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> Home > Sezione Chiese Orientali Ortodosse > Sant' Andronico (Vladimir Nikol'skij) Condividi su Facebook Twitter

Sant' Andronico (Vladimir Nikol'skij) Vescovo e martire

(Chiese Orientali)

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1870 - 1918


L’arcivescovo Andronik (al secolo Vladimir Nikol’skij), nascee nella diocesi di Jaroslav. Frequenta il seminario di Jaroslav e l’Accademia teologica di Mosca, al termine della quale viene ordinato sacerdote (1895). Dopo un anno è designato come insegnante nel seminario missionario dell’ Ossezia. Nel 1897 parte missionario per il Giappone. Il 5 novembre 1906 è ordinato vescovo e nominato vescovo ausiliare della diocesi di Kioto, ma appena dopo due anni è richiamato in Russia per dirigere la diocesi di Tichvin. Nel 1913 è trasferito a Omsk, in Siberia, e dopo un anno a Perm dove concluderà la vita con il martirio all’età di 48 anni.
Nel gennaio del 1918 l’arcivescovo Andronik scrive una lettera pastorale a tutti i fedeli della diocesi, deprecando la persecuzione già in atto contro la Chiesa ed invitando tutti ad intensificare la preghiera e a far nascere in tutte le parrocchie delle fraternità di fedeli che fossero di esempio anche per i più deboli. La creazione di queste comunità era stata una delle preoccupazioni principali prima ancora che i comunisti prendessero il potere. “Se mi aveste ascoltato - scrive nella pastorale - oggi in ogni parrocchia sarebbe disponibile quel seme capace di infiammare lo zelo di tutti”.
Anche nella diocesi di Perm vengono chiuse chiese e monasteri, e molti sacerdoti incarcerati. Il 29 aprile il vescovo viene perquisito. Il giorno seguente egli consegna una lettera al Comitato esecutivo del Partito comunista di Perm nella quale protesta contro gli arresti arbitrari dei sacerdoti, contro le perquisizioni e le offese al popolo dei fedeli. “Contro le manifestazioni della vostra violenza io non oppongo una forza fisica, ma userò tutti i mezzi spirituali a mia disposizione”. Così nella lettera.
La stampa comunista reagisce violentemente e domanda l’arresto del vescovo. Alcuni fedeli si offrono per aiutarlo a fuggire ed assicuragli un luogo sicuro, ma il vescovo rifiuta e si prepara all’arresto “confessandosi ogni giorno”.
Il 9 maggio la processione, preceduta dal vescovo, raccoglie la stragrande maggioranza del popolo per protestare contro i soprusi delle guardie rosse
Il 14 giugno i comunisti impongono al vescovo di presentarsi nei loro uffici per scagionarsi di imputazioni mossegli. Il popolo viene a sapere della cosa e circonda il palazzo vescovile impedendo al vescovo di uscire di casa. Allora i comunisti fanno conoscere le proprie lamentele tramite una missiva. Il vescovo risponde e i compagni dichiarano di essere totalmente soddisfatti delle delucidazioni vescovili.
La notte del 17 giugno le guardie rosse circondano la cattedrale, sfondano la porta dell’abitazione del vescovo, lo arrestano assieme ai sacerdoti presenti e lo portano in una località vicina (Motovelichi) per essere fucilato. Inaspettatamente Mjasnikov, presidente del comitato locale dei deputati operai, dispone che sia sospesa la fucilazione. Nel frattempo il popolo, venuto a conoscenza dell’arresto del vescovo. si porta a Motovilichi e circonda la casa della polizia dove il vescovo era trattenuto. Intervengono le guardie rosse, due donne vengono arrestate e gli altri dispersi.
Nella notte 18 - 19 giugno le guardie rosse arrestato 13 sacerdoti e un diacono. Il giorno 19 il vescovo viene riportato a Perm. Vogliono che egli ritiri la disposizione che quando un sacerdote viene arrestato gli altri per un certo periodo si astengono da ogni celebrazione. Il vescovo non accetta e si rifiuta di rispondere ad altre domande. Interviene soltanto alla fine con una dichiarazione. Prima si toglie la panaghia, l’avvolge in un manto e dichiara: “Noi siamo nemici dichiarati. Se io non fossi vescovo e dovessi decidere della vostra sorte, mi assumerei il peccato di farvi impiccare: non ho nulla da dirvi”. Siede, riprende la panaghia e se la mette sul petto. “Lo so che mi portate alla fucilazione!”
Cosi fu. Viene portato nei boschi di Motovelich: l’obbligarono a scavare la fossa; per due volte lo fanno stendere nella fossa per misurarne la lunghezza. Alla fine il vescovo chiede di poter pregare. Si inginocchia, prega per dieci minuti, si alza, benedice i poliziotti e “Sono pronto”, dichiara serenamente, I boia si spartiscono ciò che c’era di valore sul corpo del vescovo.
Ad un sacerdote che, preoccupato del vandalismo rosso, chiedeva al vescovo che cosa si potesse fare Andronik rispondeva: “…Probabilmente io non ci sarò, ma non mi abbandona la speranza e la certezza che la Russia risorgerà, ritornando a Dio. Fate del bene a tutti, fortificate quelli che sono sfiduciati della vita, infondendo in loro i principi luminosi del Vangelo di Cristo. Il nostro compito è quello di raccogliere in unità il gregge di Cristo, organizzare le forze vive del popolo di Dio in tutte le parrocchie. affinché i delusi di tutti i partiti trovino un rifugio vivo ed una pace tranquilla nella Chiesa e con i fedeli. L’anima del popolo risorgerà; anche il suo corpo, uno stato sano. Vi protegga la Provvidenza divina. Perdonate e pregate per l’arcivescovo peccatore che invoca su di voi la benedizione divina”.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-03

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