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San Pietro Parenzo Podestà e martire

21 maggio

Roma, XII sec. – Orvieto, 21 maggio 1199

Patronato: Orvieto

Emblema: Palma


Nella storia millenaria della Chiesa, è purtroppo accaduto che le divergenze d’interpretazione dottrinale, sulla natura umana e divina di Gesù, sulla figura e l’importanza di Maria nel disegno della Redenzione, sul culto dei santi, delle reliquie, delle immagini, sul mistero Trinitario, ecc. oltre a portare a Concili chiarificatori e semmai di condanna delle eresie ideologiche che affioravano specie in Oriente, provocarono anche scontri e persecuzioni fra le varie parti, capeggiati da vescovi e patriarchi locali, dove anche e soprattutto il potere imperiale aveva la sua parte.
Quindi si produssero martiri, persecuzioni e scismi più o meno rientrati o ancora perduranti; anche in Occidente vi furono eresie o movimenti di lotta, forse non tanto per questioni dottrinarie, ma soprattutto sulla interpretazione del vivere cristiano e segnatamente sul comportamento del clero e della gerarchia.
I danni alla Chiesa furono egualmente grandi e varie eresie, scismi e movimenti di lotta, funestarono l’ideologia cristiana, operando in questi scontri non solo verbali, politici o religiosi, anche tante vittime da ambo le parti, per il concetto sbagliato di imporre con la forza agli altri credenti, la propria ideologia o appartenenza.
Non stiamo qui ad enumerare le tante eresie o movimenti eretici, sorti in Occidente o che operarono, più o meno violentemente in Occidente; ma la biografia del santo di cui parliamo, il podestà e martire Pietro Parenzo si inserisce proprio in queste lotte, che videro protagonisti al suo tempo, gli eretici catari o patarini, che operavano nel territorio di Orvieto, alla fine del secolo XII.
Prima di proseguire vediamo chi erano i ‘catari’; il nome di derivazione greca e poi latina medioevale, vuol dire “puro”; il catarismo fu una dottrina ereticale diffusa in Europa dal secolo XI, proveniente dall’Oriente, che predicava la contrapposizione assoluta tra il bene e il male, intesi come principi o forze che governano il mondo e nella vita morale, e inoltre il più rigoroso ascetismo.
I ‘patarini’ invece appartenevano alla ‘pataria’, un movimento religioso e politico sorto a Milano nel sec. XI, che si proponeva di purificare i costumi del clero, in particolar modo eliminando la simonia; per le sue caratteristiche democratiche, che originarono anche contrasti tra le diverse fazioni cittadine, fu considerato come un movimento di emancipazione delle classi popolari dai vincoli feudali.
Forse confondendo il termine ‘pataria’ con il termine ‘cataro’, passò nel XIII secolo a significare ‘eretico -cataro’; dal XIV sec. significò solo genericamente ‘eretico’.
I metodi per imporre le loro idee furono non sempre pacifici, anzi piuttosto violenti, tali da suscitare una reazione da parte dei cattolici nei periodi successivi; l’opera riformatrice del Poverello d’Assisi, qualche decenni dopo, userà ben altri metodi pacifici con l’esempio di povertà evangelica, dando frutti che durano ancora abbondantemente, con il francescanesimo che ne derivò.
Di Pietro si sa che nacque a Roma nella nobile famiglia romana dei Parenzo, il padre Giovanni fu senatore nel 1157 e giudice nel 1162, la madre si chiamava Odolina.
Non si sa l’anno di nascita, né come trascorse la sua fanciullezza e gioventù; aveva dei fratelli ed era sposato; ma evidentemente era una persona degna di rispetto e molto considerata, se nel 1199 papa Innocenzo III (1198-1216) e il popolo romano, lo mandarono come rettore e podestà in Orvieto, dove gli eretici catari o patarini, avevano messo salde radici; inoltre la città, già libero Comune nei secoli XI e XII, era teatro delle lotte fra guelfi e ghibellini, cioè tra fautori del papato e quelli dell’imperatore di Germania.
Gli eretici minacciavano la fede e la pace della città con un’audacia crescente, poco contrastata dai vescovi Rustico e Riccardo, favoriti anche dalla tensione che si era creata tra Orvieto e il papa dopo il 1198, per questioni inerenti la città di Acquapendente.
Il principale scopo di Pietro, era quello di portare la pace fra le fazioni in lotta e nel contempo combattere l’eresia; il suo ingresso ad Orvieto fu accolto favorevolmente dai cattolici nel febbraio 1199, ma con ostilità dagli eretici e loro sostenitori.
Pietro Parenzo usò una eccezionale severità con provvedimenti adatti e con una repressione che apparve spietata, contro i sobillatori di discordie e contro gli eretici e mentre raccolse consensi ed ammirazione da parte dei cattolici, si attirò invece un odio mortale da parte degli eretici, che videro in lui un nemico, minacciandolo apertamente di morte.
Dopo una pausa per Pasqua, in cui si recò a Roma per riferire della situazione a papa Innocenzo III, ricevendone approvazione ed incoraggiamento a proseguire, Pietro Parenzo intuendo una possibile tragedia, fece testamento e il 1° maggio del 1199, tornò ad Orvieto.
Nel frattempo gli eretici avevano preparato una congiura e con il favore di un servitore, che la sera del 20 maggio aprì la porta del palazzo ai congiurati, Pietro fu preso, malmenato, legato e imbavagliato e condotto fuori città, in una misera capanna.
Gli fu proposto, in cambio della sua liberazione, di abolire tutti i provvedimenti presi, che rinunciasse al governo della città, a non molestarli più, anzi a favorirli.
Al suo rifiuto di deviare dalla fede e consentire i loro errori, uno dei congiurati lo colpì violentemente con un martello e poi tutti gli altri con coltelli e spade lo massacrarono; dopo fuggirono tutti.
Il mattino seguente, fra il cordoglio generale della parte cattolica, la notizia si sparse in città; il suo corpo accompagnato dal vescovo, dal clero e dal popolo, fu portato nella chiesa di S. Maria dove fu tumulato.
Si scatenò la reazione dei cattolici, che fecero giustizia sommaria dei congiurati che si riuscì a prendere, mentre il Comune rinnovava contro gli eretici catari, la pena del carcere e la confisca dei beni. Il papa inviò la cavalleria romana ad Orvieto, che fu determinante per la sconfitta dell’eresia catara, ma anche per il trionfo in città dei guelfi contro i ghibellini.
Per i miracoli che si verificavano sulla sua tomba, anche al solo invocarlo, Pietro Parenzo fu da subito venerato come martire, non solo ad Orvieto, ma anche nelle città di Arezzo e Firenze; vari pellegrinaggi si organizzavano alla tomba e gli stessi pellegrini diretti a Roma, si fermavano ad Orvieto per pregare sul suo sepolcro; anche il papa s’informò su quanto si raccontava, ciò nonostante non lo canonizzò mai ufficialmente.
Pur continuando un culto locale, solo il 16 marzo 1879, su richiesta del vescovo di Orvieto Antonio Briganti, la Santa Sede approvò il culto, stabilendo la celebrazione liturgica al 21 maggio, data usata sin dal 1200.
Il suo corpo riposa ora nel bellissimo Duomo di Orvieto, nella Cappella del Corporale.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2004-03-11

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