, María Emilia aveva emesso il voto di castità in forma privata. Nove anni dopo, il 2 febbraio 1868, decise di manifestare al padre il suo desiderio: diventare una religiosa quanto prima. Suo padre rimase sconvolto: convocò in casa il direttore spirituale della figlia e altri sacerdoti suoi amici.
Il risultato fu che le ordinarono di offrire a Dio il sacrificio di rinunciare a quella scelta, finché non fosse venuto il momento giusto. Il direttore spirituale suggerì di aspettare almeno la morte del padre. María Emilia riprese la sua vita ordinaria, anche se soffrì molto. Non per questo, però, venne meno nella sua aspirazione.
Suo padre, intanto, si trasferì a Lisbona, lasciandola presso alcuni parenti. María Emilia ricevette una proposta di matrimonio da parte di un cugino, Eduardo Díaz del Moral y Riquelme. Rifiutò con garbo, perché, se da una parte aveva accettato di obbedire al padre, dall’altra non voleva rinunciare per nulla al mondo a essere sposa di Cristo.

A Lisbona
Anche per tagliare corto con quella e con altre proposte di matrimonio, accettò di riunirsi al padre, trasferendosi a Lisbona. Nello stesso periodo cominciò a pensare di voler istituire un’opera per l’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, per ricambiare la compagnia che il Signore aveva voluto offrire agli uomini restando presente nell’Eucaristia.
Guidata da don Marcelo Spínola, parroco della chiesa di San Lorenzo, entrò nelle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli e lavorò come maestra di lavori domestici nella scuola fondata dal parroco per le bambine povere. Anche quell’esperienza lasciò in lei un solco profondo.

La morte di don Joaquín
Suo padre, intanto, peggiorava in salute. Il colpo definitivo avvenne durante una delle abituali passeggiate in carrozza che compiva con lei: María Emilia ne uscì illesa, ma don Joaquin ebbe parecchie ferite al volto. Nei giorni successivi ebbe una forte emorragia. La figlia gli rimase accanto per i tre mesi successivi, fino alla morte, avvenuta nel febbraio 1885.
A quel punto, María Emilia si ritirò definitivamente dalla vita sociale. Distribuì gran parte del patrimonio di cui era rimasta la sola erede, dato che il fratello Joaquin era morto tempo addietro e gli altri fratelli non avevano superato l’infanzia. Don Spinola le offrì di entrare nella prima comunità della congregazione religiosa da lui fondata, ma la lasciò dopo un anno e mezzo, per motivi di salute.

Una ricerca continua
Tornata a Siviglia, María Emilia riprese a vivere come dopo la morte del padre. Le sue giornate erano scandite dalla preghiera, dall’adorazione dell’Eucaristia e dalla visita ai poveri. Allo stesso tempo, però, continuava a pensare alla consacrazione religiosa.
Chiese quindi aiuto a madre Angela della Croce, fondatrice delle Sorelle della Compagnia della Croce (canonizzata nel 2003), che conosceva e a cui aveva elargito molte offerte. La religiosa rispose che, se fosse stato per lei, l’avrebbe accettata, ma sentiva che il volere di Dio era un altro.
María Emilia insistette, però madre Angela, dopo una breve prova, le fece capire che quello non era il suo posto. Avendo ottimi rapporti con la superiora delle Riparatrici, domandò poi l’ammissione presso di loro, ma si ammalò non appena si conclusero le fasi formali per il suo ingresso.

La cappella privata
Se non poteva stare presso il Signore, poteva però fare in modo che Lui fosse accanto a lei. Nella casa di Siviglia, come anche in altre abitazioni, María Emilia aveva un ambiente adibito a cappella, con un’immagine dell’Immacolata Concezione.
Decise quindi di chiedere il permesso all’autorità competente per potervi ospitare il Santissimo Sacramento. Da allora, non ebbe più bisogno di bussare alle porte dei conventi, perché poteva trascorrere tutto il tempo che voleva davanti a Gesù.

Ritorno a Granada
Un giorno, mentre esaminava le sue proprietà insieme al loro amministratore, si soffermò su quella denominata “Orto di San Girolamo”, un ampio appezzamento di terra a distanza sufficiente dalla città di Granada. Cominciò a immaginare di edificarvi una cappella per l’Adorazione perpetua, una piccola casa per lei e per una dama di compagnia, e poco altro.
Cercò di scacciare quella che riteneva una fantasticheria, ma le tornava alla mente con insistenza sempre maggiore. Anche durante la preghiera soppesava continuamente i vantaggi e le prospettive di fallimento, ma alla fine prese la sua decisione. Si trasferì definitivamente a Granada con la sua dama e l’architetto incaricato del progetto; era ormai il 1892.
La costruzione cominciò, ma erano appena stati edificati i muri portanti che cominciarono ad arrivare commenti malevoli nei suoi riguardi. María Emilia fu colta nuovamente dai dubbi, oscillando tra una vita tutto sommato buona e l’aspirazione a qualcosa di più perfetto, che alla fine ebbe il sopravvento.
Fu cacciata dall’appartamento che aveva preso in affitto, per cui dovette far costruire anche la nuova abitazione il prima possibile. L’architetto se n’era andato, così presiedette lei stessa ai lavori, meravigliando gli operai.

Le prime compagne
Alla fine, il complesso fu inaugurato: al centro, come aveva immaginato, la chiesa. María Emilia aveva pensato inizialmente d’invitarvi una comunità religiosa, ma comprese di doverne fondare una lei stessa, denominandola Opera della Vergine. Ne parlò col vescovo di Granada, che la conosceva da anni e che benedisse la nuova famiglia, ancora in gestazione.
Non passò molto tempo che, alla sua porta, bussarono le prime aspiranti. María Emilia si diede alla stesura delle Costituzioni, che furono approvate per un anno. Intanto aveva aggiunto un nuovo fine alla sua opera, dopo aver letto gli “Annali della Propagazione della Fede”: l’evangelizzazione missionaria. Anche in quel caso, il vescovo le diede via libera.
Infine, il 25 marzo 1896, venne ufficialmente data vita alle Religiose Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata, con la professione religiosa della fondatrice e delle prime sette compagne. Il nuovo nome univa le due più grandi passioni di madre María Emilia: l’’Eucaristia, che definiva “il paradiso in terra” mentre l’adorazione era “la mia ora di cielo, il mio ristoro e riposo spirituale”, e l’Immacolata, cui era devota sin da piccola.

L’espansione
Alla casa madre di Granada si aggiunsero quelle in altre zone della Spagna (a Pamplona e a Madrid) e in Portogallo. L’espansione missionaria cominciò con una presenza in Brasile. In tutte le case, le religiose s’impegnavano a vivere cercando di conformarsi al dono eucaristico del Signore, per consolare i fratelli ed educare i più piccoli.
Intanto, madre María Emilia avviò i passi per il riconoscimento ufficiale, dopo quello diocesano avvenuto l’anno stesso della fondazione. Il 2 febbraio 1909 fu ottenuto il pontificio decreto di lode, mentre il 5 agosto 1912 giunse l’approvazione definitiva. Un mese prima, il 3 luglio 1912, la congregazione aveva ottenuto l’aggregazione all’Ordine dei Frati Minori.

Uno sguardo alla sua spiritualità
Madre María Emilia apprese come superare i timori che l’avevano colta confidando unicamente nella presenza del Signore. Così pregava: «Mio Dio e mio Tutto. In Dio trovo tutto, senza di Lui non voglio nulla, Lui mi soddisfa pienamente. Però, Signore, fa’ che mi conosca e ti conosca, che sospiri solo per la mia umiliazione e la tua gloria. Madre mia, solo tu puoi ottenermi questa grazia». Alle suore raccomandava: «Servire Dio con gioia è la stessa bontà. Siate sempre contente e gioiose, che Dio ci ama tantissimo».
Madre María Emilia morì nella casa madre di Granada il 10 dicembre 1940, a novantatré anni. Quanti le erano accanto in quel momento la videro addormentarsi col sorriso sulle labbra. Dal 2008 le sue spoglie mortali riposano in quella stessa casa.

La causa di beatificazione e canonizzazione fino al decreto sulle virtù eroiche
Il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione e canonizzazione di madre María Emilia rimonta al 19 giugno 1982. Il processo cognizionale si è svolto nella diocesi di Granada dall’11 maggio 1983 al 28 aprile 1991, ottenendo la convalida giuridica il 14 marzo 1992.
La “Positio super virtutibus”, consegnata nel 1996, fu esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, che il 18 maggio 2007 diedero parere positivo. L’11 ottobre 2011 furono i cardinali e i vescovi membri della stessa Congregazione a dare conferma circa l’esercizio in grado eroico delle virtù cristiane da parte sua.
Il 14 dicembre 2015, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui madre María Emilia Riquelme y Zayas veniva dichiarata Venerabile.

Il miracolo per la beatificazione
Come presunto miracolo da esaminare per ottenere la sua beatificazione fu scelto il caso di Nelson Jesús Yepes Rodríguez, di Altamira in Colombia. Ricoverato presso la clinica del Rosario di Medellín per forti dolori allo stomaco, fu sottoposto a laparoscopia perché i medici non riuscivano a localizzare la sorgente dei dolori. Dall’esame emerse che aveva una pancreatite acuta.
Sua sorella Emilia Rosa Yepes Rodríguez, Missionaria del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata, appena seppe che era stato ricoverato, corse alla clinica e assistette agli esami, pregando continuamente e restando al suo fianco.
Il 16 marzo 2003, Nelson fu spostato in terapia intensiva, ormai privo di coscienza. Suor Emilia Rosa si procurò molti santini della fondatrice e li distribuì tra i parenti e gli amici, invitandoli a chiedere la sua intercessione. Lei stessa, quando poteva entrare nell’orario di visita, passava una di quelle immagini sul ventre del fratello, continuando a pregare. Durante la Messa che veniva celebrata ogni giorno in clinica, al momento della Consacrazione chiedeva con particolare insistenza il miracolo.
Pochi giorni dopo, Nelson cominciò a ridare segni di vita. Dalla terapia intensiva passò a quella intermedia, fino a essere sistemato in camera. Anche lui si unì alla preghiera, migliorando a tal punto che, un giorno, poté essere portato a Messa in sedia a rotelle. Alla fine fu dimesso, dichiarato guarito.

La beatificazione
L’inchiesta diocesana sull’asserito miracolo fu convalidata l’8 febbraio 2008. Il 19 marzo 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui la guarigione di Nelson Jesús Yepes Rodríguez era da considerare un miracolo ottenuto per intercessione di madre María Emilia Riquelme y Zayas.
La beatificazione della fondatrice si è svolta presso la cattedrale dell’Incarnazione a Granada, col rito presieduto dal cardinal Becciu come inviato del Santo Padre. Contestualmente è stata fissata la sua memoria liturgica al 10 dicembre, anniversario della sua nascita al Cielo.

La sua eredità oggi
Le Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata, dette anche Riquelmine, hanno la casa madre a Granada e la casa generalizia a Madrid. Oltre che in Spagna, Portogallo e Brasile, dopo la morte della fondatrice hanno aperto case in Bolivia, Colombia, Messico, Stati Uniti, Angola e Filippine.
Nel 2010 è stata unita a loro la congregazione delle Zelatrici del Culto Eucaristico, fondata nel 1874 dal sacerdote Miguel Maura Montaner, le cui finalità, che comprendevano anche l’adorazione riparatrice, erano parzialmente affini alle loro.
I laici che condividono il carisma della Beata María Emilia sono associati nella Famiglia Laica Missami, ma esiste anche il movimento dei Missionari Eucaristici Laici, promosso dalle religiose stesse.
Ci sono poi i Cooperatori della Famiglia Missami, che partecipano della stessa missione anche se non sono cristiani o non seguono necessariamente lo stile carismatico delle suore. Infine, i centri educativi seguiti da loro sono raggruppati nella Rete di Centri EDUCAMISSAMI.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-11-11

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