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Sant' Egberto di Northumbria Monaco

24 aprile

Northumbria, 639 – Iona (Scozia), 24 aprile 729

Martirologio Romano: Nell’isola di Iona in Scozia, sant’Egberto, sacerdote e monaco, che si adoperò con dedizione per l’evangelizzazione di molte regioni d’Europa e, ormai avanti negli anni, riconciliò i monaci di Iona con l’uso romano del computo pasquale, celebrando la sua Pasqua eterna subito dopo averne officiato la solennità.


Nacque in Northumbria nel 639 (regno anglosassone fondato nel 605 unendo i due regni di Bernicia e Deira), ed entrò nella vita monastica a Lindisfarne o Holy Island, (isolotto della Gran Bretagna, nel Mare del Nord; nel VII secolo vi si stabilirono dei missionari provenienti da Iona), poi volendo acquisire la superiore cultura degli irlandesi e con il desiderio di perfezionare il suo stato di monaco, si trasferì in Irlanda entrando nel monastero di Rathmelsigi, in seguito chiamato come Mellifont.
Durante una ricorrente pestilenza fu colpito dal morbo, allora Egberto fece voto che se avesse superato il mortale pericolo, di non ritornare più nella sua terra natia, di recitare tutti i giorni l’intero salterio e di digiunare un giorno la settimana per tutta la vita.
Una volta guarito, venne consacrato sacerdote; essendo un profondo conoscitore delle Sacre Scritture, attirava per la sua fama, numerosi studenti che affluivano alla sua scuola, provenienti anche dall’Inghilterra.
Decise poi di farsi missionario in Frisia (Europa del Nord) e in Germania, quindi dopo aver scelto alcuni compagni, noleggiò una nave, nonostante che un monaco di Melrose lo scongiurasse di abbandonare quel progetto e di andare a Iona [o Icolmkill, isoletta della Scozia (contea di Argyll) nel gruppo delle Ebridi, fu centro dell’espansione missionaria del cristianesimo fra gli Scozzesi; nel 563 s. Colombano vi fondò un monastero, passato poi nel XIII secolo ai Benedettini].
Infatti in prossimità dell’imbarco, una tempesta gli distrusse l’imbarcazione ed Egberto comprese che la volontà di Dio era di non andare; al suo posto inviò in due distinti tempi s. Wigberto e poi s. Willibrordo, ognuno con un gruppo di compagni.
Lui invece si trasferì nel 716 a Iona e qui trascorse gli ultimi tredici anni della sua vita, operando alacremente affinché quei monaci accettassero gli usi romani per la celebrazione della Pasqua, riuscendovi con successo con le sue argomentazioni e con l’esempio della sua santa vita.
Morì a 90 anni a Iona il 24 aprile 729, giorno di Pasqua, che per la prima volta si celebrava secondo la liturgia romana.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-02-06

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