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Paul Lin Yin-nien Salesiano coadiutore

Testimoni

Shanghai, Cina, 16 luglio 1928 - 10 marzo 2020


Il salesiano coadiutore Paul (Paolino) LIN Yin-nien è deceduto all’età di 91 anni lo scorso 10 marzo 2020, in un ospedale di Shanghai, in Cina, dopo 70 anni di vita consacrata salesiana. Nato a Shanghai il 16 luglio 1928, emise la prima professione a Hong Kong il 16 agosto 1950 e quella perpetua il 24 gennaio 1958. Trascorse 37 anni di detenzione (15 anni in carcere, 22 anni in un campo di lavoro) per la sua fedeltà alla fede cattolica e al Papa. A pochi giorni dalla sua scomparsa si apprendono diversi aspetti poco noti della sua testimonianza di vita: nemmeno tutti quegli anni di reclusione gli hanno mai impedito di testimoniare, sempre con uno stile di vita gioioso ed entusiasta, che Gesù è vivo!
Oggi l’Ispettoria “Maria Ausiliatrice”, con sede a Hong Kong lo piange con dolore e gioia insieme. Dolore perché, affermano dall’Ispettoria “speravamo di poterlo avere con noi ancora qualche altro anno”; ma anche con gioia, perché, aggiungono: “la sua morte corona una vita splendida, un esempio di fedeltà a Dio, alla Chiesa e a Don Bosco”.
Alto e robusto di fisico, l’Ispettore all’epoca del suo ingresso tra i salesiani, il Servo di Dio don Carlo Braga, amava chiamarlo scherzosamente “Paolino”. E Paolino, che era nato a Shangai, quando ancora si stava formando ad Hong Kong, accolse subito la richiesta dell’Ispettore di tornare nella sua città natale per cercare di salvare il lavoro salesiano per i giovani poveri, sebbene a quell’epoca Shangai già non fosse più una città libera.
L’8 settembre 1955, festa della Natività di Maria, mentre era ancora un professo temporaneo, Paolino venne arrestato per la sua fedeltà al Papa, insieme al vescovo di Shanghai e a un migliaio di altri religiosi, sacerdoti e fedeli. Quel giorno, ebbe a comunicare successivamente, fece il voto di recitare ogni giorno la Novena a Maria Ausiliatrice scritta da Don Bosco, chiedendo in cambio alla Madonna di dargli la grazia di poter emettere la professione perpetua e di rimanere fedele alla sua vocazione salesiana fino alla morte.
Per 65 anni, fino al giorno della sua morte, il sig. Paolino ha mantenuto la recita quotidiana della Novena. Di questi 65 anni, 37 li passò nelle carceri e nei campi di lavoro. Mentre i restanti quasi trent’anni, a parte alcune brevi visite ai confratelli salesiani all’estero che gli vennero concesse, li passò sotto gli occhi della polizia, in quello che era praticamente un continuo arresto domiciliare.
Il sig. Paolino, si è saputo di recente, era diretto discendente di uno dei missionari di Scheut, (CICM) giunti nel XIX secolo in Cina continentale, il giovane laico, Paul Splingaerd, che assunse poi il nome cinese di Lin Fu Chen. Si può dire allora che il sig. Paolino ha mantenuto la tradizione di famiglia, perché è stato l’ultimo “confessore della fede” rimasto nella madrepatria continentale. Avrebbe potuto passare i suoi ultimi giorni nella libertà di Hong Kong o di Taiwan, ma, con il consenso dei suoi Superiori, scelse di rimanere dov’era, servendo i ragazzi del quartiere.
Ma forte e robusto il sig. Paolino non lo era solo nel corpo, ma anche nell’anima. Ha passato gli ultimi 30 anni di arresti domiciliari in compagnia della Madonna di Sheshan (com’è venerata Maria Ausiliatrice in Cina) e di Gesù Sacramentato, che i Superiori gli hanno permesso di tenere nella sua casa nel centro di Shanghai. Quando non ospitava i ragazzi che venivano a trovarlo, da vero salesiano contemplativo in azione, il sig. Paolino viveva nella contemplazione ininterrotta dell’Ostia consacrata.
Negli ultimi anni i salesiani dell’Ispettoria CIN hanno fatto diverse interviste al sig. Paolino. In una di queste raccontò: “Quando venni arrestato per la prima volta, ero un coadiutore con voti temporanei. Dopo qualche mese venni rilasciato per delle ‘vacanze’. Ero sicuro che sarei stato arrestato di nuovo. Così, durante le mie ‘vacanze’, chiesi al mio Superiore di permettermi di fare la Professione perpetua in via eccezionale, perché non sarei voluto morire senza essere pienamente salesiano. Con la benedizione di Dio, la mia richiesta venne accolta. Fui felicissimo di tornare in carcere come professo perpetuo dei Salesiani di Don Bosco”.
Quanti hanno potuto incontrare il sig. Paolino sono rimasti profondamente colpiti dalla sua gioia contagiosa e dal suo lucido entusiasmo. Sebbene per 67 dei suoi 70 anni di vita religiosa non abbia potuto godere della vita comunitaria, il suo apostolato di gioiosa testimonianza di vita e di duro lavoro è stato per molti intorno a lui un Vangelo vivente. È stato amico sia dei cattolici che dei non cristiani, accompagnando da vicino anche le famiglie di quelli che chiamava i suoi “angeli custodi”.
A lui si applica pienamente quanto scritto nelle Memorie Biografiche di Don Bosco (vol 17, 273). “Quando avviene che un salesiano muore lavorando per le anime la Congregazione ha riportato un grande trionfo”.


Fonte:
www.infoans.org

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Aggiunto/modificato il 2020-03-20

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