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Santi Giorgio, martire e Adalberto di Praga, Vescovo e martire

Festa: 23 aprile - Memoria Facoltativa

Il 23 di aprile la Chiesa ricorda la memoria liturgica di due santi: San Giorgio, martire, e Sant'Adalberto di Praga, vescovo e martire.
San Giorgio, venerato dal IV secolo, è celebre per la leggenda del cavaliere che uccide il drago, simbolo della fede che vince il male. Patrono di molti luoghi e categorie di persone.
Sant'Adalberto, boemo cresimato a Magdeburgo, divenne arcivescovo a 27 anni. Dopo fallimenti nell'evangelizzazione a Praga, si ritirò a Roma ma fu rimandato indietro. Nel 997 morì martire in Prussia mentre diffondeva il Vangelo.

Etimologia: Giorgio = che lavora la terra, dal greco. Adalberto = di illustre nobiltà, dal tedesco


Il 23 di aprile la Chiesa ricorda la memoria liturgica di due santi:

> 26860 - San GIORGIO, Martire di Lydda - Memoria Facoltativa
Cappadocia sec. III - † Lydda (Palestina), 303 ca.

> 50550 - Sant'ADALBERTO DI PRAGA, Vescovo e martire - Memoria Facoltativa
Libice, attuale Repubblica Ceca, ca. 956 - Tenkitten, Prussia, 23 aprile 997

San Giorgio, martire cristiano del IV secolo, riposa a Lod in Israele ed è venerato universalmente. La leggenda lo celebra come un cavaliere coraggioso che affronta un drago, simbolo della lotta tra fede e male. Il suo culto si diffuse enormemente, con chiese dedicate a lui in tutto il mondo e numerosi luoghi che lo proclamarono patrono. La sua memoria liturgica si celebra il 23 aprile nei riti romano, ambrosiano, siro e bizantino, confermando la sua importanza nella devozione cristiana.

Sant'Adalberto di Praga, originario della Boemia e battezzato col nome slavo Voytèch, cambiò il suo nome dopo essere stato cresimato dall'arcivescovo Adalberto a Magdeburgo. A soli 27 anni divenne arcivescovo di Praga, ma la sua missione di evangelizzazione fallì in quella terra ancora pagana. Nel 988 lasciò Praga per Roma, dove abbracciò la vita monastica benedettina. Tuttavia, papa Giovanni XV lo rispedì a Praga, dove incontrò nuovamente ostilità. Dopo un massacro di suoi congiunti in Boemia, trovò rifugio nel suo monastero sull'Aventino, visitato anche dall'imperatore Ottone III. Spinto da Gregorio V, tentò ancora di tornare a Praga, ma il duca di Boemia glielo impedì. Si diresse quindi in Prussia come missionario, accompagnato da una scorta inviata dal re di Polonia Boleslao. Proseguì però inerme fino a Danzica, dove lui e i suoi compagni furono trucidati nella primavera del 997.

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Aggiunto/modificato il 2008-04-16

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