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Beato Filippo Siphong Onphitak Padre di famiglia e martire

16 dicembre

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Nong Seng, Thailandia, 30 settembre 1907 – Mukdahan, Thailandia, 16 dicembre 1940

Filippo Siphong Onphitak nacque a Nong Seng in Thailandia il 30 settembre 1907. Nel 1926 arrivò a Song Khon come maestro. Cinque anni dopo sposò Maria Thong, che gli diede cinque figli. Quando fu espulso il sacerdote della missione di Song Khon, Filippo fu nominato guida della comunità cristiana. Allo scatenarsi della persecuzione contro i cristiani, fu attirato con l’inganno vicino al fiume Tum Nok e quindi ucciso a colpi d’arma da fuoco il 16 dicembre 1940. Dieci giorni dopo subirono medesima sorte le religiose Agnese Phila e Lucia Khambang, la cuoca del loro convento, la trentanovenne nubile Agata Phutta e le adolescenti Cecilia Butsi, Viviana Hampai e Maria Phon, che vennero fucilate nel cimitero del villaggio di Song Khon. In seguito all’unificazione delle due cause, una per Filippo e una per le sei donne, san Giovanni Paolo II ha celebrato la loro beatificazione il 22 ottobre 1989. I resti mortali di tutti e sette sono venerati presso il Santuario di Nostra Signora dei Martiri della Thailandia a Song Khon.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Vicino alla città di Mukdahan in Thailandia, beato Filippo Siphong Onphitak, martire, che, padre di famiglia, dopo l’allontanamento del sacerdote dal villaggio di Song-Khon fu nominato capo della comunità cristiana e, alle prime avvisaglie della persecuzione contro i cristiani, fu condotto con l’inganno presso il fiume Tum Nok e fucilato.


Filippo Siphong Onphitak, figlio del signor Intong e della signora Pheng, nacque a Nong Seng, nella provincia di Nakhon Phanom in Thailandia, il 30 settembre 1907; fu battezzato nello stesso luogo.
Allievo della scuola parrocchiale di Nong Seng, al termine degli studi secondari fu inviato come maestro a Song Khon, dove giunse nel 1926. Cinque anni dopo sposò Maria Thong, che gli diede cinque figli. Poiché era un uomo molto buono, a Filippo fu affidato l’insegnamento del catechismo nella scuola parrocchiale.
Nell’agosto 1940 un gruppo di gendarmi raggiunse in barca attraverso il Mekong il villaggio di Song Khon. Dopo aver constatato che gli abitanti professavano una religione straniera, presero a far pressione affinché abiurassero.
Il 29 novembre, il sacerdote francese incaricato della missione nel villaggio fu espulso, ma grazie all’incoraggiamento del catechista Filippo e di due suore, Agnese Phila e Lucia Khambang, tutti i membri della comunità rimasero fermi nella fede. Filippo venne quindi soprannominato “grande albero”, perché aveva garantito la vita della Chiesa locale.
A metà di dicembre i soldati architettarono un inganno per uccidere Filippo. Gli scrissero una falsa lettera a nome della Sotto-Prefettura di Mukdahan, nella quale gli si chiedeva di recarsi immediatamente in quella città. Consapevole dei pericoli, ma anche dei suoi diritti di cittadino, Siphong decise di sottostare all’ordine ricevuto.
Il pomeriggio del 15 dicembre si avviò allora in bicicletta affiancato dai gendarmi Lu di Song Khon e No di Mukdahan. Sul far della sera del 16, il soldato Lu sparò due colpi di fucile su Siphong, che gridò con dolore: «Lu, perché fai questo? Perché mi uccidi?» e si fece il segno della croce. «Sei proprio sicuro che le formule magiche da pugile ti serviranno a qualche cosa?», lo schernì Lu colpendolo con un altro colpo letale al cuore. Filippo spirò immediatamente: era il primo cattolico di nazionalità thailandese a spargere il suo sangue per testimoniare la sua fede in Cristo.
I due gendarmi ordinarono poi agli abitanti di Phaluka di seppellirlo, coprendo la tomba di rovi affinché l’anima del defunto, secondo le credenze tradizionali, non potesse tormentare i vivi. Le sue spoglie mortali furono rinvenute solamente nel 1959 e traslate nel cimitero di Song Khon. In quello stesso luogo, dieci giorni dopo la sua uccisione, erano state fucilate suor Agnese, suor Lucia, la cuoca del loro convento, la trentanovenne Agata Phutta, e tre ragazze, Cecilia Butsi, Viviana Hampai e Maria Phon.
Il processo informativo per accertare il martirio di Filippo fu aperto il 4 luglio 1952 e concluso il 25 marzo 1955 presso la diocesi di Thare-Nongseng. Il 7 aprile 1978 si ebbe il decreto sugli scritti. Il 27 settembre 1985 la sua causa fu unificata con quella delle due religiose e delle loro compagne.
Il 27 febbraio 1986 fu emesso il decreto di convalida del processo informativo e dell’inchiesta diocesana. La “Positio super martyrio”, consegnata nel 1988, fu esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, che l’11 marzo 1988 diedero il proprio parere positivo, confermato, il 21 giugno successivo, dai cardinali e dai vescovi membri della stessa Congregazione.
Il 1° settembre 1988, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui Filippo, Agnese e compagne venivano ufficialmente riconosciuti come martiri. Lo stesso Pontefice li beatificò nella basilica di San Pietro a Roma il 22 ottobre 1989.
La memoria liturgica di tutti e sette fu fissata al 16 dicembre, ma il Martirologio Romano ricorda Filippo al 16 dicembre e le sei donne al 26 dicembre, giorni delle loro nascite al Cielo. I loro resti mortali sono venerati presso il Santuario di Nostra Signora dei Martiri della Thailandia a Song Khon.


Autore:
Don Fabio Arduino ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-11-26

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