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Sant' Alessio Amanov Sacerdote e martire

(Chiese Orientali)

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9 febbraio 1870 - 3 dicembre 1937


Aleksej Ivanovich Amanov nasce il 9 febbraio 1870 nella città di Kasimov, governatorato di Rjazan’ nella famiglia di un lettore parrocchiale, tre figli del quale diventeranno sacerdoti. Studia nel seminario teologico di Rjazan’, sposa Serafima A. Anochinaja, viene ordinato sacerdote e destinato alla parrocchia del villaggio di Balyki, dove rimane fino all’anno 1926.
Agli inizi degli anni venti, un caso ‘strano’ gli fa anticipare i brividi della persecuzione. Nel cortile di casa arrivano degli uomini a cavallo i quali impongono a padre Aleksej di non muoversi perché dopo un’ora sarebbero ritornati per fucilarlo. Mentre il sacerdote attende serenamente in preghiera, la notizia si diffonde e, quando ‘i bravi’ sovietici si ripresentano per compiere la loro promessa, trovano tutto il paese schierato a difesa del parroco. Sono costretti a ritirarsi. Non siamo ancora giunti all’anno 1937.
Nel 1927 padre Aleksij viene incardinato nella diocesi di Mosca e destinato alla chiesa del Salvatore nella città di Zarajsk. I tempi sono difficili, le offerte dei fedeli sono scarse, in cambio sempre più alte le tasse che il potere sovietico impone sugli edifici ecclesiastici. La famiglia di padre Aleksii è costretta a patire la fame. A venir incontro alla situazione ci pensa il partito che agli inizi degli anni venti iscrive la famiglia del sacerdote fra nell’elenco dei kulaki, cioè fra le famiglie indebitamente arricchite nel periodo della NEP. Questo significava l’esproprio dei beni. Non avendo trovato in casa nulla di prezioso, i gendarmi rossi portano via le cose più necessarie al vivere della famiglia. Invano padre Aleksij cerca di persuadere i ladri a non rubare il materasso dove dorme la piccola nipote Zoja che fa parte della sua famiglia. Gli ordini sono ordini.
A metà novembre 1937 il giudice inquirente riesce a trovare due falsi testimoni disposti a deporre contro il sacerdote. La prima è una donna che assicura di aver sentito direttamente dalle labbra di padre Aleksij che “il potere dell’Anticristo ha iniziato ad arrestare nuovamente i sacerdoti perché il potere teme che nelle prossime elezioni essi vengano votati nelle liste dei soviet”. Un altro testimome, sempre donna, garantisce che padre Aleksij si sarebbe lamentato perché, mentre nella costituzione si assicura la libertà di coscienza, in realtà questa non esiste. Materiale per condannarlo alla morte era più che sufficiente.
Padre Aleksij Amanov viene condannato a morte dalla Trojka il 29 novembre 1937 e fucilato il 3 dicembre 1937 nel poligono di Butovo presso Mosca.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-02

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