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Beato Domenico Maria Zawrel Sacerdote cistercense, martire

13 maggio

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Chodov, Repubblica Ceca, 1725 - Casamari, Frosinone, 13 maggio 1799

Nacque nel 1725 a Chodov (o Codovio), nell’attuale Repubblica Ceca. Inizialmente religioso domenicano della Congregazione di Santa Sabina di Praga col nome di padre Crisostomo, nel maggio 1776 arrivò in Italia, all’abbazia cistercense di Casamari. Il mese seguente ricevette l’abito di novizio e divenne padre Domenico Maria; professò i voti solenni l’anno dopo. Diventato maestro dei novizi, fu apprezzato per la sua saggezza e per la sua vita di preghiera. Il 13 maggio 1799 venti soldati irruppero nell’abbazia e, nonostante fossero stati rifocillati dal priore, si diedero al saccheggio. Padre Domenico e i confratelli fra Albertino e fra Dosideo raccolsero le Ostie consacrate, sparse sul pavimento della chiesa e della cappella dell’infermeria, quindi iniziarono l’Adorazione Eucaristica per riparare al sacrilegio. Furono però sorpresi da tre soldati che gettarono per terra le particole, uccisero con due colpi di sciabola fra Albertino, ferirono gravemente fra Dosideo e infine lasciarono morto anche padre Domenico, che spirò in quello stesso luogo pronunciando i nomi di Gesù e di Maria. Altri tre monaci dell’abbazia di Casamari vennero uccisi durante quella stessa notte. Il priore morì il mattino seguente, mentre fra Zosimo Brambat, che si era nascosto, morì tre giorni dopo l’assalto, a causa delle ferite riportate. Furono beatificati il 17 aprile 2021, sotto il pontificato di papa Francesco, nella chiesa dell’abbazia di Casamari, dove dal 1951 sono venerate le loro spoglie mortali. La loro memoria liturgica cade invece il 16 maggio, giorno della nascita al Cielo di fra Zosimo.



Da Praga a Casamari
Nacque nel 1725 a Chodov (o Codovio), oggi sobborgo della città di Praga, nella Repubblica Ceca. Fu inizialmente religioso domenicano della Congregazione di Santa Sabina di Praga, col nome di padre Crisostomo.
Venne all’abbazia cistercense di Casamari, in Italia, nel maggio 1776, accolto dall’abate padre Isidoro Maria Ballandani. Il mese seguente ricevette l’abito di novizio e cambiò nome in padre Domenico Maria. L’anno dopo professò i voti solenni.

Difensore della Stretta Osservanza cistercense
L’abbazia di Casamari, pur appartenendo alla provincia romana della Congregazione di San Bernardo in Italia, dell'Ordine Cistercense (della Comune Osservanza), dal 1717 seguiva gli Usi della Stretta Osservanza, nata in Francia nel monastero della Trappa (da cui il nome di Trappisti ai monaci che la seguono tuttora).
Molto probabilmente, padre Domenico arrivò là perché era l’unico monastero in cui si seguiva la Stretta Osservanza al di fuori della Francia, dove però la Rivoluzione aveva soppresso le comunità monastiche. In effetti, quando l’abate Ballandani morì e alcuni monaci volevano tornare agli Usi della Comune Osservanza, lui si oppose.
In generale, era apprezzato per la sua saggezza e per la sua vita di preghiera, tanto che ebbe la carica di maestro dei novizi.

Il saccheggio dell’abbazia di Casamari
Nel 1799, le notizie dei saccheggi e delle violenze portate avanti da un drappello dell’esercito francese, in rotta da Napoli dopo la fine dell’esperienza della Repubblica Partenopea, arrivarono anche a Casamari. L’abate, padre Romualdo Pirelli, fuggì a Palermo; la responsabilità della comunità, quindi, passò a padre Simeone Maria Cardon, il priore conventuale.
Alle otto di sera del 13 maggio 1799, mentre la comunità si accingeva al canto della Compieta, che precedeva il grande silenzio della notte del monastero, un gruppo di una ventina di soldati francesi sbandati irruppe all’interno dell’abbazia. Il priore li accolse e distribuì loro cibo e bevande. Tuttavia, non appena si furono rifocillati, partirono alla ricerca di oggetti preziosi, anche commettendo veri e propri sacrilegi.

Il martirio di padre Domenico e di altri cinque monaci
Mentre la maggior parte dei monaci fuggiva spaventata, padre Domenico Maria raccolse per due volte le sacre specie sparse sul pavimento, prima nella chiesa, poi nella cappella dell’infermeria, dove rimase in adorazione con due altri confratelli, fra Albertino e fra Dosideo.
I monaci furono sorpresi da tre soldati, che gettarono per terra le particole. Quindi uccisero con due colpi di sciabola fra Albertino e ferirono gravemente fra Dosideo, che si finse morto, quindi poté raccontare l’accaduto.
Secondo un testimone oculare, probabilmente lo stesso religioso sopravvissuto, «infine lasciarono morto ai loro piedi anche il padre Domenico, dopo avergli tirati più colpi di spada sul capo ed in altre parti del corpo; subito spirò nella medesima cappella dicendo: “Jesus Maria”».
Durante la notte del 13 maggio vennero uccisi anche fra Modesto Maria Burgen e fra Maturino Maria Pitri. Invece il priore, padre Simeone Maria Cardon, si spense verso le sette del mattino del 14. Un altro monaco, fra Zosimo Maria Brambat, si era nascosto; morì tre giorni dopo, il 16, a causa delle ferite riportate, mentre cercava di andare nel vicino paese di Boville Ernica per ricevere l’Unzione degli Infermi.

Fama di santità e di martirio
I corpi dei sei monaci, da subito considerati martiri, furono sepolti nel cimitero monastico dai confratelli, ritornati dopo il gran pericolo, in modo da essere facilmente riconosciuti. Nel 1859 furono traslati nella chiesa abbaziale, precisamente nella navata sinistra. Nel 1951 le spoglie vennero collocate nella parte opposta, ossia nella navata destra, verso il portale d’ingresso.
La loro fama di santità e di martirio non venne meno nel corso dei secoli. Subito dopo l’accaduto, i fedeli della zona avevano cominciato a venire a pregare sulle loro tombe e a domandare grazie per loro intercessione.
Venne anche realizzata una serie di dipinti, opera di Mario Barberis, custodita nel Museo dell’Abbazia. Padre Domenico è ritratto in due di essi: in uno cerca di raccogliere le Ostie dal pavimento della chiesa abbaziale; in un altro si trova nella cappella dell’infermeria, atterrito dalle sciabole dei soldati, con fra Albertino morto ai suoi piedi.

La fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione
Il 27 giugno 2013 il postulatore generale dell’Ordine Cistercense, padre Pierdomenico Volpi, chiese a monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, d’introdurre la loro causa di beatificazione e canonizzazione, per verificarne l’effettivo martirio in odio alla fede.
Il vescovo, chiesto il parere della Conferenza Episcopale Laziale ed avuto parere positivo, il 6 dicembre 2014 diede inizio al processo diocesano, concluso il 25 febbraio 2016, dopo dodici sessioni; il nulla osta dalla Santa Sede era stato emesso nel 2015. Gli atti del processo diocesano vennero inviati alla Congregazione delle Cause dei Santi, ottenendo il decreto di convalida.

Il riconoscimento del martirio e la beatificazione
La “Positio super martyrio” venne consegnata nel 2018. I Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, seguiti dai cardinali e dai vescovi membri della stessa Congregazione, si pronunciarono a favore del martirio dei monaci.
Il 26 maggio 2020, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio di padre Domenico e compagni.
La loro beatificazione venne celebrata il 17 aprile 2021 nella chiesa dell’abbazia di Casamari, col rito presieduto dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre. La loro memoria liturgica cade invece il 16 maggio, giorno della nascita al Cielo di fra Zosimo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2021-04-11

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