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Beato Gregorio Lakota Vescovo e martire

5 novembre

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Holodivka, Ucraina, 31 gennaio 1883 – Abez, Siberia, Russia, 5 novembre 1950

Hryhorij Lakota nacque il 31 gennaio1883 nel villaggio di Holodivka, nella regione ucraina di Lemko. Studiò teologia a Lviv e fu ordinato prete nel 1908 nella città polacca di Przemysl. Conseguì poi a Vienna il dottorato in teologia nel 1911 e dopo due anni divenne profesore nel seminario greco-cattolico di Przemysl, del quale inseguito divenne rettore. Il 16 maggio 1926 ricevette l’ordinazione episcopale e fu nominato vescovo ausiliare di Przemysl degli Ucraini. Come recita il Martyrologium Romanum, in quel tempo “la sua patria era oppressa dai nemici della fede”, cioè nel caso concreto dal regime sovietico russo. Il 9 giugno 1946 fu dunque arrestato ed imprigionato presso Vorkuta, in Siberia. Qui affrontò per Cristo atroci sofferenze corporee, sino al 5 novembre 1950, giorno in cui morì martire nel gulag della vicina città di Abez. Hryhorij Lakota fu beatificato da Giovanni Paolo II il 27 giugno 2001, insieme con altre 24 vittime del regime sovietico di nazionalità ucraina.

Martirologio Romano: Nel campo di prigionia della città di Abez nella Siberia in Russia, beato Gregorio Lakota, vescovo di Przemysl e martire, che, durante l’oppressione della patria da parte dei persecutori della fede, vinse le sofferenze del corpo con una intrepida morte in nome di Cristo.


Il vescovo Grigorij nasce il 31 gennaio 1883 nel villaggio Golodivka, provincia di Leopoli. Frequenta la scuola elementare nella città di Komarno, prosegue gli studi al seminario di Leopoli e nel 1909 viene ordinato sacerdote nella città di Peremyšl’, dove riveste l’incarico di segretario del vescovo locale Konstantin Čechovič. Dal 1910 al 1913 studia a Vienna, dove ottiene il titolo di dottore in teologia. Dal 1914 insegna storia della Chiesa e diritto canonico nel seminario diocesano di Peremyšl’, dove il 16 gennaio 1918 sarà nominato rettore. Nel 1924 è nominato vicario generale della diocesi e il 16 maggio viene consacrato vescovo e nominato ausiliare della diocesi di Peremyšl’; contemporaneamente conserva l’incarico di vicario generale e presidente del tribunale diocesano.
Nel 1939 il vescovo Grigorij viene mandato dal vescovo ordinario nella città di Jaroslav, allora occupata dall’esercito tedesco; così tutta la parte occidentale della diocesi, fino a Cracovia, viene a trovarsi sotto la sua direzione. Nel 1941 il vescovo Grigorij ritorna a Peremyšl’. In quel periodo si acuisce la pressione sulla popolazione ucraina delle terre di confine per indurla ad espatriare verso Est. Le autorità polacche il 21 settembre 1945 arrestano il vescovo ordinario I. Kocilovskij, il vescovo ausiliare Grigorij Lakota e il lettore Vasilij Grinik. Vengono «convinti» a trasferirsi in URSS. Dopo due mesi di prigionia i tre sono consegnati nelle mani dell’NKVD, che il 16 gennaio 1946 fa passare loro il confine. Il 24 dello stesso mese i due vescovi vengono liberati e si permette loro di ritornare nella propria diocesi. Il secondo arresto del vescovo Grigorii avviene il 26 giugno 1946, dopo la celebrazione della Liturgia nella chiesa cattedrale: le truppe polacche, coadiuvate da ufficiali sovietici, circondano la cattedrale e il capo dell’amministrazione cittadina propone a tutti i rappresentanti del clero ucraino di trasferirsi liberamente in Unione Sovietica. Il clero unanime si rifiuta. Si concede un giorno di ripensamento e il secondo giorno tutto il clero viene condotto alla stazione ferroviaria e deportato.
Giunto in territorio sovietico, il vescovo Grigorij viene condannato senza processo a 10 anni di lager da scontarsi nei famigerati capi di Vorkuta, nel Nord della Russia (Repubblica dei Komi). Nel lager il vescovo si distingue per una grande umanità e umiltà. Cerca di assumersi i lavori più pesanti per alleggerire gli altri detenuti. Padre Pietro Leoni, gesuita italiano che trascorre 10 anni nei lager della Siberia, scrive nelle sue memorie: «Nel lager ho incontrato degli autentici angeli dal volto umano che nella loro vita rappresentavano i Cherubini in terra, glorificando Cristo. Fra questi c’è da annoverare il vescovo confessore della fede Grigorij Lakota, che dal 1948 al 1950 ha illuminato noi, prigionieri infiacchiti, con l’esempio delle virtù cristiane. Nel lager Vorkuta il vescovo Grigorij è un esempio straordinario di vita vissuta nella verità. Fra i detenuti lui, con la sua straordinaria santità, si guadagna il nome di «angelo in corpo umano». Tutti i sacerdoti che si trovano in quel lager al mattino presto celebrano segretamente la Messa su un comodino. Ogni giorno il clero detenuto nel lager si riunisce attorno al vescovo Lakota per conversare su temi religiosi.
Nel 1950 la salute del vescovo peggiora gravemente. Viene trasportato nel lager-ospedale di Abez’ sul lago Usa. Gli ultimi minuti della vita del vescovo Grigorij sono testimoniati dal detenuto Kaetanovič, Amministratore apostolico per gli armeni cattolici in Ucraina. Il vescovo Grigorij, gravemente ammalato, disteso a letto non fa che pregare, ma a tutti coloro che vengono a visitarlo dà la sua benedizione.
Il vescovo Grigorij Lakota muore in lager il 12 novembre 1950 e viene beatificato il 27 giugno 2001 in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II in Ucraina.


Fonte:
www.russiacristiana.org

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Aggiunto/modificato il 2020-05-11

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