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Servi di Dio Sergio Bernardini e Domenica Bedonni Sposi

Senza Data

Sergio: Sassoguidano (MO), 20 maggio 1882 - Verica (MO), 12 ottobre 1966
Domenica: Verica (MO), 12 aprile 1889 - Verica (MO), 27 febbraio 1971

Sergio Bernardini e Domenica Bedonni, contadini nelle montagne di Pavullo (Modena), sono vissuti e morti santamente. Coniugi e genitori esemplarissimi, pur tra stenti e sacrifici e tanta povertà. Hanno avuto non poche sofferenze, ma le hanno sopportate volentieri con tanto amore a Gesù. Sergio, già felicemente sposato, in pochi anni ha 7 funerali in casa sua: gli muore papà, mamma, fratello, la sposa e i tre figli. Senza lamentarsi confidò nel Signore ed incontra un’ottima ragazza, Domenica, animata dagli stessi sentimenti: formare una famiglia molto religiosa, con tanti figli da educare religiosissimamente nella speranza che qualcuno si consacri al Signore. Dei dieci figli, infatti, cinque scelsero la congregazione delle Figlie di San Paolo, una si fece francescana, due cappuccini, uno dei quali è ora arcivescovo di Smirne, mons. Germano Bernardini. Ai funerali di entrambi presenziò una folla enorme di fedeli e concelebrarono oltre 50 Sacerdoti. Fedeli e sacerdoti acclamavano: “E’ morto un santo!”, “E’ morta una santa!”. La causa di beatificazione è iniziata con il “nulla osta” concesso dalla Congregazione per le Cause dei Santi il 30 settembre 2005.



A ben guardare gli inizi, non si può davvero dire che la sua vita sia granchè fortunata: Sergio Bernardini, nato nel modenese il 20 maggio 1882, felicemente sposato dal 1907 e padre di tre bambini, in meno di quattro anni vede il mondo cadergli addosso: in rapida successione, ed a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, vede morire il papà, la mamma, il fratello, la moglie e i suoi tre bimbi. Completamente solo nel 1912 e carico di debiti per le sette malattie e i sette funerali, emigra in America anche per sfuggire ai ricordi, trovando lavoro in una miniera statunitense. Ritorna però a casa appena un anno dopo, dichiarando, con sorpresa di tutti, di essere scappato perché aveva paura di perdere la fede in quella miniera. Per questo motivo, e anche perché in effetti Sergio si sta distinguendo per una vita cristiana davvero impegnata, il suo parroco pensa seriamente di avviarlo al sacerdozio, ma lui non si sente portato, anzi se ne sente indegno, continuando ad accerezzare il sogno di una famiglia, possibilmente numerosa, magari con qualche figlio missionario. Qualcosa del genere sta pensando Domenica Bedonni, che ha sempre desiderato farsi suora, non trovando mai qualcuno che l’aiutasse a realizzare questo sogno. A 23 anni è giunta nella determinazione che, se non è diventata suora, ha comunque la possibilità di essere mamma di suore, e magari anche di preti, se solo le riesce di trovare un marito che la pensi come lei. Sarà il caso o, per chi crede, un disegno superiore, ma un bel giorno, quando uno zio le fa conoscere Sergio, appena rientrato dalla sua breve esperienza americana, scatta la scintilla ed è subito amore. Quest’uomo dalla fede autentica che le dà tanta pace e che, per di più, ha tutte le caratteristiche, anche fisiche, per piacere, l’affascina talmente che dopo appena pochi mesi di fidanzamento si lascia condurre da lui all’altare il 20 maggio 1914. Arrivano i figli, uno dopo l’altro, senza tanti calcoli e tante previsioni: dieci in tutto, sei femmine e due maschi, e bisogna lavorare sodo per sfamarli tutti. Di farli studiare nemmeno si parla perché mancano i soldi, ma in quella casa anche i muri trasudano tenerezza e carità. La giornata inizia con la messa per tutti, anche quando si trasferiscono in aperta campagna e la chiesa è più distante; ma prima che si concluda c’è tempo per il rosario, per educare i figli alla fede, per i vespri, l’adorazione eucaristica e le adunanze perché Sergio e Domenica sentono il bisogno di nutrire la loro fede. Il loro desiderio si realizza oltre misura, a dimostrazione che Dio non si lascia vincere in generosità: sei figlie su otto scelgono di farsi suora, una tra le Orsoline e cinque tra le Paoline di Alba, dove le accettano anche senza dote; i due maschi entrano dai Cappuccini e sono ordinati sacerdoti. Sbaglia chi crede che in quella famiglia si vada in malora man mano che si riduce il numero delle braccia per lavorare nei campi: il necessario non manca mai e in soprappiù abbonda la fede per affrontare anche gli imprevisti, come le malattie o l’incendio, che nel 1922 distrugge mandria e fienile, costringendoli a ricomincare daccapo.  In quella casa, invece, c’è sempre un piatto di minestra ed una pagnotta per tutti i poveri che vengono a bussare e anche durante la guerra quella porta si apre spesso e volentieri per nascondere, sfamare o confortare qualcuno. E dato che la carità non è fatta solo di pane e minestra, come se non bastassero gli otto figli già donati al Signore, Sergio e Domenica nel 1963 “adottano” un seminarista nigeriano, pagando i suoi studi a Roma con la loro modesta pensione. Il Signore che non solo promette il centuplo, ma realmente lo dà, farà di questo loro figlio “adottivo” il vescovo di Ibadan in Nigeria ed attualmente anche Presidente della Conferenza Episcopale nigeriana. E questi sarà vescovo ordinante di Giuseppe (Padre Germano), figlio “naturale” di Sergio e Domenica,attualmente vescovo emerito di Smirne. Papà Sergio si spegne il 12 ottobre 1966, dopo aver vissuto per 52 anni in straordinaria sintonia spirituale con la sua Domenica, che lo raggiunge in Paradiso il 27 febbraio 1971. Fino alla fine hanno raccomandato ai figli di farsi santi, ma è opinione comune che siano proprio loro, genitori straordinariamente ordinari e generosamente eroici, ad aver vissuto da santi, traducendo il vangelo nella loro vita di coppia. Per questa ragione la Diocesi di Modena ha dato avvio nel 2006 alla loro causa di canonizzazione di cui è già stata conclusa l’inchiesta diocesana che ha già stato ottenuto il decreto di validità dalla Congregazione per le Cause dei Santi.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Sin dagli albori della cristianità non sono mai mancate, seppur siano purtroppo poco celebri, le coppie di sposi distintesi per la loro santità. Solamente in Italia vi sono ben cinque coppie vissute negli due secoli delle quali è in corso il processo di canonizzazione: Carlo Tantredi Falletti e Giulia Colbert, Marcello Inguscio e Anna Maria Ritter, Ulisse Amendolagine e Lelia Cossidente, Giovanni Gheddo e Rosetta Franzi, Sergio Bernardini e Domenica Bedonni. Per questi ultimi, ai quali è dedicata la presente scheda agiografica, la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso in data 30 settembre 2005 il “nulla osta” volto all’apertura della loro causa di canonizzazione, con fase diocesana presso la curia di Modena-Nonantola.
Sergio Bernardini e Domenica Bedonni, contadini nelle montagne di Pavullo, in provincia di Modena, si contraddistinsero per la santità sia della loro vita che della loro morte e seppero sempre essere coniugi e genitori esemplarissimi, pur tra stenti, sacrifici ed un’estrema povertà. Sopportarono volentieri, nutrendo tanto amore per Gesù, le non poche sofferenze che afflissero la loro esistenza terrena.
Sergio nacque presso Sassoguidano il 20 maggio 1882. Già felicemente sposato, in pochi anni ebbe ben sette funerali nella sua famiglia: gli morirono infatti il papà, la mamma, il fratello, sua moglie ed i tre piccoli figli. Rimasto dunque miseramente solo, si guardò bene dal lamentarsene, preferendo confidare nel Signore. Fu così che incontrò provvidenzialmente la giovane Domenica Bedonni, nata a Verica il 12 aprile 1889, un’ottima signorina animata dai suoi stessi sentimenti: formare una famiglia secondo il modello cristiano, con numerosi figli da educare religiosissimamente nella speranza che qualcuno di essi un giorno si fosse consacrato al Signore. Ebbero dunque dieci figli: Igina, Agata, Maria Amalia, Raffaella, Augusta, Maria, Paola, Teresa Maria, Sebastiano e Germano. Ne adottano ancora un altro, Felix, un ragazzo negro che diventerà addirittura vescovo.
L’educazione dei figli, veramente straordinaria, fu il principale capolavoro della loro vita coniugale, tutta intessuta in un clima soffuso di preghiera, devozione mariana e continue invocazioni allo Spirito Santo, in un ambiente di duro lavoro nei campi, ma anche di grande serenità e gioia, di semplicità e di fede forte e ardente. Due loro figlie si sposarono. Sei figlie invece si consacrano al Signore: cinque entrarono fra le Figlie di San Paolo ed una divenne francescana. I due figli maschi diventarono sacerdoti cappuccini: Padre Sebastiano, predicatore e Direttore spirituale di tanti giovani e handicappati, e Padre Germano, missionario, che nel 1983 venne consacrato Arcivescovo della città turca di Smirne dal suddetto suo fratello adottivo Felix. La prole di Sergio e Domenica si è dunque donata alla Chiesa per l’evangelizzazione missionaria in tutti i continenti del pianeta. Giustamente mamma Domenica ripeteva sovente: “Dio ci ha tanto benedetti e non lo ringrazieremo mai abbastanza”.
Questi sposi erano infatti convinti che la famiglia deve essere una vera e propria pagina del Vangelo scritta per il nostro tempo: nei loro cinquantadue anni di matrimonio hanno testimoniato come si possa crescere nella fede e nella vita interiore, testimoniando la fedeltà e la coerenza cristiana. In questo tempo in cui i mass media parlano quasi esclusivamente di famiglie sfasciate, distrutte dall’odio e scarsamente feconde, è bello apprendere che ve ne sono ancora molte, invece, che sanno dare al matrimonio il suo giusto valore luce del Vangelo.
I due coniugi morirono rispettivamente presso Verica, nel modenese, il 12 ottobre 1966 ed il 27 febbraio 1971. Ai funerali di entrambi presenziò una folla enorme di fedeli e concelebrarono oltre 50 Sacerdoti. Fedeli e sacerdoti acclamarono: “E’ morto un santo!”, “E’ morta una santa!”.
Assai prezioso è il testamento spirituale di Domenica, ormai vedova, che tramanda pure i pensieri del defunto marito: “Tutte le cose mi parlano del Signore e mi portano a Lui. Baciando una rosa, bacio la bellezza di Dio. i miei figli sono la mia corona e i miei tesori. Oh, se potessi spiegarmi e farmi sentire da tutte le mamme del mondo, quale dono, quale grazia grande è l’avere dei figli e delle Vocazioni nella propria famiglia! Ho sempre desiderato che i miei figli facessero del bene al mondo, per la gloria di Dio. Ora chiedo che siate santi. Sono contenta di avere tanti figli, ma ne vorrei altri per avere altri Sacerdoti, altri Missionari. Nella sofferenza: coraggio. Il Signore ha poi tutta l’eternità per farci gioire. Ai figli missionari: Non dubitate, sono più che felice; benedetti figli che andate a fare del bene. Noi siamo con voi e vi aiutiamo tutti i giorni con le preghiere. Quando il Signore mi chiamerà nel suo Regno, dite a tutti la mia felicità con il suono di campane a festa. Devo tanto ringraziare il Signore delle molte grazie che ci ha fatto. Vivo volentieri per i miei figli: prego spesso Gesù che li assista in ogni momento. Me li avete dati, Signore: io ve li ho allevati, ma sono vostri. Benediteli. Gesù, la Mamma celeste e la mamma terrena vi benediciamo. Arrivederci in Cielo”.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2011-02-20

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