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Sant' Eutimio Gorjachev Sacerdote e martire

(Chiese Orientali)

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1884 - 15 settembre 1937


Nato nel 1884, a quattro anni gli morì il padre e poco dopo la madre. Fu accolto nella famiglia dello zio paterno Aleksandr, persona stimata e profondamente religiosa. A otto venne adottato dal sacerdote del luogo che lo iscrisse alla scuola elementare prima e al seminario diocesano. Nel 1909 sposò Aleksandra che aveva compiuto da poco 16 anni. Nel 1912 venne ordinato sacerdote e destinato come parroco a Novo – Novoselovo, villaggio della Siberia. Dopo cinque anni venne trasferito a Bol’shoj Uluj dove trascorrerà la maggior parte della sua vita sacerdotale.
In Siberia il regime sovietico si instaurò nel 1922 e con lui i preti ‘innovatori’ (sacerdoti filocomunisti, condannati dal Patriarcato di Mosca anche per le loro innovazioni liturgiche ed anticanoniche). Il 23 giugno 1923 padre Evfimij venne destituito dalla carica di decano della zona e allontanato dalla parrocchia dai preti progressisti. Egli continuò ad esercitare il suo ministero sacerdotale clandestinamente finché, sempre su denuncia dei preti filocomunisti, nell’agosto del 1924 venne arrestato. Viene liberato dopo tre mesi di prigionia, ritorna alla sua parrocchia, ma non può celebrare perché la chiesa è sempre occupata dagli innovatori. Il popolo di Dio, quando si accorge che costoro sono più obbedienti ai comunisti che alla Chiesa, insorge contro di loro e li costringe ad allontanarsi dal villaggio. Il Giovedì Santo dell’anno 1925 padre Evfimij può riprendere le celebrazioni nella chiesa di Bol’shoj Uluj fino a quando il vescovo lo nomina parroco della cattedrale di Acinsk (26 giugno 1926).
Nel 1929 riprendono furiosamente le persecuzioni contro la Chiesa. I comunisti organizzano per le strade di Acinsk processioni di uomini e donne completamente nudi che inalberano vessilli con la scritta “Abbasso il pudore! Abbasso la coscienza!”. La gente protesta al grido “Abbasso gli anticristi”. E’ quello che i comunisti aspettano: molti vengono incarcerati per propaganda anticomunista. La casa della famiglia di padre Evfimij viene perquisita e devastata. Lui viene arrestato il 30 novembre 1930. La moglie Alessandra resta con i figli nessuno dei quali lavora. La sopravvivenza dipendeva dall’elemosina dei fedeli. In carcere padre Evfimj è sottoposto a sfibranti interrogatori, nella cella collaboratori del regime fanno di tutto per convincerlo a rinunciare al sacerdozio. Ma egli risponde: “Non rinnegherò mai il mio sacerdozio. Svolgo il mio servizio per convinzione. Il regime sovietico perseguita il cristianesimo, ma il cristianesimo vincerà. Forse resteremo in pochi, ma quei pochi faranno rinascere il cristianesimo. In antico non mancarono periodi in cui i cristiani venivano perseguitati. I cristiani erano costretti a nascondersi nelle catacombe, nelle cantine, ma alla fine il cristianesimo trionfò”
Il 23 febbraio 1930 padre Evfimij fu condannato a tre anni di lager da scontarsi in Siberia. Quando dopo tre anni fece ritorno a casa, la moglie Alessandra lo accolse con controllata tenerezza:
“Un’altra bocca da sfamare”. Erano anni duri, la gente soffriva la fame e di fame moriva. Anche per padre Evfimij la vita non era facile, e non solo a causa dei comunisti; ma la vita del lager vissuta con fede lo aveva temprato a sopportare i disagi anche familiari.
Durante la permanenza nel lager di padre Evfimij, i comunisti avevano chiusa la cattedrale di Acinsk e toccò al padre cercarsi una nuova residenza. Il 16 gennaio 1933 la trovò nel villaggio Skripacnikovsk dove una chiesa era rimasta aperta e dove il padre potè celebrare. Purtroppo per poco tempo perché anche qui nell’aprile dello stesso anno i comunisti pensarono bene di chiudere la chiesa per usarla a scopi economicamente più fruttuosi. “Sono giorni terribili, scriveva padre Evfimij alla figlia maggiore Antonia, qui i bambini muoiono di fame… per causa mia hanno licenziato dal lavoro anche Zhenia (il figlio)… peggio di così non si può immaginare”.
Anche per non creare ulteriori danni alla famiglia padre Evfimij parte alla ricerca di un villaggio dove sia possibile celebrare in una chiesa ancora aperta. Parte a piedi, senza un soldo, d’inverno. Nella notte gelida, stremato dagli stenti, incapace di muoversi, sta per morire assiderato, quando viene inaspettatamente soccorso da un casuale passante che gli salva la vita
Nel maggio 1934, il cercatore di chiese, ne trova una nel villaggio di Baja: vi rimane fino al 30 giugno del 1935 quando il potere sovietico, sempre preoccupato della salute dei suoi dipendenti, dichiara la chiesa inagibile. A questo punto la ricerca di chiese si interrompe perché p. Evfimij è costretto ad arrendersi per causa di un infarto che lo costringe a letto per mesi Nell’approssimarsi della Pasqua non resiste alla tentazione di celebrare solennemente la Risurrezione di Cristo. Al termine della celebrazione viene arrestato ed accusato di “indebita registrazione”. Si era permesso di registrare battesimi, matrimoni e funerali, tutte cose di competenza governativa sovietica. Dal carcere padre Evfimij scrive una dichiarazione trovata negli archivi: “Se sarà necessario condannarmi, mi sottometto con gioia ad ogni condanna: alla fine dell’inchiesta vi prego di non liberarmi, perché se mi libererete io di nuovo mi sentirò obbligato a compiere il mio dovere di sacerdote: battezzare, assistere i moribondi e a svolgere le altre funzioni del mio ministero”.
Nell’agosto 1936 fu condannato a tre anni di lager da scontarsi nella regione di Karaganda nel Kazakistan. Vi giunse in condizioni di salute assai compromessa. Per di più durante un interrogatorio, bastonato poco delicatamente dagli aguzzini sovietici, perse completamente la vista. A compimento della via crucis gli intentarono un nuovo ultimo processo per propaganda antisovietica. La fantasia dei sovietici è sempre stata alquanto limitata. Condannato alla pena capitale. Fucilato il 15 settembre 1937. Ora è fra i santi per l’eternità.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-05

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