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Venerabile Angelo Ramazzotti Vescovo, fondatore

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Le vicissitudini del tempo hanno fatto sì che per il fondatore del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere), il vescovo - patriarca Angelo Ramazzotti, le pratiche canoniche per la sua beatificazione, venissero ritardate; cosicché alcuni suoi discepoli missionari, l’hanno diciamo sorpassato, verso questa ascesa, divenendo beati prima di lui, come Paolo Manna morto nel 1952 a Napoli e Giovanni Battista Mazzucconi martire, ucciso in Oceania nel 1855, suo contemporaneo.
Milanese, nacque il 3 agosto 1800 in una pia famiglia; compì i suoi studi nei migliori collegi diocesani, laureandosi nel 1823 in diritto civile ed ecclesiastico all’Università di Pavia.
Dopo due anni da legale, si sentì chiamato al sacerdozio, quindi entrò nel Seminario Maggiore di Milano per gli studi teologici; venne consacrato sacerdote il 13 giugno 1829, entrando nello stesso giorno fra gli Oblati Missionari di Rho, dediti alla predicazione al clero stesso e al popolo.
Si prodigò in questa attività apostolica per 20 anni, diede più di 200 missioni per il popolo. Aprì a Saronno nel 1836 un oratorio festivo e poi un orfanotrofio; nel 1850 riuscì ad aprire a Saronno il primo seminario italiano per sacerdoti da inviare nelle Missioni Estere (oggi P.I.M.E.), così da poter realizzare la sua antica e contrariata aspirazione alle missioni; l’Istituto fu incoraggiato da Pio IX e dai vescovi lombardi che ne divennero ‘padri e protettori’.
Nello stesso tempo venne eletto vescovo di Pavia; tre anni dopo propose al papa il progetto di un seminario missionario per tutte le diocesi italiane.
Nel 1860 fu l’artefice dell’invio delle prime suore missionarie italiane: le Suore di Maria Bambina in Bengala e delle Canossiane ad Hong Kong.
Fu consacrato vescovo a Roma il 30 giugno 1850, entrando poi a Pavia il 29 settembre e prese subito a liberare il seminario diocesano dalle teorie giansenistiche, difendendo nella diocesi l’integrità della fede, in quel periodo di sconvolgimenti politici e religiosi.
Era in piena attività apostolica, quando nel 1858 venne eletto patriarca di Venezia, diocesi in cui entrò il 15 maggio 1858, fra l’entusiasmo dei veneziani che lo salutarono come ‘angelo di nome e di fatto’.
Continuò anche qui la sua opera di difesa della fede, curò particolarmente il clero, si prodigò nell’educazione dei giovani, nell’aiuto ai poveri, nella lotta contro i vizi; tutti i ceti sociali e categorie religiose ricevettero la sua parola e il suo interessamento, dai carcerati ai ricchi, dai monasteri agli ebrei, dai sordomuti ai ragazzi sbandati.Vendette tutte le suppellettili preziose del suo patriarcato per aiutare i numerosi poveri che l’assediavano, rimase con la sola veste che indossava; fu tenuto in grande considerazione e rispetto dall’episcopato italiano.
Quando ormai era giunto ad un passo per la dignità di cardinale, consumato dalle fatiche pastorali, a soli 61 anni, morì il 24 settembre 1861 a Crespano del Grappa.
Il popolo lo acclamò ‘santo’ e il cardinale Roncalli patriarca di Venezia e futuro papa beato Giovanni XXIII, il 3 marzo 1958 fece traslare le sue spoglie a Milano nella chiesa di S. Francesco Saverio dell’Istituto Missionario da lui fondato e attualmente presente in molte diocesi.
I processi canonici aperti nel 1978 sono proseguiti nelle varie tappe nel 1987, 1998 e 1999.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-10-10

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