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San Giovanni Soan di Goto Religioso gesuita, martire

6 febbraio

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Goto, Giappone, 1578 Nagasaki, Giappone, 5 febbraio 1597

Giovanni Soan nacque nel 1578 nelle isole di Goto, a ovest di Kyushu, in Giappone. Con la sua famiglia, convertita al cattolicesimo, scappò a Nagasaki, sede di una nutrita comunità cristiana. Chiese di poter entrare nella Compagnia di Gesù, ma era ancora troppo giovane: ebbe quindi un periodo di prova come catechista. Rinnovò la domanda e fu aggregato a padre Paolo Miki e al catechista Giacomo Kisai. Insieme a loro fu arrestato e condotto a Miyako (altro nome per Kyoto, allora capitale dell’impero del Giappone) insieme a sei Frati Minori e a diciassette Terziari francescani. Poco prima dell’arrivo a Nagasaki, luogo della loro esecuzione, Giovanni e Giacomo poterono emettere i loro voti nelle mani del confratello padre Francesco Pasio. Morirono il 5 febbraio 1597. I ventisei martiri di Nagasaki furono beatificati il 3 luglio 1627 da papa Urbano VIII e canonizzati il 9 giugno 1862 dal Beato Pio IX.



Giovanni Soan nacque nel 1578 da una famiglia cristiana nelle isole Goto, a ovest dell’isola di Kyushu. A causa di una persecuzione contro i cristiani, si rifugiò coi familiari a Nagasaki, che era nelle vicinanze e contava una nutrita comunità cristiana.
A quindici anni, Giovanni chiese di entrare nella Compagnia di Gesù, ma fu accettato solo come catechista, perché troppo giovane. Per un periodo di prova, fu affiancato come aiuto a padre Pedro Morejón: insieme a lui, esercitò il suo compito nell’isola di Shiki e poi a Osaka. Rinnovò in seguito la sua domanda: fu accolto come novizio e aggregato ai padre Paolo Miki e a un altro catechista, Giacomo Kisai, dai quali non si separò più.
La persecuzione contro i cristiani però li raggiunse: furono arrestati e condotti a Miyako (altro nome per Kyoto, all’epoca capitale imperiale) insieme a sei Frati Minori e a diciassette Terziari francescani. Tutti subirono il taglio di un pezzo dell’orecchio sinistro, poi vennero fatti salire, a gruppi di tre, su alcuni carri e trasportati su di un carro per le vie della città, perché fossero esposti al disprezzo della folla. Fu annunciato che la sentenza sarebbe stata eseguita tramite crocifissione su una delle colline di Nagasaki, come monito per gli altri cristiani.
Giunsero nelle vicinanze il 1° febbraio 1597, dopo ventisei giorni di viaggio. Poco prima dell’arrivo a Nagasaki, presso l’eremo di San Lazzaro a Urakami, il gesuita padre Francesco Pasio poté entrare in contatto con loro. Ascoltò le loro confessioni e ricevette i voti religiosi di Giovanni Soan e di Giacomo Kisai.
Il 5 gennaio vennero portati sulla collina di Nishizaki, fuori città. Giacomo, come gli altri condannati, abbracciò la croce che gli era stata assegnata. Mentre era legato alla croce, poté scambiare qualche parola con suo padre, a cui consegnò il suo rosario. Fece anche mandare i propri saluti a padre Morejón, tramite un cristiano presente tra la folla. Suo padre non si allontanò finché il figlio non venne trafitto con le lance.
I ventisei martiri di Nagasaki furono beatificati il 3 luglio 1627 da papa Urbano VIII e canonizzati il 9 giugno 1862 dal Beato papa Pio IX. La loro memoria liturgica è stata fissata al 6 febbraio, perché il 5, giorno della loro nascita al Cielo, era già presente la memoria di sant’Agata.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-07-26

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