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Beato Teodoro (Cirilo) Illera del Olmo Sacerdote e martire

27 luglio

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Las Quintanillas, Spagna, 29 marzo 1883 – Pallejà, Spagna, 27 luglio 1936

Cirilo Illera del Olmo nacque il 29 marzo 1883 a Las Quintanillas, presso Burgos. Visse con uno zio sacerdote, vicino al quale orientò i propri passi verso la vita religiosa. Arrivato a Barcellona, professò nella Congregazione di San Pietro in Vincoli nel 1901, col nome di fratel Teodoro. Dopo i suoi studi di Magistero, Filosofia e Teologia, fu ordinato sacerdote a Burgos nel 1914. Esercitò il sacerdozio e svolse le funzioni di educatore e superiore locale. Nel 1931 fu eletto consigliere generale. Di lui si conserva, presso la Segreteria Generale della sua congregazione, abbondante corrispondenza derivata dai suoi incarichi. Nel 1936 era superiore della casa di Sant Feliu de Llobregat, presso Barcellona. Fedele fino al fine nel compimento dei suoi obblighi, fu catturato perché tornò a Sant Feliu per assistere i ragazzi della scuola annessa alla casa dei religiosi. Venne quindi incarcerato e fucilato, insieme a quattro confratelli, alle tre di notte del 27 luglio 1936, nel vicino paese di Pallejà. Padre Teodoro è stato messo a capo di un gruppo di sedici martiri, in gran parte suoi confratelli, con i quali è stato beatificato il 10 novembre 2018 a Barcellona, sotto il pontificato di papa Francesco.



Cirilo Illera del Olmo nacque il 29 marzo 1883 a Las Quintanillas, presso Burgos. Visse con uno zio sacerdote, vicino al quale orientò i propri passi verso la vita religiosa.
Arrivato a Barcellona, professò nella Congregazione di San Pietro in Vincoli nel 1901, col nome di fratel Teodoro. Dopo i suoi studi di Magistero, Filosofia e Teologia, fu ordinato sacerdote a Burgos nel 1914.
Esercitò il sacerdozio e svolse le funzioni di educatore e superiore locale. Nel 1931 fu eletto consigliere generale. Di lui si conserva, presso la Segreteria Generale della sua congregazione, abbondante corrispondenza derivata dai suoi incarichi.
Nel 1936 era superiore della casa di Sant Feliu de Llobregat, presso Barcellona. Allo scoppio della guerra civile spagnola, le nuove autorità civili gli vennero a dire che a lui e confratelli non sarebbe stato fatto nulla di male, per via del loro operare a favore dei ragazzi orfani oppure che avevano bisogno di essere reinseriti dopo un periodo in carcere.
Tuttavia, nella notte, padre Teodoro vide che le chiese di Barcellona, non tanto lontana, erano state date alle fiamme. Ordinò quindi che la comunità si riunisse, che venissero consumate tutte le particole del Tabernacolo per evitare profanazioni e che ogni membro si disponesse a offrire la propria vita.
Di lì a poco, fu chiamato a comparire davanti al Comitato rivoluzionario, che aveva preso il potere. Fu accusato di maltrattare i bambini tirando loro i capelli. Con tutta tranquillità, rispose che era impossibile: appena arrivavano, per motivi d’igiene, venivano rasati a zero. Venne quindi rimesso in libertà.
Il 22 luglio, travestito da contadino, prese delle provviste e si diresse verso le montagne, per andare ad aiutare i confratelli della casa di Barcellona, l’Asilo Durán. Appena arrivato, vide che la struttura era stata occupata dai miliziani, per cui si recò a casa di suo fratello Vicente. Lui insistette affinché si fermasse: a Barcellona non lo conosceva nessuno, mentre a Sant Feliu poteva essere in pericolo.
Sua nipote ha raccontato che rispose che il suo posto era accanto ai confratelli, qualsiasi cosa succedesse. Il fratello gli disse: «Teodoro, almeno togliti la medaglia che porti al collo, perché se la vedono ti uccidono». «No», replicò, «così sapranno che sono cristiano, e se mi uccidono in montagna, non voglio morire come un cane».
Il 26 luglio tornò a Sant Feliu, ma alcuni vicini l’avvisarono di non andare alla scuola, perché era stata occupata dai miliziani. Di rimando, affermò di dover badare ai bambini. Venne riconosciuto e condotto in carcere, dove incontrò altri cinque religiosi della stessa comunità.
Due di essi, fratel Ángel de la Iglesia Ocina e fratel Faustino, i più giovani, vennero liberati grazie al signor Gregorio Díez Blanco. L’uomo, che ospitava altri religiosi della medesima Congregazione in casa propria, riuscì a convincere i carcerieri che quei due non erano preti, ma semplici studenti.
A mezzanotte del 26 luglio, alcuni miliziani del Comitato rivoluzionario di Molins del Rey, indirizzati dal loro responsabile Manuel Marín, arrivarono al carcere e ordinarono alle guardie di consegnare loro i prigionieri.
Vennero fatti salire su un camion, che attraversò la cittadina di Pallejà e si fermò in un punto sulla riva del fiume Llobregat, detto “Roccia del Drago” (“la Roca del Drac”). Se avessero rinnegato la fede, sarebbero stati liberati, ma padre Teodoro per primo gridò: «Viva Cristo Re!». Fu seguito dagli altri, mentre le loro voci venivano spezzate dal fuoco del plotone di esecuzione. Erano le tre di notte del 27 luglio 1936.
Qualche tempo dopo, altri tre religiosi della Congregazione di San Pietro in Vincoli vennero uccisi. Tra di essi c’era fratel Ángel de la Iglesia Ocina, che aveva trovato rifugio in casa di Gregorio Díez Blanco e della sorella di lui, Camila. Anche loro, insieme a Eliseo Moradillo García, l’uomo di fiducia dei religiosi, vennero catturati e fucilati.
Padre Teodoro è stato scelto per capeggiare un gruppo di tredici potenziali martiri, dei quali facevano parte lui e i suoi otto confratelli, ma anche tre Suore Cappuccine della Madre del Divin Pastore e una Suora Francescana dei Sacri Cuori.
Il nulla osta per l’avvio della causa rimonta all’8 marzo 2006. Il 26 ottobre dello stesso anno è stato emesso il nulla osta anche per i tre laici che avevano ospitato e aiutato alcuni religiosi della Congregazione di San Pietro in Vincoli, che sono stati quindi inclusi nella causa.
Il processo diocesano per padre Teodoro Illera del Olmo e quindici compagni, dunque, è stato aperto a Barcellona il 25 gennaio 2007 e concluso il 26 novembre 2010. Il decreto di convalida degli atti dell’inchiesta porta la data del 27 giugno 2012.
La “Positio super martyrio”, trasmessa nel 2016, è stata quindi esaminata dai Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, poi dai cardinali e dai vescovi membri della stessa Congregazione.
Il 18 dicembre 2017, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i sedici Servi di Dio potevano essere dichiarati martiri.
La loro beatificazione è stata celebrata il 10 novembre 2018 nella basilica della Sagrada Família a Barcellona, dal cardinal Giovanni Angelo Becciu, successore del cardinal Amato come Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in qualità di delegato del Santo Padre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2018-11-08

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