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Beato Giovanni Wauthier Sacerdote e martire

16 dicembre

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Fourmies, Francia, 22 marzo 1926 Ban Na, Laos, 16 dicembre 1961

Il percorso di padre Jean Wauthier, Missionario Oblato di Maria Immacolata, è stato segnato dalla seconda guerra mondiale: divenne rifugiato e, per raggiungere il noviziato della congregazione dove aspirava ad entrare, dovette attraversare la Francia devastata dai bombardamenti. Dopo il servizio militare nell’Africa del Nord come allievo ufficiale paracadutista e aver professato i voti religiosi, fu ordinato sacerdote il 17 febbraio 1952. Raggiunse il Laos per servire i kmhmu’, un’etnia poverissima, che accompagnò personalmente da un rifugio all’altro negli anni della guerra e della guerriglia. Nel 1961 si trovò davanti al plotone d’esecuzione, ma si salvò all’ultimo minuto: i superiori, allora, l’inviarono per prudenza al Seminario minore di Paksane. La sua preoccupazione per le persone che aveva messo in salvo l’accompagnò mentre svolgeva con attenzione quel suo nuovo compito, che terminò nell’ottobre 1964. Per il suo impegno missionario, ma anche per essersi opposto alle discriminazioni dei suoi fedeli, venne ucciso nella notte del 16 dicembre 1967, durante un falso attacco della guerriglia. I suoi resti mortali riposano nel cimitero cattolico di Vientiane, nel Laos. È stato beatificato l’11 dicembre 2016 a Vientiane, insieme ad altri quindici tra sacerdoti e laici.



Infanzia e prima formazione
Jean Wauthier nacque il 22 marzo a Fourmies, cittadina del nord della Francia, nella diocesi di Cambrai; fu battezzato tre giorni dopo la nascita, nella chiesa parrocchiale del luogo. Nel 1940, insieme alla sua famiglia, emigrò dall’altra parte della Francia, a Sainte-Livrade, per sfuggire all’avanzata dell’esercito tedesco.
Dopo due anni nel Seminario minore di Solesmes e alcuni mesi al Collège Saint-Pierre di Fourmies, terminò gli studi secondari nel Seminario minore della diocesi di Agen, dedicato alla Madonna del Buon Incontro; vi studiò dal gennaio 1941 al giugno 1944.

Tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata
Nel novembre 1944 fu ammesso al noviziato dei Missionari Oblati di Maria Immacolata a Pontmain: professò i primi voti religiosi un anno dopo, nella solennità di tutti i Santi. Dopo due anni di studi filosofici, prima a La Brosse-Montceaux, poi nell’abbazia di Solignac, ricevette la chiamata alle armi. Dotato di un fisico prestante e di un carattere integerrimo, scelse il corpo dei paracadutisti.
Rientrato allo scolasticato di Solignac, affrontò i quattro anni di Teologia impegnandosi anche nei lavori manuali, necessari per il restauro dell’antica abbazia. In quel luogo, l’8 dicembre 1949, pronunciò la sua oblazione perpetua, ossia i voti definitivi, e il 17 febbraio 1952 fu ordinato sacerdote, proprio nella chiesa abbaziale.

La scelta della missione in Laos
Due mesi dopo, come d’uso tra i Missionari Oblati, scrisse al Superiore generale per manifestargli la richiesta di essere inviato in missione. Ecco la sua scelta: «Ho sempre aspirato dall’infanzia alla vita missionaria. È per quello che sono entrato nella Congregazione, è in questo solo scopo che ho trascorso i miei anni di Scolasticato. Tra le numerose missioni oblate che potevo ammirare, sin dal noviziato mi sono sentito preso dal desiderio di andare a portare il Vangelo in territorio laotiano. Da allora non ho più cambiato idea. Il mio direttore spirituale non ha mai ostacolato queste aspirazioni; mi ha sempre incoraggiato, sforzandosi di farle diventare sempre più spirituali.
Ecco perché, Reverendissimo Padre, vi domando d’inviarmi in Laos. […] Penso di avere le attitudini fisiche necessarie. Dato che sopporto bene il freddo, ho potuto constatare durante il mio servizio militare nel Marocco del Sud che il caldo non mi causava alcun problema. Non sono mai stato malato durante lo Scolasticato. Infine, i lavori manuali, a volte faticosi, di questi ultimi anni e il mio servizio militare trai paracadutisti sembrano mostrare che possiedo una buona resistenza fisica. Sia quel che sia, sono pronto ad accettare qualsiasi campo di apostolato. In questa prima Obbedienza non voglio vedere altro che la volontà di Dio, che mi manda nel miglior luogo dove potrò più facilmente santificare gli altri e salire io stesso, con l’aiuto della Santa Vergine, di San Giuseppe, del nostro Venerato Fondatore, “usque ad apicem perfectionis [al culmine della perfezione]!”».

Al servizio dei poveri kmhmu’
Fu dunque con gran gioia che padre Jean ricevette, sul finire dell’anno scolastico, l’assegnazione alla missione del Laos. Vi giunse il 26 ottobre 1952 e si diede subito al servizio delle popolazioni di etnia kmhmu’ che risiedevano nel nord del Paese; molto povere, erano costrette a frequenti spostamenti negli anni della guerra.
Convinse gli abitanti del villaggio di Nam Mon, dov’erano stati battezzati, a trasferirsi a Khang Si, nei pressi di una risaia inondata. Per migliorare l’irrigazione, ideò personalmente un sistema a base di canne di bambù, che tuttavia non durò molto: nel 1961 l’intero villaggio dovette emigrare dapprima a Ban Na, poi a Hin Tang, nel territorio della Piana delle Giare.

Nel Seminario minore di Paksane
Nello stesso anno, il missionario si trovò davanti al plotone d’esecuzione, ma si salvò all’ultimo minuto: i superiori, allora, l’inviarono per prudenza al Seminario minore di Paksane. Vi prestò servizio per due anni, dall’ottobre 1961 al dicembre 1963, rendendosi disponibile per qualsiasi lavoro, fosse insegnare, dedicarsi allo sport o alla musica.
Ogni sabato usciva dal Seminario per celebrare la Messa domenicale nei villaggi dei dintorni, ma aspirava a ritrovare il prima possibile i suoi fedeli dei villaggi di montagna.

Di nuovo fra i kmhmu’
Nel dicembre 1963 si riunì alla squadra di apostolato presso i kmhmu’. Da allora fece la spola tra Vientiane, dove si occupava della formazione dei catechisti che sarebbero poi stati inviati nei villaggi, e le zone di montagna, caratterizzate dalla miseria, dalla carestia, dagli attacchi militari e dalla penuria di medicine.
Padre Jean si accorse presto che i suoi fedeli erano discriminati nella ripartizione degli aiuti umanitari e cercò di farlo presente alle autorità militari, appartenenti a un’altra etnia, che si erano riservate la parte maggiore del riso inviato unicamente per darlo da mangiare ai maiali. Dopo un ulteriore spostamento del villaggio, ai kmhmu’ arrivarono razioni di riso solo per loro, ma questo irritò i militari.

L’ultimo atto di fedeltà
La sera del 16 dicembre 1967, padre Jean era nel piccolo villaggio di Ban Na, evangelizzato da circa tre anni, vicino al quale si trovava una piccola stazione militare. Gli occupanti, per eliminarlo, simularono un attacco da parte dei guerriglieri. Il missionario si alzò immediatamente, prese il suo zaino già pronto e scappò, insieme a due bambini che abitavano con lui e con due o tre catecumeni. Li mise al riparo nei pressi di un ruscello che scorreva a valle del villaggio e li rassicurò, invitandoli a pregare.
Fece qualche passo per osservare la situazione e recitare il Rosario, quando esplose un colpo d’arma da fuoco. Ferito gravemente al collo, si rivolse ai suoi aggressori, nascosti nella foresta: «Perché sparate su di me? Fermatevi! Mi fa molto male». «Smetti di parlare!», gli fu risposto, mentre gli spari riprendevano. Cadde a terra, colpito da tre proiettili in pieno petto, mentre i bambini fuggirono spaventati.
Il suo corpo venne recuperato e seppellito a Vientiane, nel cimitero cattolico della città, dove riposa tuttora.

La causa di beatificazione
I motivi della sua uccisione risiedevano palesemente nel tentativo di operare la giustizia nei confronti dei suoi kmhmu’, oppressi e perseguitati. Per questo motivo, padre Jean Wauthier è stato inserito in un elenco di quindici tra sacerdoti, diocesani e missionari, e laici, uccisi tra Laos e Vietnam negli anni 1954-1970 e capeggiati dal sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên.
La fase diocesana del loro processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 18 gennaio 2008, si è svolta a Nantes (di cui era originario un altro dei potenziali martiri, padre Jean-Baptiste Malo) dal 10 giugno 2008 al 27 febbraio 2010, supportata da una commissione storica.
A partire dalla fase romana, ovvero dal 13 ottobre 2012, la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso che la loro “Positio super martyrio”, consegnata nel 2014, venisse coordinata, poi studiata, congiuntamente a quella di padre Mario Borzaga, suo confratello dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, e del catechista Paul Thoj Xyooj (la cui fase diocesana si era svolta a Trento).

L’accertamento del martirio e la beatificazione
Il 27 novembre 2014 la riunione dei consultori teologi si è quindi pronunciata favorevolmente circa il martirio di tutti e diciassette. Questo parere positivo è stato confermato il 2 giugno 2015 dal congresso dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, ma solo per Joseph Thao Tiên e i suoi quattordici compagni: padre Borzaga e il catechista, infatti, avevano già ottenuto la promulgazione del decreto sul martirio il 5 maggio 2015. Esattamente un mese dopo, il 5 giugno, papa Francesco autorizzava anche quello per gli altri quindici.
La beatificazione congiunta dei diciassette martiri, dopo accaniti dibattiti, è stata infine fissata a domenica 11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos. A presiederla, come inviato del Santo Padre, il cardinal Orlando Quevedo, arcivescovo di Cotabato nelle Filippine e Missionario Oblato di Maria Immacolata. La memoria liturgica di tutto il gruppo cade il 16 dicembre, anniversario del martirio di padre Jean Wauthier.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-01-11

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