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Beato Cosma (Sante) Spessotto Sacerdote francescano, martire

14 giugno

Mansué, 8 gennaio 1923 - San Juan Nonualco, El Salvador, 14 giugno 1980

Cosma Spessotto nacque a Mansuè (Treviso) nel 1923. Religioso dei Frati Minori del Veneto, fu ordinato sacerdote nel 1948. Fin da giovane coltivò il desiderio di partire missionario in Cina. Preclusa la via dell’Oriente per l’espulsione dei missionari cattolici, fu inviato in El Salvador, dove svolse il ministero di parroco nella diocesi di San Vicente, oggi Zacotecoluca. In un contesto segnato da profonde ingiustizie sociali e lacerato da sanguinose lotte fratricide, fu autentico testimone del Vangelo, richiamando tutti, con la parola e l’esercizio delle opere di misericordia, alla pace, al dialogo, al rispetto della vita. La sua opera di riconciliazione gli procurò l’odio dei nemici di Cristo, che lo uccisero per mano di sicari, mentre era presso l’altare dopo aver celebrato la messa nella chiesa parrocchiale di San Juan Nonualco, il 14 giugno 1980. La Causa di Beatificazione ebbe inizio nel mese di giugno 2000. Papa Francesco il 26 maggio 2020 lo ha riconosciuto quale martire, uccisio in odio alla fede, aprendo così la strada alla sua beatificazione.



Cosma (al secolo: Sante) Spessotto nacque il 28 gennaio 1923 a Mansuè (Treviso, Italia). Nel 1935 entrò nel seminario francescano dei Frati Minori di Lonigo e, il 17 novembre 1940, emise la professione religiosa. Ordinato sacerdote il 27 giugno 1948, manifestò ai Superiori il desiderio di recarsi missionario in Cina, ma impedimenti di natura politica gli preclusero quella via. Domandò allora di poter partire per il Centro America. Nel 1950, fu destinato a San Juan Nonualco (El Salvador), dove costruì una chiesa parrocchiale, dei laboratori per insegnare ai ragazzi un mestiere e una scuola parrocchiale per le classi elementari. Sacerdote mite, buono e umile predicò la giustizia e la carità, l’amore fraterno e il perdono a tutti, specie ai campesinos, disperati per le tristi e misere condizioni di vita.
Al termine della Presidenza del Colonnello Arturo Armando Molina, sul finire degli anni ‘70, il governo del Paese era di fatto in mano all’Esercito appoggiato dai latifondisti e da gruppi paramilitari di estrema destra, tra cui gli Escuadrones de la muerte e la Unión Gerrera Blanca. La popolazione, e soprattutto i campesinos, si vedeva negare anche i diritti fondamentali. Per contrastare il governo si era organizzata la guerriglia di sinistra. In questo contesto violento, molti esponenti della Chiesa, compreso il Servo di Dio, cercavano di aiutare i più deboli e i poveri. Egli non appoggiava né i guerriglieri, né i militari, ma ricercava il dialogo e la riconciliazione tra le parti evitando qualsiasi strumentalizzazione della sua parrocchia per fini politici. Nonostante l’atteggiamento super partes, il Servo di Dio ricevette minacce di morte.
Fu ucciso il 14 giugno del 1980, nel giorno della festa del Cuore Immacolato di Maria, mentre, inginocchiato in un banco della chiesa vicino al tabernacolo, era intento alla lettura della Parola di Dio. La chiesa era quasi vuota. Due persone, utilizzando parrucche che nascondevano la loro identità, si avviarono verso la chiesa parrocchiale. Uno dei due, coperta la faccia con un fazzoletto, entrò in chiesa tenendo tra le mani una mitragliatrice e, avvicinatosi al Servo di Dio, gli sparò contro una raffica che lo uccise.
Il martirio materiale è largamente provato. Il Servo di Dio fu assassinato la sera del 14 giugno 1980, nella chiesa di San Juan Nonualco, dove aveva esercitato il ministero di parroco per circa ventitré anni.
Quanto al martirio formale ex parte persecutoris, si seppero i nomi dell’esecutore materiale e del mandante e della loro ideologia. Le autorità tentarono anche di attribuire l’omicidio ai guerriglieri. La predicazione del Servo di Dio, rivolta a tutti gli schieramenti in lotta e centrata sulla necessità di ristabilire la pace e il rispetto dei diritti umani, infastidiva entrambe le fazioni. La sera del delitto, il religioso aveva celebrato una Messa in suffragio di un giovane universitario ucciso una settimana prima dai militari. Il Servo di Dio non faceva politica ma esercitava il suo ministero sacerdotale, cercando di mediare tra le parti in conflitto. Pertanto, è possibile individuare come motivo prevalente l’odium fidei. Anche se per i persecutori l’operato del religioso poteva apparire sovversivo, essi sapevano che era strettamente collegato alla sua fede e ai suoi doveri di parroco. Il fatto che fosse ucciso davanti al tabernacolo indica particolare disprezzo del luogo sacro.
Quanto al martirio formale ex parte victimae, in Padre Cosma la disponibilità al martirio emerge anche dai suoi Scritti, in cui espresse anche la volontà di perdonare i suoi possibili assassini. Egli era consapevole di essere in pericolo perché aveva ricevuto minacce. I Superiori gli avevano suggerito di tornare in Italia, ma egli, spinto dalla carità pastorale, volle restare in El Salvador per non abbandonare la sua gente.
La fama di martirio, che sin da subito circondò il Servo di Dio, è rimasta costante nel tempo.


Fonte:
www.causesanti.va

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Aggiunto/modificato il 2020-05-28

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