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Beato Valentin Palencia Marquina Sacerdote e martire

15 gennaio

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Burgos, Spagna, 26 luglio 1871 Suances, Spagna, 15 gennaio 1937

Valentín Palencia Marquina, sacerdote della diocesi di Burgos, si dedicò ai bambini poveri e abbandonati sin da prima dell’ordinazione. Fondò quindi il Patronato di San Giuseppe, cui associò un laboratorio professionale, che guidò con metodi all’avanguardia allo scopo di formare uomini completi, orientati ad amare Dio. Pochi mesi dopo l’inizio della guerra civile spagnola, fu denunciato da un suo allievo. Dei sei giovani che furono chiamati a testimoniare, quattro vollero seguirlo fino alla fine: Donato Rodríguez García (25 anni), Germán García García (24), Zacarías Cuesta Campo (20) ed Emilio Huidobro Corrales (19). Tutti e cinque furono uccisi il 15 gennaio 1937 sul monte Tramalón, nei pressi di Suances, nella comunità autonoma della Cantabria. La causa di don Valentín e dei suoi quattro ragazzi si è svolta nella diocesi di Burgos dal 1996 al 1999. Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui sono stati riconosciuti come martiri il 30 settembre 2015. La loro beatificazione congiunta è stata fissata per il 23 aprile 2016 nella cattedrale di Burgos.



Nascita e primi sacramenti
Valentín Palencia Marquina nacque a Burgos in Spagna il 26 luglio 1871, figlio di Cipriano, di professione calzolaio, e Victoria, casalinga. Venne battezzato nella parrocchia di Santo Stefano il giorno dopo la nascita. Ricevette il sacramento della Confermazione nella chiesa di San Nicola il 9 novembre 1871. Fece il ministrante nella parrocchia-cattedrale di San Giacomo a Burgos.

Seminarista già appassionato ai bambini, poi sacerdote
A tredici anni intraprese gli studi di Umanità, Filosofia e Teologia nel Seminario di San Geronimo in qualità di esterno, a causa della scarsità di mezzi economici. Nei dieci anni successivi ottenne voti dapprima discreti, poi eccellenti. Il suo parroco lo descrisse come «giovane esemplare, affezionato alle cose della Chiesa, molto amante dei bambini, che cerca d’istruire ed educare cristianamente».
Il 1 febbraio 1896 cominciò il ministero sacerdotale nella parrocchia di Susinos del Páramo, dove rimase fino al 1898. Tornato a Burgos, prese a raccogliere bambini orfani, emarginati e invalidi. Per questo motivo il cardinal Gregorio María Aguirre lo nominò direttore, cappellano e docente del «Patronato di San Giuseppe per l’insegnamento e l’educazione dei bambini poveri», situato nell’attuale chiesa di Santo Stefano.

Il Patronato di San Giuseppe
Il Patronato arrivò a ospitare circa 110 ragazzi, di cui 40 interni e una sessantina esterni, che beneficiavano anche di una mensa invernale. Don Valentín sopportava orari di lavoro estenuanti confidando solo nella Provvidenza e nell’aiuto di san Giuseppe, tanto che, nei momenti di sconforto, veniva sorpreso a esclamare: «San Giuseppe non mi abbandona». Il suo modello era la Santa Famiglia di Nazareth, per cui offriva ai suoi ragazzi, specie a quelli realmente bisognosi, un ambiente di famiglia, dando loro non solo l’istruzione, ma una sincera dose di affetto.

Don Valentín come educatore
Il sogno di don Valentín era creare una vera e propria scuola professionale, ma dovette accontentarsi di un laboratorio. Il suo approccio educativo, basato sull’educazione nella responsabilità era improntato a numerose attività: disegno per maturare l’abilità manuale, musica per elevare lo spirito (con un coro e una banda) e teatro per educare a livello espressivo. Quando gli allievi diventavano maggiorenni, erano da lui aiutati a trovare un impiego. Badava che l’istruzione fosse gioiosa, per fare di quei ragazzi uomini veri, orientati all’amore di Dio.
Infine, dormiva a fianco dei bambini, si affiancava ai più piccoli insegnando loro a pregare, a studiare, a esercitarsi nelle attività materiali e, all’occorrenza, giocava con loro. I suoi allievi ricordano che, nonostante la sua statura imponente, era molto affabile, tanto da affermare che «era misericordia», cioè la misericordia fatta persona.
Nonostante le difficoltà materiali per la gestione della struttura, era estremamente generoso. Quando l’edificio del Patronato andò distrutto per un incendio, non si lasciò abbattere: nel giro di un anno, ricorrendo alle elemosine, riuscì a ricostruirlo.

Altri incarichi vissuti con umiltà
Tra i suoi altri incarichi ci furono quello di cappellano della cappella del Santo Ecce Homo e di Sant’Enrico nella cattedrale di Burgos, nonché di assistente spirituale della confraternita di Santa Lucia e di quella di San Giuseppe. Nel Patronato, inoltre, stabilì la confraternita della Sacra Famiglia.
Tuttavia, rifiutava onori e privilegi, come l’onorificenza della Croce di Beneficenza, ottenuta nel 1925 da parte del Governo spagnolo, oppure un altro distintivo che gli venne attribuito il 19 marzo 1927: era certo, infatti, che il merito fosse unicamente del Signore.

La prospettiva del martirio
L’occasione, tanto sospirata, di dare la vita per Lui, come aveva scritto nel suo testamento spirituale, si verificò nell’estate del 1936. Come faceva abitualmente, aveva portato un gruppo dei musicisti della banda e alcuni bambini, che altrimenti non avrebbero saputo dove andare, in vacanza al mare a Suances, nella comunità autonoma della Cantabria. La serenità di quel momento venne interrotta il 18 luglio, con la dichiarazione della guerra civile spagnola.
Poco più di un mese dopo, a partire cioè dalla festa dell’Assunzione, a don Valentín venne proibito di celebrare la Messa perché la chiesa del Patronato era stata trasformata in garage. Tuttavia, lui continuò a farlo in un angolo di casa sua, così da poter badare agli ammalati e portare la Comunione alle monache Trinitarie.

Ucciso con quattro dei suoi giovani
Poco tempo dopo, un suo allievo lo denunciò al Fronte Popolare di Torrevalega, semplicemente perché lui non gli aveva dato una moneta come mancia. Il fatto era però motivato dal comportamento indisciplinato del ragazzo, il quale colse l’occasione per denunciare che, nonostante la proibizione, lui aveva continuato a celebrare la Messa.
Sei giovani vennero chiamati a deporre, ma in quattro, i suoi più fedeli collaboratori, vollero accompagnarlo più da vicino. Erano Donato Rodríguez García, di 25 anni, nativo di Santa Olalla de Valdivielso, direttore della banda dell’istituto; Germán García García, ventiquattrenne di Villanueva de Argaño; Zacarías Cuesta Campo, di 20 anni, che veniva da Villasidro; Emilio Huidobro Corrales, che di anni ne aveva diciannove e proveniva da Villaescusa del Butrón. Furono uccisi con lui il 15 gennaio 1937 sul monte Tramalón, nei pressi di Suances.
Alcune donne che don Valentin aveva aiutato mediante elemosine vennero obbligate dal presidente del Fronte Popolare di Suances a pulire la casa dov’erano stati ospitati i bambini. Poco tempo dopo l’accaduto, il periodico di Burgos «El Castellano» riportò la testimonianza di una di loro, circa le ultime ore di don Valentín. Lo aveva visto consapevole che stava per essere ucciso, tuttavia, tranquillo e pieno di fede, confidò a lei e alle altre donne: «Ho sempre chiesto la grazia del martirio… Se mi uccideranno, quando arriverò in Cielo chiederò per qualcuna di voi questa grazia». Quando gli domandarono cos’avesse fatto col Santissimo Sacramento, rispose: «L’ho consumato, ma porto nel borsellino un’Ostia consacrata, per comunicarmi prima che mi uccidano».

Fama di santità e processo di beatificazione
L’impegno caritativo di don Valentín fu riconosciuto in maniera postuma dalla sua città d’origine, Burgos, che gli dedicò una strada. Quanto alla sua causa di beatificazione, fu accomunata a quella dei giovani che lo seguirono fino alla fine. Ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 21 agosto 1996, è stata aperta nella diocesi di Burgos il 30 settembre 1996 e conclusa il 18 marzo 1999; l’8 novembre dello stesso anno ha ottenuto la convalida. La “positio super martyrio” è stata consegnata a Roma nel 2003.
A seguito del congresso peculiare dei consultori teologi, l’8 novembre 2013, e della sessione dei cardinali e vescovi membri della Congregazione, papa Francesco ha firmato il 30 settembre 2015 il decreto che riconosceva ufficialmente il martirio di don Valentín e dei suoi quattro compagni. La loro beatificazione congiunta è stata fissata per il 23 aprile 2016 nella cattedrale di Burgos.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2016-04-22

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