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Sant' Alessandro (Shchukin) Vescovo e martire

(Chiese Orientali)

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1891 - 30 ottobre 1937


Nato a Riga, figlio del sacerdote ortodosso Joann e di Elisabetta. Studia all’Accademia teologica di Mosca fino al 1915. Nel 1917, dopo il colpo di stato di ottobre, chiede di entrare nella Lavra di S. Sergio come monaco e qui viene ordinato sacerdote.
Nel 1918 viene arrestato il padre. Liberato dopo mezzo anno di prigione è nominato parroco a Lyskovo dove è raggiunto dal figlio padre Aleksandr che rimane con lui fino al 1923 quando viene convocato a Mosca e consacrato vescovo per la diocesi di Nizhegorod. Nel 1929 viene arrestato e condotto nella prigione della stessa città assieme a quali tutti i sacerdoti della diocesi.
Sono state rinvenute le sue dichiarazioni al giudice istruttore: “Ogni domenica predicavo su temi della Sacra Scrittura. Spiegavo le verità cristiane, soprattutto quelle che erano messe in dubbio dalla propaganda. A volte ho predicato anche contro l’ateismo. Predicavo della creazione del mondo da parte di Dio, dell’origine dell’uomo creato da Dio, sulla verità storica del cristianesimo, sull’immortalità dell’anima. Lo scopo della mia predicazione era pure quello di dimostrare la verità della dottrina ortodossa attraverso le teorie scientifiche. Problemi politici o sociali io non li ho mai trattati nella mia predicazione.”
Il giudice gli assicura la liberazione se avesse promesso di smettere di predicare. L’arcivescovo non esita un momento a rispondere: “Sono stato mandato per predicare e non posso venir meno al mio compito” Il giudice lo insulta e lo fa brutalmente bastonare. L’arcivescovo Aleksandr reagisce tranquillo: “Il mio corpo è a vostra disposizione, potete farne quello che volete, ma la mia anima non ve la darò”.
Elena, sorella del vescovo, si reca a Mosca dal procuratore generale Vyshinskij per chiedergli che il fratello venga liberato dalla prigionia o, almeno, esiliato. Vishinskij risponde: “Lei ha sbagliato indirizzo, deve volgersi alla Croce Rossa. Il vescovo Alesksandr è stato arrestato per le sue prediche, e sarà condannato a 3 anni di lager da scontare alle isole Solovki”.
Il processo si conclude 11 gennaio 1929. L’imputato viene condannato “Come nemico ideologico del potere sovietico, per aver tenuto prediche a contenuto antisovietico, aver diffuso le sue idee e convinzioni antirivoluzionarie fra la popolazione, aver svolto aperta propaganda antisovietica in dialoghi con singole persone” Come Vyshinskij aveva anticipato il vescovo Aleksandr viene condannato a 3 anni di lager.
Scontata la pena alle Solovki, non ottiene il permesso di ritornare a Nizhgorod, ma deve sistemarsi ad Orel. Anche qui non perde la pericolosa abitudine di predicare al popolo, e la chiesa, prima semivuota non tarda rivelarsi insufficiente ad accogliere i fedeli. Naturalmente la polizia comunista non perde il vizio di tenere tutti sotto controllo, ma non proprio tutto. E’ proprio un uomo della polizia (anche sul letame spunta qualche fiore) che di notte si reca dall’arcivescovo per avvertirlo che tutto è pronto perché lui venga accusato di incendio colposo. Sono già stati designati i falsi testimoni. Se voleva evitare la fucilazione era opportuno che fuggisse la stessa notte.
L’arcivescovo scappa e si rifugia nel villaggio di Semenovsk (provincia di Nizhegorod) dove rimane incognito per mezzo anno. Alla fine del 1936 è designato alla cattedra di Semipalatinsk. La sorella lo consiglia di non esporsi per non andare incontro a nuove grane. Risponde l’arcivescovo: “Lo sai che ti voglio bene, ma non ho accettato il pastorale per metterlo da parte”.
Nell’agosto 1937 l’arcivescovo Aleksandr viene arrestato. E’ accusato di spionaggio e di propaganda antisovietica. Egli nega tutto, si rifiuta di sottoscrivere qualsiasi protocollo e di fare i nomi dei suoi collaboratori. Il 28 ottobre 1937 ebbe luogo l’ultimo interrogatorio
Giudice. “Lei è membro e dirigente di un’organizzazione spionistica clericale antirivoluzionaria. Riconosca…”
Arcivescovo. Non sono mai stato membro di un’organizzazione antirivoluzionaria. Non mi riconosco colpevole.
Giudice. Come membro di una organizzazione antirivoluzionaria lei ha svolto apertamente propaganda antisovietica. La smetta di negare..
Arcivescovo. Non ho svolto nessuna propaganda antisovietica fra la popolazione. Sono innocente.
Lo stesso giorno l’arcivescovo Aleksandr viene condannato alla fucilazione. Il 30 ottobre 1937 è fucilato. Ai parenti ufficialmente si comunica che l’arcivescovo è stato condannato a dieci anni di lager senza diritto di corrispondenza. Passati i dieci anni viene ufficialmente comunicato che l’arcivescovo è morto nel lager, senza indicazione né di tempo, né di luogo. Prassi abbastanza normale per quei tempi. Il partito è sempre stato particolarmente sensibile ai dolori del popolo.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-04

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