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> Home > Sezione Chiese Orientali Ortodosse > San Sofronio Charitonovich Nesmejanov Condividi su Facebook Twitter

San Sofronio Charitonovich Nesmejanov Monaco e martire

(Chiese Orientali)

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11 marzo 1970 - 3 novembre 1937


Sofronij Charitonovich Nesmejanov nacque l’11 marzo 1970 nel villaggio di Chrushchevka, provincia del Don. Nel 1890 fu chiamato al servizio militare e vi rimase per nove anni. Tornato in famiglia lavorò per altri nove anni come falegname, dopo di che inaspettatamente, abbandonò il mondo e si fece monaco nel monastero di Carica. Nel 1910 il vescovo Aleksij (Dorodnicyn) lo chiamò al suo servizio e lo ordinò diacono. nel 1915 il vescovo Dionisij (Prozorovskij, vicario nella diocesi di Saratov, lo ordinò sacerdote. Dopo aver svolto il ministero sacerdotale in alcune parrocchie, nel gennaio 1919 si arruolò come cappellano militare nell’armata bianca di Denikin, dove rimase fino alla disfatta dei bianchi. Avrebbe potuto emigrare con i resti dell’armata bianca, ma scelse di rimanere in patria. Ritornò in monastero e vi rimase fino a quando fu chiuso dai sovietici nel 1922. Prestò servizio in varie parrocchie di campagna incontrando difficoltà soprattutto dai sacerdoti ‘innovatori’ fedeli al partito e da questo protetti. Nel villaggio Kazakovka, venne costretto a cedere la chiesa agli innovatori. Si ritirò allora in un appartamento privato dove continuò a celebrare la Divina Liturgia e ad istruire il popolo. Denunciato dagli stessi innovatori padre Sofronij venne arrestato nel 1926, ma ben presto rilasciato per mancanza di prove. A quel tempo le prove godevano ancora di una, sia pur limitata, importanza. Padre Onofrij dovette abbandonare il proprio villaggio e cercarsi una sistemazione nel villaggio Jur’enka.
Ma neppure nella nuova residenza ebbe la vita facile, anche perché egli stesso fece di tutto per convincere i fedeli a non passare alla chiesa scismatica degli innovatori. Costoro non erano tanto magnanimi di affrontare ad armi pari il loro, pur sempre, confratello. Lo denunciarono una seconda volta accusandolo di propaganda antisovietica. Padre Sofronij venne perquisito e arrestato l’11 febbraio 1928 e quindi interrogato
Giudice: “Quali sono le sue convinzioni politiche?”
P. Sofronij: Riconosco il potere del luogo dove vivo”
Giudice: “Durante la guerra civile da che parte era?”
P. Sofronij: “Negli anni 1919-1920 ho prestato servizio volontario come cappellano militare con il grado di capitano nell’armata di Denikin”…
I fedeli della parrocchia inviarono una lettera al Comando comunista locale per chiedere la liberazione del loro parroco: “L’11 febbraio 1928 venne arrestato il nostro parroco padre Sofronij Nesmejanov. Intendiamo dichiarare con questa lettera che lui, durante la sua predicazione, non ha mai parlato contro il potere sovietico. Con le sue parole egli invitava sempre ad aiutare i poveri e ne dava l’esempio. Sapendo che egli è ammalato, temiamo per la sua salute. Vi preghiamo quindi di rilasciarlo perché possa continuare il suo servizio da noi”. Purtroppo accanto a chi difendeva il proprio parroco, il partito sapeva trovare non pochi prezzolati disposti a vendersi a tutti i prezzi.
Padre Sofronij si dichiara innocente e si appella a Mosca. Il 17 agosto 1928 da Mosca giunge l’ordine di liberare il Padre. Liberato ha soltanto il dovere di cambiare aria. Si stabilisce nel villaggio Ulybovka provincia di Saratov.
Viene arrestato di nuovo il 29 dicembre 1930 e questa volta condannato a tre anni di confino. Ritorna nel 1933 e trova lavoro come guardiano nella città di Vol’sk. Deve attendere fino al 1935 prima di ottenere di essere parroco nella diocesi di Tver. Dopo un anno viene trasferito a Ul’janova Gora e nel febbraio 1937 a Loz’eva. Questi frequenti spostamenti erano direttamente disposti dall’autorità ecclesiastica, consigliata persuasivamente dall’autorità comunista che vegliava amorosamente sul comportamento del clero.
Il 22 settembre 1937 padre Sofronij viene arrestato e subito iniziano gli interrogatori. Le accuse sono le solite: propaganda antisovietica. In più viene accusato di aver fatto riferimento al testo della costituzione di Stalin per affermare che nel paese non esisteva libertà di coscienza. Padre Sofronij si dichiara innocente, ma quando si accorge che tutto è pura invenzione si rifiuta di rispondere, anche perché nel 1937 ogni difesa risultava del tutto inutile. Prima che iniziasse il processo la condanna era già fissata dalla ‘legalità socialista’, cioè dagli organi del partito. Per due volte padre Sofronij è sottoposto alla tortura per costringerlo a firmare di essere colpevole, ma egli, pregando in continuità, trova la forza per resistere.
Il 1 novembre padre Sofronij Nesmejanov è condannato dalla Trojka alla fucillazione. La sentenza viene eseguita il 3 novembre 1937.


Autore:
Padre Romano Scalfi


Fonte:
www.culturacattolica.it

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Aggiunto/modificato il 2020-05-13

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