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> Home > Sezione Chiese Orientali Ortodosse > San Taddeo (Ivan Vasil'evich Uspenskij) Condividi su Facebook Twitter

San Taddeo (Ivan Vasil'evich Uspenskij) Vescovo e martire

(Chiese Orientali)

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12 novembre 1872 - 31dicembre 1937


Faddej (al secolo Ivan Vasil'evich Uspenskij) nacque il 12 novembre 1872 nel villaggio di Naruksovo, governatorato di Nizhegorod. Studiò prima a Nizhegorod e poi all'Accademia teologica di Mosca. In un primo tempo lo studente di teologia Ivan era incerto se intraprendere la via al sacerdozio o quella dell'insegnamento. Nessuna propensione invece per il monachesimo. Ma con il passare del tempo prima scartò l'insegnamento ed infine scelse per il monachesimo.
Il 15 agosto 1897 entrò in monastero e prese il nome di Faddej; nello stesso anno venne ordinato sacerdote. Il 19 novembre 1898 venne nominato vicerettore al Seminario di Minsk con il compito di insegnare Sacra scrittura. In questo periodo, come prevedendo ciò che sarebbe accaduto, ebbe a scrivere: "Il pastore deve essere pronto non solo ad incontrare con amore quelli che sono disposti a seguirlo, ma deve pure avere il coraggio di incontrare tempi in cui, secondo la parola di Cristo, ''colpiranno il pastore e le pecore si disperderanno" Mt. 26,31). Il 15 marzo 1902 padre Faddej venne nominato rettore del seminario di Olonec. Fra le istruzioni fatte ai seminaristi riportiamo alcuni stralci che mettono in risalto la sua spiritualità:
"Vorrei inculcare nelle vostre menti e nei vostri cuori questa verità: tutta la forza della vita è racchiusa nell'unione con Cristo. In questa unione c'è la fonte di ogni spiritualità, pegno di creatività di quell'opera cui siete chiamati nella vita. I legami con cui si rafforza l'unione con Cristo è l'amore di Cristo. Voi conoscete per la propria esperienza la forza animatrice dell'amore umano. Se l'amore umano ha una tale forza da trasformare a volte profondamente la persona, l'amore di Dio è più grande (cfr. 1Gv 3,20). Voi sapete che è stato detto: Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse l'angoscia, la tribulazione, la fame …Io sono infatti persuaso che né la morte né la vita, né angeli né principati, né presente né futuro, né altezza né profondità, né alcun altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Salvatore (Rom 8,35)."
"Chi può riunire oggi gli uomini divisi in partiti opposti gli uni contro gli altri? Forse il bene della società di cui oggi tutti sogliono parlare? Ma il bene comune è diversamente compreso, perfino in modo del tutto contrario. Ci sono beni terreni e ci sono beni celesti, ci sono beni naturali, comuni all'uomo e alle altre creature vive, almeno in parte, ma ci sono anche i beni superiori, spirituali, di cui gli uomini furono fatti partecipi attraverso la redenzione di Cristo; e ancora una volta i beni enumerati vengono diversamente compresi dagli uomini…Fuori di Cristo gli uomini non troveranno mai un bene comune. Lui è la fonte di tutti i beni sia terreni che celesti, sia naturali che umani, sia superiori che spirituali. Di tutte le persone vissute sulla terra soltanto Lui ha realizzato in se stesso l'ideale dell'uomo. Chi fra i viventi sulla terra avrà il coraggio di affermare di aver realizzato questo ideale? Se è cos,ì come possono gli uomini cavarsela senza Cristo nella ricerca del bene comune e nella lotta nel ristabilire i diritti dell'uomo calpestati?"
"La 'scienza esatta' non ha bisogno di cercare un aiuto dal cielo. Il cristianesimo non rigetta la sapienza terrena. Non ha il diritto di appropriare soltanto a se stesso la denominazione di 'scienza esatta', ma esso annuncia che la pienezza di un'autentica conduzione sta nel tesoro della sapienza divina, misteriosa ed arcana, inaccessibile dalla mente dell'uomo senza l'aiuto dello spirito di Cristo (1 Cor 2,7,10)".
"Il cristianesimo non nega i diritti dell'uomo, ma non li vede realizzati soltanto nell'ambito della vita naturale; ma la perfetta realizzazione dell'ideale dell'uomo è soltanto nel Figlio dell'uomo che è disceso dai cieli per redimere il mondo con le sue sofferenze (Gv 3,13)".
Il 20 dicembre 1908 padre Faddej venne consacrato vescovo e destinato alla cattedra di Vladimiro (Volynia). Una delle sue prime preoccupazioni fu la visita pastorale in ogni paese anche sperduto della sua ampia diocesi dove predicava con molto zelo attirandosi la simpatia della gente. Molte delle sue prediche sono state conservate e sono giunte fino ai nostri giorni.
Nel settembre 1916 il vescovo Faddej venne trasferito nella diocesi di Vladikavkas. Arrivò alla sua nuova sede senza accompagnamenti, con una valigia che conteneva tutti i suoi averi, vestito dimessamente, povero, come sempre aveva preferito vivere.
Nel 1917, dopo la caduta della monarchia russa, la Volynia era diventata terra sconvolta per l'invasione dei tedeschi, per movimenti insurrezionali interni e per il pullulare di sette. Il vescovo ordinario Evlogij (Georgievskij) nella confusione generale credette bene abbandonare la diocesi e riparare in Occidente. Il vescovo Faddej accettò di sostituirlo, sempre obbediente, soprattutto quando si trattava di abbandonare una situazione normale per affrontarne una disastrosa. Ritornato nella sua precedente sede, la prima difficoltà fu quella di non compromettersi con i vari movimenti politici che lo avrebbero voluto dalla loro parte. Resistette ad ogni provocazione in nome di un apostolato che intendeva soprattutto richiamare la gente alla fede in Cristo.
Il 7 novembre 1921 il vescovo Faddej venne arrestato dai comunisti. Per loro non compromettersi con la loro politica costituiva già un delitto. La popolazione credente prima protestò e poi supplicò che il loro vescovo venisse liberato. Fu liberato il 9 marzo 1922 con l'ingiunzione di non poter ritornare in diocesi. Il vescovo subito dopo la liberazione si recò a Mosca dal Patriarca Tichon per ottenere una nuova cattedra.
Il 23 giugno 1919 ad Astrachan era stato fucilato il vescovo del luogo Mitrofan e il suo vicario Leontij. La cattedra era vacante. Il Patriarca Tichon elevò il vescovo Faddej alla dignità di arcivescovo e poi il 13 marzo 1922 lo designò alla cattedra di Astrachan. L'arcivescovo Faddej avrebbe voluto partire subito, ma le autorità comuniste non gli diedero il permesso di abbandonare Mosca
Il 19 maggio 1922 venne arrestato il Patriarca Tichon che affidò la direzione della Chiesa ortodossa russa al metropolita Agafangel (Preobrazhenskij). Costui, impedito dalle autorità comuniste di trasferirsi a Mosca, scrisse una lettera pastorale ai fedeli russi che venne clandestinamente stampata e diffusa. L'arcivescovo Faddej venne accusato di aver diffuso la lettera e quindi arrestato assieme al metropolita Kirill (Smirnov). Ambedue furono trasferiti nella prigione di Vladimir, una delle prigioni più severe. Il metropolita Kirill racconta di questo periodo:
"Mi trovavo in prigione triste e disperato. Il vescovo Faddej si avvicinò, mi prese la mano e mi disse: 'Per noi è giunto il tempo del cristianesimo autentico: non la tristezza, ma la gioia deve riempire le nostre anime. Ora le nostre anime devono aprirsi al sacrifico e all'offerta. Non abbatterti, Cristo è con noi' La mia mano era nella sua mano, ed io sentii scorrere attraverso la mia mano come una corrente infuocata. In quel momento tutto in me si trasformò, dimenticai la mia situazione e l'anima fu ripiena di pace e di serenità. Baciai due volte la sua mano, ringraziando Dio per il dono della consolazione che quel giusto possedeva"
Il contenuto dei pacchi dono che riceveva in prigione lo distribuiva fra i carcerati. Ad un carcerato donò pure i suoi stivali restando a piedi nudi. Condannato ad un anno d'esilio l'arcivescovo Faddej si trovò in un villaggio assieme al metropolita Kirill, l'arcivescovo Fiofil (Bogojavlensij), il vescovo Nikolaj (Jarushevich), il vescovo Vasilij (Preobrazhenskij) e il vescovo Afanasij (Sacharov). Nell'estate del 1923 l'arcivescovo Faddej fu liberato e potè sistemarsi a Volokolamsk. Il 20 ottobre 1923 ottenne il permesso di ritornare nella diocesi di Astrakan sempre povero economicamente e ricco di entusiasmo. La diocesi di Astrakan si trovava in situazioni tragiche: con l'aiuto dei comunisti gli scismatici innovatori erano riusciti ad ave metà delle chiese della diocesi e due monasteri. Affabile con tutti, nei confronti degli innovatori, l'arcivescovo Faddej si mostrò severo e intransigente.
Il 29 ottobre 1926 venne arrestato il metropolita Sergij (Stragorodskij) sostituto del Luogotenente della sede Patriarcale. Al suo posto subentrò Iosif (Petrovych) che, in caso di impossibilità di reggere l'incarico, nominò come suoi successori l'arcivescovo Kornilij (Sobolev), L'arcivescovo Faddej (Uspenskij) e l'arcivescovo Serafim (Samojlovic). Il vescovo Kornilij, essendo condannato al confino, si trovava nell'impossibilità di assumere l'incarico affidatogli. La carica di Sostituto del Luogotenente patriarcale spettava quindi all'arcivescovo Faddej. A metà dicembre del 1926 partì quindi da Astrakan alla volta di Mosca. Giunto a Saratov venne sequestrato dalla polizia e portato nella città di Kuzneck (provincia di Saratov) con l'obbligo di non abbandonare la città. Nel marzo 1928 fu lasciato libero. Nel frattempo era stato liberato anche il metropolita Sergij che destinò il vescovo Faddej alla diocesi di Saratov e nel novembre del 1928 a quella di Tver. Impegnato di giorno, passava parte della notte in preghiera. Normalmente si coricava alle tre del mattino. Si era diffuso fra gente la convinzione che l'arcivescovo aveva il dono della chiaroveggenza e di sanare gli ammalati.
Il 29 settembre 1936 il potere sovietico proibì all'arcivescovo di celebrare pubblicamente. Il 20 dicembre 1937 il vescovo Faddej venne arrestato. Per cinque ore perquisirono la casa, ma non trovarono nulla di valore. Venne collocato in una cella di delinquenti comuni che lo dileggiavano e lo maltrattavano. Ma una notte la Madre di Dio apparve a uno di loro e impose loro di rispettare il prediletto dal Signore se non volevano finire presto fucilati. Da quel giorno l'arcivescovo fu rispettato e venerato da tutti.
All'una di notte del 31dicembre 1937 l'arcivescovo Faddej venne fucilato
Vera Vasilevna Truks, domestica dell'arcivescovo, donna di grande fede e di grande carità, venne arrestata tre giorni dopo e condannata al lager dove morì nel 1942 all'età di 58 anni.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-05

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